venerdì 14 gennaio 2022

Case di Comunità a Milano

 Il progetto delle Case di Comunità, supportate dai fondi del PNRR rappresenta un importante opportunità per migliorare la sanità territoriale oggi a quasi appannaggio degli Ospedali. Opportunità da sfruttare al meglio vista la debacle della sanità territoriale emersa con la pandemia, in particolare nei primi mesi. Ma quello che si prospetta deve essere pianificato con grande attenzione orientando l’attenzione non tanto sulle strutture in sé bensì sui bisogni presenti sui territori in cui queste verranno insediate. E’ necessario avere un quadro epidemiologico certo rispetto alla situazione sanitaria dei contesti senza inserire nel tessuto urbano realtà magari in seguito poco utilizzate. E per quelle strutture di cui si indicano la necessità di essere anche luoghi di degenza breve si è tenuto conto della necessità di personale adeguato in termini di qualità, esperienza e qualità? Come verranno scelti gli operatori, come e da chi saranno pagati? Esistono, inoltre, indicazioni dei costi previsti per la costruzione delle nuove strutture e tempistiche entro le quali saranno operative? L’attenzione deve essere massima perché dalla speranza alla delusione il passo è sempre troppo breve…

Stadio Meazza...quale futuro...?

 

Stadio nuovo a San Siro. La gente “mormora…”

La questione che riguarda il futuro dello stadio Meazza e di tutta l’area circostante è all’attenzione della cittadinanza da ormai due anni e, complice la pandemia, non è proseguita come probabilmente si attendevano le società calcistiche. In breve, possiamo dire che entrambe le società che utilizzano il Meazza (a seguito di un accordo sottoscritto nel 2000 con il Comune di Milano e che vedrà la sua scadenza nel 2030), hanno ritenuto che questo stadio non sia più adeguato per i loro obbiettivi non solo sportivi ma, fondamentalmente, di gestione dei bilanci societari. Già, perché il calcio moderno è soprattutto gestione di affari, scambio di calciatori, bilanci, vendita di diritti pubblicitari, di materiale vario (gadget, bandiere, magliette, etc.). E’ ormai, da anni, un grande giro di soldi per calciatori, procuratori pubblicità di varia natura e così via dove i tifosi sono, fondamentalmente lo strumento per i ricavi…

Premesso che prendere decisioni su temi complessi e potenzialmente divisivi non è come raccontarsela al bar, prendo spunto dalla nuova delibera che la Giunta di Milano ha predisposto sul tema del proseguimento del processo amministrativo per giungere al possibile benestare alla costruzione del nuovo stadio (con abbattimento di una rilevante porzione del Meazza) nella quale si indica l’interesse pubblico dell’intervento. Che, è bene ricordare, riguarda l’utilizzo di aree di proprietà pubblica e del bene pubblico stadio Meazza. Questo non significa che lo stadio nuovo si farà sicuramente ma che si è aperto il processo tecnico, giuridico e istituzionale per capire se la proposta (proposta, non progetto, almeno per il momento) possiede i presupposti per proseguire nella discussione tra l’Amministrazione Comunale e le squadre milanesi. Certamente un indirizzo all’operazione è dato ma, ad ogni buon conto, il processo non finisce certamente con questa delibera ma proseguirà con tutte le eventuali condizioni che verranno espresse dalle parti considerando, comunque che il Meazza ospiterà l’apertura dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2026.

Ma non sono solamente i soggetti privati e quelli istituzionali a giocare questa partita in quanto esiste anche una parte di città che è molto critica verso questo progetto (ricordo, ad esempio, il Comitato SI Meazza e il Comitato Verde San Siro) che hanno già posto in essere varie iniziative critiche e puntuali sul tema con ricorso al TAR). Comunque, al fine di proporre un ragionamento ponderato e non da “tifoso”, ho ritenuto opportuno fare alcune puntualizzazioni sull’argomento (ribadendo, con ciò, la mia contrarietà a questo progetto) partendo dalla delibera di Giunta Comunale n° 1379 del 5 Novembre scorso che, ricordo riassumendo, ha come base:

1.      Richiesta della costruzione di un nuovo stadio da 65.000 posti e servizi interni.

2.     Richiesta di riconversione dello stadio Meazza

3.     Utilizzo di quanto al punto 2) la messa in opera di strutture di intrattenimento e di spazi attrezzati per sport olimpici.

4.     Costruzione, nell’area adiacente il nuovo stadio di un hotel, un edificio per uffici, una struttura di vendita (centro commerciale).

5.     Il costo previsto per la costruzione dello stadio è stimato in 650 milioni di euro e tutto il resto delle attività (abbattimento Meazza e costruzione delle nuove infrastrutture) è stimato in circa 600 milioni di euro.  

