venerdì 22 marzo 2019

attività a Baggio


Obbiettivi raggiunti, ma che fatica……
Nel lontano 2010, predisposi una raccolta di firme che furono presentate all’allora Sindaco Letizia Moratti per sensibilizzare l’amministrazione comunale al tema della pericolosità di un attraversamento stradale tra la via delle Forze Armate all’incrocio tra le vie Valdagno ed Osteno. Quel tratto di strada, infatti, era un pericolo per automobilisti e pedoni e con la petizione si chiedeva di intervenire per mettere in sicurezza quel tratto di strada facendo rallentare la velocità e consentendo ai pedoni un attraversamento sicuro. Nella consigliatura successiva l’allora Consiglio di Zona 7 proseguì nell’opera con una delibera ad hoc sul tema e con questa consigliatura l’amministrazione comunale ha provveduto a fare finalmente partire i lavori per la messa in opera di uno spartitraffico (e relative modifiche a marciapiedi) che rendano possibile il rallentamento dei veicoli in entrambi i sensi di marcia ed un attraversamento più sicuro da parte dei pedoni. Troppi gli incidenti ed i feriti in quel tratto di strada per continuare ad “accettare” la situazione. Così, dopo quasi nove anni dall’inizio della “battaglia” il risultato è sotto gli occhi di tutti ed entro la fine di Marzo l’opera sarà terminata ed il cantiere smantellato. E tutti ci auguriamo che, finalmente, la situazione di pericolo si sia finalmente ridotta (sempre sperando del buon senso e nella prudenza degli automobilisti…).
Un altro tema su cui da anni ho tallonato l’amministrazione comunale e che, anche in questo caso, si deve dire “finalmente” è quello relativa al portale posto all’ingresso di via Cancano al fine di evitare il passaggio e lo stazionamento dei camper dei nomadi o dei furgoni di varia natura e proprietà. Anche in questo caso le richieste arrivano da lontano, dalla scorsa consigliatura e per almeno quattro anni ho sollecitato chi di dovere ad operare per la messa in opera del portale che evitasse l’ingresso nel parcheggio dei mezzi di cui sopra. Questo richiesta era ovviamente per evitare assembramenti di persone all’ingresso del parco con tutto quello che ne comportava (e ne ha comportato) in termini di igiene pubblica. Infatti dopo il loro passaggio, ed a seguito degli innumerevoli e costanti allontanamenti, ciò che rimaneva sul terreno era una situazione indecente in termini di pulizia (sporcizia dappertutto) e decoro civico (deiezioni e quant’altro immaginabile). Questa situazione, in particolare nel periodo estivo, era intollerabile in quanto portatrice di odori nauseabondi oltre che di una pessima immagine del più importante e frequentato punto di accesso al parco delle Cave. Purtroppo il menefreghismo e, talvolta, la pervicace intolleranza al vivere civile ed al rispetto delle regole da parte dei “camperisti” aveva reso la situazione intollerabile e, pure se con ritardo, alla fine la soluzione è stata messa in campo. Ovviamente è solo un’area messa in sicurezza, una delle tante battute e fruite dai “camperisti” ma è pur sempre un segnale e si vigilerà per evitare che altri siano i luoghi di approdo dei camper. Al momento anche l’area di via degli Ulivi è stata messa in sicurezza così come sono stati posti i relativi divieti di sosta per i camper in via Bagarotti, altro luogo delicato per la sosta (con relativo deposito di pattume sempre prontamente raccolto da AMSA ma pagato da tutti i cittadini). Ora è allo studio una modifica del Regolamento di Polizia Urbana che, ci auguriamo, possa trovare la situazione amministrativa e giuridica al problema che ben tutti conosciamo. 
Ormai ci siamo…anche in questo caso il tempo è stato lungo, molto, troppo lungo ma l’inaugurazione della “nuova” Via Turbigo è vicina…Risale infatti all’Aprile del 2012 la delibera del Direttivo del Parco Agricolo Sud Milano (di cui sono componente come Vice Presidente) che rendeva possibile l’utilizzo di una porzione di parco per la finalità di allargare la via Turbigo al fine di renderla più sicura alla circolazione visto che all’interno del Borgo di Figino era in corso di insediamento l’intervento di housing sociale del Borgo sostenibile. Il progetto era abbastanza semplice: allargare la strada e metterla in sicurezza ma, in corso d’opera del progetto alcuni uffici comunali preposti e Metropolitana Milanese, ente preposto alla gestione delle acque, anche quelle meteoriche, hanno avuto differenti valutazioni circa la modalità del deflusso e scarico delle acque meteoriche al di sotto del piano stradale. La discussione tecnica, se così la possiamo chiamare è durata anche fin troppo tanto che i cittadini di Figino, in particolare coloro che fanno parte del locale comitato di cittadini, hanno più volte manifestato il loro disappunto rispetto ad una lentezza operativa per certi versi inspiegabile. Ma alla fine i lavori sono partiti ed ora, oggettivamente, ci si ritrova di fronte ad una situazione di evidente miglioramento viario che mette in sicurezza gli automobilisti e chiunque si trovi a passare per questo tratto di strada che, ricordiamo, è stato riqualificato dall’operatore immobiliare, InvestiRe, che ha condotto l’intervento edilizio con Fondazione Housing Sociale. Ora, per mettere la ciliegina sulla torta, oltre che provvedere all’inaugurazione, si dovrà mettere in sicurezza anche il tratto che, dopo la curva, porta in Via Zanzottera. In quell’ambito, infatti, è necessario prevedere un rallentatore di velocità (castellana…?) al fine di mettere in sicurezza il passaggio dei pedoni, in particolare di coloro che frequentano il il cine teatro parrocchiale ed il vicino campo sportivo. Ci auguriamo che il settore preposto possa provvedere in tempi brevi al fine di rendere compiuta l’opera di messa in sicurezza di tutto il comparto stradale interessato. Sempre in merito al Borgo di Figino si segnala che il Comune e InvestiRe hanno sottoscritto un accordo per rendere possibile l’utilizzo della piazza del Borgo sostenibile per due sabati al mese dove, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, si proporrà un mercato di prodotti alimentari e casalinghi vari. A breve partirà il bando rivolto agli ambulanti che, ci auguriamo, possa trovare operatori interessati al riguardo.         
     
