giovedì 12 settembre 2019

11 Settembre 2001


Il ricordo dell’11 Settembre è sempre vivido per chi ha vissuto in diretta quei momenti terribili. Io, come milioni di persone, ho visto gli eventi in diretta con lo sgomento di tutti. Altri, coloro che erano nei luoghi del dramma, lo vissero in maniera diretta e drammatica. Alla fine, a causa di tutti gli attentati, Torri-Pentagono- volo U.A. 93, si contarono 2974 decessi (esclusi i 19 terroristi), di 55 militari. Negli anni successivi a quasi 1.150 persone che vissero nei luoghi dell’impatto alle torri è stato diagnosticato il cancro probabilmente sopraggiunto a causa di quanto inalato. Pompieri e poliziotti di New York pagarono e continuano a pagare un altro contributo di vittime. 342 vigili del fuoco morirono quel giorno insieme a 23 poliziotti. Poi, negli anni, altri 218 poliziotti sono morti a causa di quanto inalato in quei drammatici giorni. 

Questo il quadro. Molto è stato scritto su quel giorno e quei giorni, incluse le ipotesi di auto attentato da parte di una sorte di governo ombra gestito dai militari (molte le ricostruzioni che hanno mostrato una serie di fatti inquietanti avvenuti prima, durante e dopo gli attentati) che in tempi non sospetti avevano sostenuto i mujaedin di Osama Bin Ladin contro i russi e che lo stesso capo di Al Quaida venne curato in un ospedale militare gestito dagli americani negli Emirati e che la stessa famiglia del terrorista era ben introdotta negli ambienti importanti di Washington e del Governo U.S.A. Segnali per un attentato alle Torri ce n’erano già stati ed uno anche eseguito, maldestramente ma pericolosamente. Ma quel giorno tutto cambiò. L’Afghanistan venne attaccato ed in pochi giorni i soldati americani arrivarono a Kabul. Sembrava tutto finito ma poi…18 anni dopo siamo a ricordare la tragedia ma, anche, l’instabilità di un’area in cui la pace non è mai arrivata, dove i Talebani sono ancora parte importante della storia, dove le tribù Pasthun, presenti nelle zone tribali al confine del Pakistan, sono tutt’ora potenti. 

Un Paese in cui la coltivazione del papavero da oppio si è moltiplicata, in cui il rischio, per le donne, del ritorno al medioevo esistenziale è più che un’ipotesi. Un’area in cui ci sono stati 500 mila vittime, per non parlare delle migliaia di feriti ed invalidi, del costo di 6 trilioni di dollari spesi per finanziare la guerra. Senza contare la devastazione dell’Iraq, il sovvertimento di parte della Siria, la nascita dell’Isis, la crescita militare dell’Iran, l’ambiguità della Turchia…Alla fine, per cercare di comprendere questo disastro, la domanda che è opportuno porsi è banale: a chi è giovato tutto ciò? E’ stato tutto dovuto al fanatismo pseudo religioso di parte del mondo arabo oppure l’avventatezza distruttrice di una sorta di Dott. Stranamore nel mondo Occidentale? Non lo potremo sapere forse mai…ma, come avrebbe detto Giovanni Falcone “questo è frutto di menti raffinatissime…”                                  

giovedì 29 agosto 2019

ciao Antonio...


Ho appreso la notizia della scomparsa di Antonio Iosa, storico fondatore e Presidente del Circolo Culturale Perini di Milano. Iosa era arrivato con la sua famiglia dalla Puglia, numerosa (undici fratelli) e a Milano ha vissuto la sua vita con l’impegno politico nella Democrazia Cristiana (da cui fu molto deluso) e per il suo impegno civico. Il Circolo Perini, da lui fondato a Quarto Oggiaro, fu luogo di esperienza civile e sociale all’interno di un quartiere popolare la cui presenza fu un elemento vivo, e tutt’ora lo è, di esperienza culturale e di coesione sociale. Innumerevoli le importanti figure che hanno partecipato agli incontri organizzati in questo luogo. 