Questa delibera succede alla precedente di Giunta Comunale n° 1905 del 8 Novembre 2019 che apriva alla dichiarazione di pubblico interesse da parte del Comune rispetto all’intenzione delle squadre di costruire il nuovo stadio dismettendo il Meazza. Un passaggio importante, questo, in quanto si posero paletti precisi alle squadre che avevano espresso intenzioni edificatori superiori a quanto previsto dal Piano di Governo del Territorio rispetto agli interventi “accessori” sull’area in aggiunta allo stadio nuovo.     

Dati gli elementi di cui sopra, cerchiamo di capire se, in effetti, il ragionamento svolto dalle squadre è logico, fattibile, “spendibile” rispetto alle loro esigenze così come al reale ritorno economico per le stesse.  Oltre che per l’interesse pubblico dato dalla proprietà comunale dell’area in questione.      

1.      Le squadre vogliono giocare in uno stadio di loro proprietà. Ma non sarà tecnicamente così perché lo stadio diventerà proprietà del Comune dopo 90 anni dalla concessione del diritto di superficie. Inoltre, per l’uso delle superfici in concessione le squadre dovranno pagare un canone di 2,7 milioni di euro annui per 90 anni. Quindi lo stadio di proprietà non esiste ma, nel caso, si costruirà uno stadio costruito su un’area data in concessione dal Comune.

2.     L’area dello stadio Meazza verrebbe rifunzionalizzata per attività sportive a fruizione pubblica e per utilizzi di intrattenimento. In parte la fruizione sportiva sarebbe gratuita in parte a pagamento. Per la parte intrattenimento tutto sarebbe a pagamento. Si tratterebbe di strutture da inserire nel Meazza ridotto, si presume, a circa un quarto della sua attuale dimensione. Non abbiamo, al momento, dettagli maggiori per giungere ad una valutazione corretta della proposta.

3.     Le attrezzature di cui al punto precedente, di circa 46 mila mq., non dovrebbero concorrere al computo complessivo della superficie da considerare all’interno di quella totale prevista per la cosiddetta Grande Funzione Urbana nell’area la quale, ha indice di edificabilità 0,35 mq./mq. Valore che è quello sancito dal Piano di Governo del Territorio (le squadre, all’inizio, volevano indica di 0.67 mq/mq.) come votato dal Consiglio Comunale di Milano nell’ottobre del 2018. Ma così saremmo intorno a 0,51 mq/mq.

4.     Con i 46 mila mq. aggiuntivi richiesti, il relativo indice di edificabilità cambierebbe. Sono inoltre previsti altri 8.000 mq. di edificazione convenzionata con il Comune che non entrerebbero nel computo della superficie totale utilizzabile in funzione dell’indice di edificabilità previsto.  Non è chiara, al momento, la funzione di questi ulteriori metri quadrati inseriti nel contesto dell’intervento. 

5.     La prevista connessione con le altre aree verdi presenti nell’area, così come immaginata dalla proposta, si può mettere in opera anche al di là della costruzione del nuovo stadio.    

6.     Le squadre non vogliono ristrutturare il Meazza in quanto non ritengono che quello stadio abbia un futuro. Però, a parte questa motivazione personalistica, mancano riscontri strettamente tecnici che possano motivare tale rifiuto né mai vi è stato un confronto tra le squadre, i proponenti il progetto alternativo ed il Comune al fine di valutare, con scrupolo, attenzione e senso critico, la proposta di salvataggio del Meazza.   

7.     In una audizione in commissione congiunta Sport-Demanio-Urbanistica, il Rettore del Politecnico presentò alcune indicazioni sulle “qualità” e remunerazione dei nuovi stadi in Europa. Però, come al punto 7), una analisi approfondita dell’eventuale riqualificazione del Meazza, da allinearsi al nuovo progetto, non risulterebbe essere mai stata presa in considerazione al fine di evidenziarne eventuali punti attrattivi e/0 di forza. Questo in quanto le squadre, come già segnalato, hanno escluso, a priori, la riqualificazione del Meazza.      

8.     La soprintendenza esclude lo stadio Meazza dalla tutela architettonica mentre, ad esempio, la mantiene per un rudere ormai sempre più fatiscente qual’è l’immobile dell’ex Istituto Marchiondi, a Baggio (chi scrive ne ha chiesto la cancellazione nel gennaio 2019 per poter così abbattere l’edificio). Il punto 5) della relazione allegata alla delibera, segnala che la Soprintendenza reputa che le stratificazioni costruttive dello stadio siano un elemento negativo per l’apposizione del vincolo in quanto l’ultimo intervento (il terzo anello) e avvenuto solo trent’anni fa. Mi viene da ricordare che anche il Duomo di Milano è stato costruito in maniera stratificata…E’ una provocazione, certo, perché si tratta di ambiti totalmente differenti, però il concetto di fondo per una riflessione critica, rimane…Anche in considerazione che il Meazza, interessi o meno il calcio, è considerato, comunque, una sorta di monumento non solo per i milanesi….