Per ultimo un breve cenno su un tema che sta molto a cuore a chi scrive e che, anni fa, aveva quasi centrato l’obbiettivo…Il tema è quello inerente la struttura dell’Istituto Marchiondi che tutti a Baggio ben conosciamo. Acquisito dal Comune nel 1985 e più volte “offerto” a differenti realtà affinchè ne utilizzassero gli spazi (10 mila mq. di superficie coperta e 12 mila a prato) in maniera proficua riqualificando la struttura ed il suo contorno. Il progetto portato avanti con il Politecnico e con realtà del privato sociale aveva trovato la soluzione (ed i quattrini necessari per la riqualificazione e le nuove funzioni del luogo) per il futuro di quello spazio emblematico per la storia di Baggio e per l’architettura. Purtroppo l’occupazione persistente ed invasiva di quel luogo nel periodo 2007-2010 rese più oneroso, rispetto a quanto preventivato, l’intervento di riqualificazione complessiva tanto da portare da 18 milioni a circa 24 milioni il costo previsto per la realizzazione di quanto previsto e per tale ragione il Politecnico, che aveva la quota preponderante di lavori (e successivo utilizzo degli spazi) pensò bene di lasciare e, dal 2012, nonostante interlocuzioni con altri potenziali utilizzatori degli spazi, nulla si è, ad oggi, concretizzato. Uno degli ostacoli per l’utilizzo del bene è il vincolo architettonico posto dai beni culturali alla cui Soprintendenza ho chiesto la possibilità di cancellare il vincolo urbanistico monumentale che grava sull’immobile al fine di poterlo demolire per poter, così, utilizzare l’area e le volumetrie per altri funzioni. Ipotesi ventilata, a suo tempo, anche dall’allora Assessore alla cultura, della Giunta Moratti, Vittorio Sgarbi. “Purtroppo” la Soprintendenza ha risposto che il vincolo va mantenuto e ciò mantiene le problematiche note per l’utilizzo del bene. L’ipotesi, ora, è di poterlo inserire nel prossimo bando denominato “Reinventing cities” nell’ambito del progetto europeo di riqualificazione delle città. Speriamo che, in quel caso, giunga la risposta positiva di qualche interlocutore serio che abbia un progetto importante per il riutilizzo del bene anche se, personalmente, ho dei dubbi che la struttura abbia le caratteristiche per essere agibile, al di là delle condizioni strutturali (in peggioramento), in quanto le altezze e i rapporti aero illuminanti non dovrebbero essere più a norma. Ma non abbandoniamo la speranza di trovare una soluzione…                              