Un circolo e un Presidente che facevano paura a chi esprimeva, con la violenza il proprio credo politico tanto che Iosa venne brutalmente ferito alle gambe nel corso di un’irruzione armata nella sede locale della D.C. Da quella esperienza e dalle ferite fisiche Antonio Iosa fu colpito duramente, soprattutto nello spirito e nella disillusione, sperimentando la solitudine e il dolore fisico per gli innumerevoli interventi chirurgici a cui fu sottoposto. Resta di lui il ricordo di una persona schietta, diretta, generosa che non si è mai risparmiato per rendere migliore la città che, insieme a tutta la sua famiglia, migranti dal sud, l’accolse trasformandolo, tra gli altri, portavoce di coloro che, con il pensiero, la parola, lo studio, l’azione, contribuiscono a tenere vivo il senso di socialità della città di Milano.      

martedì 27 agosto 2019

Il futuro dello stadio Meazza



Era il 1925 quando l’allora Presidente del Milan, il Dott. Piero Pirelli, immaginò di costruire uno stadio solo per la sua squadra. Lo spazio, al tempo, non mancava e venne scelta l’area di San Siro, che aveva grandi spazi a disposizione e dove erano insediati già elementi sportivi quali quelli dedicati all’ippica. I lavori iniziarono il 1° Agosto del 1925 e terminarono il 15 Settembre 1926. Un tempo record al quale contribuì il lavoro delle maestranze che operarono sul progetto dell’Architetto Ulisse Stacchini (che progettò anche la stazione Centrale) e dell’Ing. Alberto Cugini. Lo stadio prevedeva 4 tribune rettilinee, aperte ai lati, per 35.000 spettatori, non pochi per l’epoca visto che il calcio era nato, almeno come pratica sportiva agli albori del ‘900. Nel 1935 lo stadio diventò di proprietà del Comune di Milano che provvide alla chiusura dei lati ampliando le due tribune di testa. Il numero degli spettatori passò, quindi, a 55.000. Nel frattempo, lo stadio era diventato anche la casa dell’Inter. Nel 1955 lo stadio venne nuovamente rinnovato con un secondo anello di spalti e la costruzione delle rampe elicoidali che portano a questo nuovo ambito di visione del campo di calcio. Queste rampe daranno allo stadio l’immagine conosciuta in tutto il mondo per la sua unicità. Questo intervento porterà la capienza dello stadio a ben 100.000 spettatori (un tempo c’erano solo le gradinate senza seggiolini, tranne le tribune numerate, ed era possibile assistere alle partite anche in piedi. I posti vennero poi ridotti a 85.000 (di cui 60.000 a sedere e 25.000 in piedi…). 

L’ultimo, epocale, intervento sullo stadio avverrà per i campionati mondiali di calcio del 1990 che portarono alla costruzione del terzo anello ed alla messa in opera di strutture portanti in acciaio per supportare sia le nuove gradinate che la copertura dello stadio (non la parte del terreno di gioco). Il numero di spettatori a sedere sarà portato quindi a 85.700 (inclusi spazi per Sky Box ed altri servizi. Vari interventi sono poi stati messi in campo dal Consorzio composto dalle squadre di calcio anche per rendere lo stadio di qualità Gold secondo gli standard UEFA. Ma ora che accadrà…? Da anni le squadre milanesi (tali per nascita ma ormai macchine da business con buona pace di coloro che possiedono ancora una memoria poetica del gioco del calcio…) lavorano per la costruzione di un nuovo stadio che consenta loro di aumentare i ricavi lavorando sul valore di ciascuno dei posti a sedere e con altri servizi di supporto interni ed esterni allo stadio. Alla fine, dopo anni di progetti (più mediatici che reali) alla fine il dado è tratto e le società hanno consegnato al Comune di Milano un progetto per uno stadio che sia la casa del Milan e dell’Inter da posizionarsi accanto all’area del “vecchio” Meazza. Uno stadio con una parte interrata che non abbia più di 60.000 posti il 20% dei quali (quelli con la migliore visibilità e dotati di servizi ad hoc) destinati a VIP e, quindi, a prezzi “di sostanza”. Nel progetto, il cui investimento complessivo ammonterebbe a 1,2 miliardi di euro, si prevedono utilizzi variegati degli spazi esterni tra i quali un centro commerciale da 65 mila mq.; uno spazio per intrattenimento vari da 13 mila mq.; tre edifici per uffici per 55.700 mq; un’area ricettiva ed alberghiera da 20.100 mq; un asse commerciale da 11.000 mq. In tali funzioni (alle quali si devono aggiungere un parcheggio interrato a due livelli e una piazza/parco diffuso) potranno essere fruite aree per la musica e per altre situazioni in attività per tutto l’anno. E’ inoltre opportuno ricordare che nel progetto presentato dalle squadre è tarato per utilizzare la legge per gli stadi che consente volumetrie da 0,70 mc/mq. mentre il PGT cittadino prevede 0,35 mc/mq. In pratica è possibile costruire il doppio delle volumetrie che il Comune di Milano consente con il suo piano urbanistico. 