9.     L’abbattimento parziale e la rifunzionalizzazione del Meazza avrebbe un costo di circa 80 milioni di euro. Probabilmente la sua riqualificazione costerebbe 4 volte tanto ma con una vita residua altrettanto lunga quanto quella del nuovo stadio. E si eviterebbero un mare di problemi…oltre che a non utilizzare lo spazio previsto con il nuovo stadio.

10.  L’abbattimento per tre quarti del Meazza e lo scavo per la costruzione del nuovo stadio (che sarebbe in larga parte interrato) porterebbe ad una grave condizione di problematiche ambientali, che si protrarrebbero per anni, cui si aggiungerebbe la parte extra stadio prevista dalle squadre (Hotel, uffici, centro commerciale).

11.   Lo stadio Meazza ha ospitato nel 2016 la finale di Champions League e nel 2021 Italia-Spagna. Quindi è pienamente incluso nei criteri UEFA di qualità e sicurezza. L’inadeguatezza del Meazza ventilata dalle squadre, quindi, è alquanto aleatoria e molto “personale” da parte, ovviamente, delle squadre. Certo, ci sono aspetti da migliorare ma ciò è possibile. Basta volerlo fare…

12.  Il terzo anello, che all’epoca era imprescindibile per la grande stagione del calcio futuro, almeno così si pensava, è costato 180 miliardi di vecchie lire. Nel corso di questi 30 anni tanti altri sono stati gli interventi onerosi per aggiornare lo stadio e renderlo sempre più moderno e adeguato alle norme di sicurezza e dell’UEFA. Quindi se, come dice qualcuno, non si può vincolare un manufatto il cui ultimo aggiornamento risale a soli 30 anni fa, non capisco come si possa immaginare di abbattere un manufatto di…soli 30 anni fa…  

13.   Tra gli interventi accessori che darebbero lustro all’intervento, si indicano la riqualificazione dell’Edilizia Residenziale Pubblica presente nell’area ma senza indicare come, con quali importi e con quale modalità visto che le proprietà dell’ERP del quartiere San Siro sono di ALER (Regione Lombardia) e non del Comune di Milano. Quindi o si fa un accordo di programma tra Comune e ALER oppure l’operazione non si può fare. Ma anche con un accordo tra le parti gli interventi non sarebbero così scontati considerando che il quartiere è stato oggetto, negli anni scorsi, di un intervento di riqualificazione in alcuni palazzi ma che, comunque, gli immobili sono della metà degli anni ’30 e nati molto…spartani…Oltre ai problemi sociali e di occupazioni abusive (circa 800….).   

14.  Si parla, nella proposta delle squadre, di un aumento di dotazione di servizi pubblici, ma non si capisce di quali natura siano questi servizi e se questi sarebbero i servizi sportivi, di intrattenimento, la funzione commerciale, gli uffici e quant’altro previsto nell’intervento accessorio di natura immobiliare. In tal caso si tratterebbe di una fuorviante ridondanza.

15.  Si parla anche di prevedere un incremento di trasporto pubblico. Però mi chiedo se con una linea tranviaria operante, i bus che passano accanto allo stadio, la M5 lì presente, quali mezzi, e per quale funzione, si dovrebbero aggiungere a quanto abbondantemente già presente.

16.  Si parla di dotazione di nuovo verde pubblico che si sovrapporrebbe, in sottrazione, a quello che andrebbe perso con l’eliminazione del giardino dei Capitani e, inoltre, pare di capire, che vi sarebbe l’ipotesi di stratificare il verde in altezza e non solo in estensione. Comunque, al momento, la questione sul tema della composizione del verde pubblico in loco è alquanto nebulosa e non dà garanzie rispetto a quanto auspicato in un’area così particolare.

17.  L’obbiettivo di rigenerazione urbana dell’area potrebbe essere conseguito anche con la concessione dell’area interessata alle funzioni accessorie (ridotta in funzione dell’importo investito per la riqualificazione dello stadio Meazza) senza dovere procedere alla costruzione del nuovo stadio. Cioè, si spende la metà e si costruisce la metà. Questo salverebbe un’area che potrebbe essere utilizzata per il verde pubblico e per servizi accessori allo stadio ma con un impatto urbanistico certamente inferiore a quanto ora previsto.  