domenica 17 marzo 2019

Davide Van De Sfroos al teatro Ciak di Milano per “Tour de nocc” – 14.3.2019



Tour de nocc”, turno di notte…E’ questo il titolo che Van De Sfroos ha voluto dare al suo nuovo tour nei teatri che sta ottenendo un grande apprezzamento dal pubblico che partecipa caloroso come caloroso è stato l’abbraccio di ieri sera, al Teatro Ciak di Milano. Circondato dall’abilità strumentale del sempre bravo e passionale Angapiemage Galiano Persico, dal preciso e tonico suono di Riccardo Luppi ai sax tenore, soprano e flauto traverso, dalle chitarre elettriche ed acustiche di Paolo Cazzaniga e dalle percussioni e ritmi (incluso l’affascinante hang) di Francesco D’Auria, Van De Sfroos ha riempito il buio del teatro sciorinando una serie di visionarie esternazioni che lo hanno fatto emergere e somigliare, ancora una volta, agli affabulatori raccontando storie di cui parlava sempre il grande Dario Fo, che dalle storie del lago Maggiore ha tratto tante delle figure iconiche che hanno animato le sue storie. E Van De Sfroos, raccogliendo l’eredità di affabulatore del “sommo” di San Giano, si è cimentato, nei momenti di parlato (molto affascinante quello che lo ha visto “duettare” con il violino di Anga, che traduceva in note le indicazioni visionarie del suo mentore…) in coraggiosi accostamenti artistici trasformando dei passaggi letterari di grandi scrittori italici, in una sorta di musicisti capaci di trasferire in nuovi suoni antiche parole. Così si sono affacciati sulla scena Dante, Petrarca, Leopardi, Foscolo, Manzoni dimostrando che il “vecchio” può legarsi al “nuovo” senza perdere un grammo di potenza evocativa. Altrettando simpatico la dissertazione sulla lunghezza, quasi onirica, di alcuni nomi di grandi artisti quali, ad esempio, quello chilometrico di Picasso. E per finire, quasi a volersi legare alla mitica figura dello Zanni reinventato dal grammelot di Fo, Van De Sfroos ha imbastito un racconto legato a momenti di difficoltà/benessere gastrico che ha coinvolto il bravo Anga in un siparietto comico, ironico e carico di “grassa leggerezza”. 

Nel corso della serata tanti sono stati i momenti di visionarietà che hanno dato nuovo lustro a canzoni che pur ascoltate cento volte riescono sempre a coinvolgere chi le ascolta perché hanno una potenza poetica che si nasconde dietro apparente semplicità e cantabilità. Un po’ come accade per Anga che riesce costruire e proporre accordi e passaggi ritmico-melodici “arditi” facendoli arrivare al pubblico quasi fossero “cose” semplici e naturali. Così, iniziando con l’ascolto di “40 pass”, raccontata e non cantata da parte dell’artista lagheè, si sono snodate le visioni di Van De Sfroos, a partire dal racconto de “La nocc” che ha condotti tutti gli spettatori nella magia di una canzone immaginifica e senza tempo qual è “Pulenta e galena fregia”, un brano magico e misterioso che, ogni volta affascina a stupisce. E come portato dal vento è arrivato il mondo passato, lontano e malinconico che ruota intorno ad un mitico “Yanez” che il grande Soriano avrebbe vestito con le parole del titolo di un suo fortunato libro qual’è “Triste, solitario y final”, dimostrando che la bellezza piò essere trovata anche nel rimpianto e nella nostalgia infinita che, prima o poi, colpisce tutti coloro che hanno un’anima. E da una tristezza si passa alle storie nascoste in un “Grand Hotel”, dove le apparenza, alla fine, non nascondono la fatica del vivere e del condividere la vita con chi ci sta quotidianamente accanto, nel lavoro come nella vita… Poi, come una sorta di bonaria giungono dal palco le note de “Lo sciamano”, colui che annusa l’aria, parla con il tempo, gioca con gli elementi, cerca il futuro nelle pieghe del passato per superare il presente che, all’improvviso, è già finito. “La dove non basta il mare” è una sorta di riflessione sul senso della vita e sulla profondità della ricerca di senso al tempo che scorre e che non possiamo fermare. “Ninna nanna del contrabbandiere” nasconde il bisogno di coraggio e di speranza alla ricerca di una luce, anche divina, che possa accompagnarci nelle fatiche del quotidiano. 