Qualcuno potrà pensare che questa è una forzatura (e così è, ovviamente…) ma la legge rende possibile questa opportunità e chi da ogni metro quadrato di superficie occupato trae vantaggi economici, certamente non si farà convincere da discorsi legati all’ambiente, al consumo di suolo etc. Ora la palla è passata al Comune di Milano che deve decidere cosa fare anche se la decisione, demandata alla discussione del Consiglio Comunale, non sarà facile perché deve tenere conto da viarie condizioni di non facile lettura e soluzione immaginando che questa sarà fondamentale per i prossimi 100 anni…..salute del pianeta permettendo…Intanto è necessario ricordare che il Comune, essendo proprietario del bene stadio non può certamente abbatterlo di sua sponte andando a cancellare sia un cespite finanziario che una fronte di reddito per l’affitto che incassa. Inoltre, sempre il Comune potrebbe non concedere alle squadre lo spazio scelto per la costruzione del nuovo complesso (al fianco dello stadio, sull’area oggi adibita a parcheggio) chiedendo che le stesse squadre si impegnino per la riqualificazione del vecchio impianto. Questa sarebbe la carta forse migliore da giocarsi (avendo già concesso l’utilizzo degli spazi esterni, come da PGT, per attività extra sportive a supporto delle attività delle squadre). Ovviamente di fronte a questa soluzione le squadre potrebbero scegliere di andare ad acquistare (o affittare in concessione) spazi fuori Milano. Ovviamente non sarebbe più lo stadio di Milano e Inter e Milan, in città, avrebbero solamente le sedi e la memoria storica. Inoltre, lo spazio scelto dovrebbe essere fortemente infra strutturato e non troppo lontano dal capoluogo lombardo. Quindi, che fare? 

C’è spazio per una soluzione? Secondo chi scrive una possibilità ci sarebbe…soprattutto una soluzione che metterebbe al sicuro i conti del Comune (da non dimenticare che se lo stadio Meazza dovesse essere abbattuto, il costo di tale demolizione sarebbe molto, ma molto “importante” e, certamente, il Comune non se ne accollerebbe l’onere). Così come, sempre in caso di costruzione di un nuovo impianto, il Comune dovrà mettere in campo accorgimenti tecnico-finanziari per non avere impatti negativi sia nel breve che nel lungo periodo…Come finirà…? Il tempo per ragionamenti più mirati ed approfonditi, non manca…ne riparleremo (considerando gli interessi molteplici in gioco, non ultimi quelli dei residenti nelle aree adiacenti allo stadio che, nell’ipotesi del nuovo sarebbero, se esiste il termine, “adiacentissime…”. E comunque importante, secondo chi scrive, che al tema di trasformazione dell’area calcistica di San Siro/Meazza si inserisce anche quello della trasformazione dell’area dell’ex trotto (ora acquistata dalla società immobiliare Hines, così come quello di Piazza d’Armi e della trasformazione dell’area ospedaliera del San Carlo (anche se “rumors” regionali segnalano il blocco, o il rallentamento, del progetto del nuovo ospedale nell’area di Ronchetto sul Naviglio).