Madame Falena” è sempre magica ed oscura, con una forza ed una potenza di cui sembra, talvolta, sfuggirci la grandezza evocativa. Bussa alla porta anche uno dei personaggi cardine di Van De Sfroos, quel “Genesio” che, certamente, ci rappresenta e ci esorta a non abbandonare mai la speranza anche quando la vita pare sfarinarsi intorno a noi e dentro di noi…In quei momenti in cui tutto pare spegnersi è il momento di alzare lo sguardo e cercare nel refolo del vento la giusta direzione. E su una barca, accompagnati e spinti da “Breva e Tivan” è possibile ritrovarsi e tornare a sperare in un approdo sicuro per superare le nostre tribolazioni. “I ann selvadegh del Francu” è una rilettura in dialetto lagheè del brano “Frank wild years” chiesta all’artista monzese dal Club Tenco. Una rilettura geniale e discorsiva che mantiene integra tutta la dinamica del brano proiettando e trasformando il suo incedere da murder ballad a qualcosa di sinistramente famigliare…”La poma” è il sigillo, anche musicalmente, ad una serata giocata in punta di piedi, senza accelerazioni particolari ma tutta molto attenta alle sfumature ed alla capacità di evocare, con garbo e profondità, i temi popolari ed onirici, spirituali e totemici, racchiusi nei testi di Davide Van De Sfroos il cui canzoniere sta iniziando a diventare davvero importante, anche dal punto di vista numerico… Il concerto sarebbe “tecnicamente” terminato ma c’è ancora tempo per due bis quali la “Curiera”, “La figlia del tenente” ed “Il paradiso dello scorpione”, brani musicalmente agli antipodi che hanno fatto sobbalzare il pubblico che ha acclamato Van De Sfroos ed i suoi musicisti, in maniera calorosa e sincera, dimostrando di avere apprezzato il concerto e questa nuova formula che, ancora una volta, rende questo artista unico nel panorama della canzone nazionale. 

Le oltre due ore e mezza dello spettacolo sono finite in un baleno, segno che quanto avvenuto sul palcoscenico è arrivato in platea in maniera diretta e proficua, dimostrando che la grandezza dell’arte non sta nei decibel distribuiti, dagli effetti speciali, dal battage pubblicitario ma, soprattutto, dall’originalità di chi riesce a dare senso all’arte osservando il mondo intorno a sé e descrivendo quello che si vede e, soprattutto quello che non si vede, ciò che noi siamo nelle condizioni di percepire ma non di nominale e qualificare. Davide Van De Sfroos, da bravo Sciamano qual è, legge il tempo, il vento, la notte e sa tradurre tutte le voci che non siamo capaci di ascoltare, ormai ovattati e nascosti dal brusio del nulla che ruota intorno a noi. Ma per fortuna gli Sciamani vegliano e fanno tuonare i tamburi nascosti nelle nostre anime… Un concerto sereno, un concerto garbato, un concerto evocativo che ha visto anche l’intermezzo musicale del virtuoso della chitarra Fabio Lossani che ha duettato con il violino di Anga creando atmosfere di stordente bellezza sonora e che ha visto la presenza del supporto fondamentale di un suono percussivo ricco di sfumature che hanno accompagnato le liriche delle canzoni. Il suono percussivo e morbido di D’Auria ha reso ancora più evocative alcune melodie che ne sono state come assorbite e trasfigurate. E l’uso dell’hang, strumento incredibile per il suo cromatismo sonoro ha reso bene la parte assegnata. La chitarra elettrica di Cazzaniga ha ben lavorato in accompagnamento colorando, con ritmi differenti, le canzoni e, talvolta, si è trasformata diventando una chitarra basso d’accompagnamento. Anche la parte acustica è stata ugualmente arricchente. Entrambi i musicisti, comunque, hanno lavorato con grande levità alleggerendo il peso del suono ma “incoronando”, con le note, i testi delle canzoni. 

Di Anga abbiamo detto sia in questa che in altre occasioni: è un grande musicista, colto e popolare al contempo, capace di costruire ritmi indiavolati e sciamanici così come lievi e tenere, malinconiche e nostalgiche sonorità archetipe che arrivano dirette al cuore, riuscendo a fare entrare chi ascolta in una sorta di mondo fatato senza tempo, senza ingressi, senza uscite, imprigionando ciascuno in una deliziosa trama sonora senza fine. Il suono del sax e del flauto traverso del maestro Luppi è stata la sorpresa forse di maggiore impatto della serata. Con una sonorità che ha sciorinato memorie di Wynton Marsalis, Jan Anderson (in certi passaggi il Van Morrison di “Spanish steps” ed in altri il fraseggio di Ennio Morricone) questo straordinario musicista ha riempito di nuove suggestioni il quaderno musicale di Van De Sfroos confermando che la scelta di quest’ultimo di inserire il suono di sax e flauto traverso è stata davvero vincente e, soprattutto, convincente. Sono percorsi sonori nuovi quelli che l’artista monzese/comasco/lagheè sta testando alla ricerca di una nuova veste alle sue canzoni che, per quanto abbiamo ascoltato, hanno saputo adattarsi molto bene a questa modalità espressiva. Il “Tour de nocc” continua su altri pachi ed altre città. A breve, tra l’altro, è prevista l’uscita di un suo nuovo libro. Lo leggeremo con attenzione sicuri di trovare disseminati al suo interno elementi di riflessione che possano essere d’aiuto per riuscire ad osservare “le cose della vita” con la giusta riflessione e profondità d’animo. 

Per mettere, magari, a tacere l’ansia per il buio che pervade il buio intorno a noi. E qualche volta anche dentro di noi…All’uscita del teatro mi guardo intorno...Attendo “una curiera” che mi riporti verso casa ma non la vedo all’orizzonte. Me ne farò una ragione ma di questi tempi credo proprio che di “una curiera” che ne sia un grande bisogno perché quello che manca ai giorni nostri è il senso di comunità e quella che Davide Van De Sfroos ha saputo creare è proprio questa: una comunità dove riconoscersi, dove sia possibile avere valori comuni di riferimento e comprendere che la cultura popolare passa anche attraverso l’ascolto di parole forse di difficile comprensione al primo ascolto ma poi capaci di diventare un elemento di aggregazione tanto che alla fine quel dialetto ti sembrerà di conoscerlo da sempre.

venerdì 8 marzo 2019

il futuro dell'Ospedale San Carlo

Nuovo ospedale nell’area di Ronchetto sul Naviglio. E il “nostro”  San Carlo…?

Nell’area di San Cristoforo, laddove giungerà il capolinea a sud ovest della linea M4 e precisamente nell’ambito denominato Ronchetto sul Naviglio, è prevista la costruzione di un moderno Ospedale che, nell’ipotesi della Regione, sarà il più innovativo della Lombardia. Un intervento certamente importante (ne abbiamo già parlato altre volte sul nostro mensile) che cerca di mantenere la qualità del servizio sanitario pubblico al livello più alto possibile. L’intervento, completamente previsto con fondi pubblici, costerà circa 500 milioni di euro e, per quanto di nostra conoscenza, dovrà prevedere anche una forte presenza dell’Università Statale con docenti e studenti in ambiti di specializzazione medica. Questo progetto, ovviamente, è da valutarsi in maniera positiva in quanto privilegia il servizio pubblico cercando di mantenere il suo livello sempre di alta qualità. Tutto bene quindi…? 

Si e no…Perché se il giudizio per un nuovo Ospedale in città non può che essere positivo, è opportuno segnalare e sottolineare che nel progetto è prevista la chiusura delle funzioni ospedaliere oggi demandate all’Ospedale Santi Paolo e Carlo (oggi riuniti in una unica realtà territoriale). Per l’utenza dell’Ospedale San Paolo non dovrebbero esserci problemi in quanto la nuova struttura sarà a circa due km in linea d’aria con la vecchia e, pertanto, opererà in continuità con la sua utenza di riferimento. Altra condizione, invece, investirà l’utenza che afferisce all’Ospedale San Carlo su cui si appoggia un bacino di utenza che vede la presenza dei quartieri di Baggio, Quarto Cagnino, Quinto Romano, Figino, tutto l’asse di Via Forze Armate per non parlare dei paesi limitrofi che compongono l’Ovest milanese come Cesano Boscone, Corsico, Settimo Milanese etc. Questo bacino è composto da una utenza importante e dall’età sempre più avanzata con necessità di cura ovviamente incrementate a causa dell’insorgere di inevitabili patologie, Inoltre il nuovo Ospedale si troverà ad un distanza di oltre 6 chilometri rispetto alla centralità dell’Ospedale San Carlo che, da oltre 50 anni, rappresenta un importante presidio sanitario al servizio di centinaia di migliaia di persone che hanno utilizzato ed utilizzano questa struttura per la prevenzione e cura di patologie e malattie di varia natura. Questo presidio è fondamentale anche per il servizio di pronto soccorso, che incontra circa 80.000 interventi ogni anno (con picchi di 250 accessi al giorno) che certamente non troveranno agevole la nuova collocazione. Questo Ospedale, come sanno tutti coloro che almeno una volta nella vita si sono dovuti sottoporre a cure o ricoveri nella struttura, ospita svariati reparti che si occupano di moltissime patologie e possiede oltre 800 posti letto accreditati e decine di ambulatori a servizio delle necessità cliniche della cittadinanza che li utilizza. Questo servizio ospedaliero, utilizzato da decine di migliaia di fruitori ogni anno, non può essere stravolto e smantellato in quanto posto un un’area strategica e sensibile come quella in cui è collocato. E’ pertanto opportuno ragionare sul fatto che la predisposizione di un nuovo polo ospedaliero, moderno, non deve andare a detrimento dei servizi nei confronti dei cittadini residenti nel territorio dell’Ovest cittadino e metropolitano, e non solo, in particolare in favore delle persone che manifestano condizioni di fragilità a causa di patologie di varia natura.  
          
Per cercare di fare riflettere sui bisogni di questo territorio presenterò, in  Consiglio Comunale, una mozione che chieda di intervenire al fine di salvaguardare “la salute territoriale” su vari temi tra cui, semplificando, l’opportunità di eseguire un lavoro di analisi epidemiologica per valutare quali sono le effettive necessità cliniche delle popolazioni che afferiscono ai servizi sanitari dell’Ospedale San Carlo. Da questa lettura sarà possibile comprendere quali sono e saranno i bisogni sanitari reali presenti sul territorio interessato. Dato, inoltre, che in favore dell’Ospedale San Carlo sono disponibili 50 milioni di euro a suo tempo stanziati da Regione Lombardia per la sua riqualificazione, se si decidesse di non utilizzare questa struttura come ambito di ricovero e polo chirurgico, sarebbe opportuno, utilizzando una porzione del giardino che fa parte del complesso ospedaliero, costruire (utilizzando quota parte dei 50 milioni di euro disponibili), una nuova struttura sanitaria che preveda un servizio di Primo Soccorso, quello di day hospital, i servizi per i prelievi (CUP), gli ambulatori ad oggi presenti sia nella struttura che negli ambiti “dispersi” sul territorio. La quota rimanente dei 50 milioni di euro dopo la costruzione della nuova struttura di cui sopra dovrebbero essere utilizzati per le attività di bonifica dall’amianto (e sostanze similari quali la lana di roccia presente come materiale coibente in vari ambiti dell’immobile) e per la demolizione (o riduzione volumetrica) dell’attuale struttura dell’Ospedale San Carlo. In subordine si potrebbe cedere, a soggetti terzi (pubblici o privati), il complesso immobiliare e la relativa area su cui lo stesso attualmente insiste, al fine di recuperare le superfici sottraendo alla volumetria complessiva utilizzabile quella che verrà utilizzata per la costruzione del nuovo polo sanitario di cui si è detto. In tal caso si dovrebbero considerare, come elemento di prelazione per la trasformazione dell’area ora utilizzata dall’Ospedale, proposte che si orientino verso la fruizione destinata a residenze per anziani, socio sanitarie o sociali nella più ampia accezione.

Per rendere ancora migliore il focus sulla trasformazione di questo grande polo ospedaliero si dovrebbe anche considerare la costituzione di una commissione congiunta, Regione-Comune-rappresentanti dei sanitari, che possa accompagnare le attività di migliore e mirata scelta in merito dei più appropriati e necessari servizi negli ambiti territoriali oggi afferenti ai servizi dell’Ospedale San Carlo. Quindi, per riassumere, possiamo affermare che la costruzione di un ospedale moderno e funzionale (che necessiterà, comunque, di non meno di 4 anni di lavoro dal momento dell’inizio delle opere), è un obbiettivo importante per la città di Milano (e non solo, ovviamente), ma questo intervento non deve andare a detrimento del servizio e della qualità sanitaria in favore dei cittadini che oggi utilizzano l’Ospedale San Carlo per le proprie necessità di salute. Pertanto è opportuno che tutta una serie di servizi (non di chirurgia, di ricovero o di particolari cure con macchine di ultima generazione) debbano necessariamente rimanere in capo ad una struttura, ugualmente nuova, da mantenere laddove oggi è presente l’Ospedale San Carlo.