18.  L’ERP interessato, di cui abbiamo detto al punto 13), potrebbe essere completamente riqualificato, a tappe, attraverso, per esempio, l’intervento congiunto dei vari soggetti che hanno già presentato alla commissione urbanistica del Comune nel 2020 una proposta in tal senso. Un progetto autonomo che non coinvolgerebbe l’area dello stadio e che camminerebbe su un percorso completamente differente. Abbattimenti di immobili vetusti e costruzione di nuovi edifici in altezza con recupero di verde e spazi dedicati a reali servizi per la cittadinanza.

19.   Che sia garantita la fruizione popolare allo stadio mi viene difficile da credere. 60.000 spettatori quelli che vi entreranno: 40.000 è la media degli abbonati per ciascuna squadra. 12.000 i posti VIP (quelli per i “sciuri” e le aziende). Rimarrebbero solo 8.000 posti. 3.000 non li vogliamo dare agli ospiti? Per i tifosi delle milanesi ne rimarrebbero solo 5.000. Ma a che prezzo? Probabilmente alto, come già si è tentato di fare con partite di Coppa (il Milan) e come avviene, da tempo, a Torino.

20. Essendo il tutto in fase di proposta, non è pienamente definito, al momento, in maniera esaustivo il Piano Economico Finanziario da parte delle squadre. Un documento fondamentale per poter capire quali le leve economiche a sostegno del progetto.

21.  Non è chiaro quale sarà l’intenzione delle squadre alla ricezione dell’eventuale permesso a costruire per la trasformazione del comparto urbanistico. Le proprietà lo venderanno a qualche importante immobiliare che lo utilizzerebbe per una sua “partita” scollegata dal progetto del nuovo stadio? Sarebbe importante sapere in anticipo quali sono le loro intenzioni a riguardo.

22.  Ad oggi non è pienamente chiaro chi sia il titolare effettivo di ciascuna delle sqaudre. Questo non va bene e dovrebbe essere il primo punto di discussione da affrontare tra le parti. Non si dovrebbe discutere con chi non è possibile identificare, in maniera univoca, come reale proprietario delle società. E non si dovrebbe nemmeno discutere con chi ha la sede della società eventualmente in qualche paradiso fiscale.  

23.  Perché non pensare di inserire, in un eventuale futuro accordo, un vincolo per mantenere le attuali proprietà delle squadre per almeno 15 anni dopo l’inaugurazione del nuovo stadio, qualora lo si costruisse?

24. Non si parla della lettura del nuovo territorio che verrebbe a configurarsi dopo l’eventuale rifunzionalizzazione dello stadio Meazza rispetto all’intervento dell’area ex ippodromo del trotto e della Piazza D’Armi, quasi fossero mondi completamente separati tra loro mentre sono fortemente interconnessi. Questo non va bene perché le trasformazioni previste in sito saranno “epocali” e, pertanto, andrebbero guidate con una certa logica inclusiva e di contesto.

25.  Dal progetto si evince che le aree a parcheggio saranno di 27.800 mq. nello stadio (dove?) e 95.505 mq. a rotazione (dove?) mentre le aree a piazza e verde risulterebbero circa 47.000 mq. Un po' poche in proporzione…quindi perché non mantenere il parcheggio solo per lavoratori dello stadio, disabili, servizi pubblici e per il resto sia finalmente utilizzato il parcheggio di via Novara…Si tratta dei parcheggi di Italia ’90 inutilizzati per questo servizio da decenni…

26. Non è chiaro, in caso di costruzione dello stadio nuovo, il tema dello spostamento del sottopasso di via Patroclo la cui opera costerebbe 35 milioni di euro. Lo farebbero le squadre? con quale progetto…? Con quali tempi di realizzazione?  

27. Sarebbe opportuno chiarire se il costo della rifunzionalizzazione dello stadio Meazza è incluso nell’investimento complessivo di 1,2 miliardi di euro. Se così non fosse, chi la pagherebbe?

28.  Le seguenti aree del Comune: Pianificazione valorizzazione aree, Mobilità, Patrimonio immobiliare, Appalti, Bilancio e partecipate hanno chiesto, allo stato odierno della procedura, chiarimenti su vari temi ad essi di competenza e attendono documentazione integrativa e chiarificatrice da parte delle squadre. Questo per poter inquadrare il tutto nell’ambito della necessaria Conferenza dei Servizi che deve avere la visione complessiva del progetto di trasformazione dell’area. 

29. Non è chiaro il progetto del riscaldamento/raffrescamento dello stadio e neppure come perverrà l’energia elettrica necessaria a sostenere le utenze dell’eventuale nuovo stadio (si parla di una potenza di 20 Mega Watt) e dove costruire la cabina primaria di trasformazione. 

30.  Le squadre dicono che il nuovo stadio porterebbe al migliore posizionamento delle stesse nel ranking internazionale: non è certo con la costruzione di un nuovo stadio che si ottiene questo miglioramento. Magari abbassando gli stipendi e non facendo debiti…E visto che attualmente le squadre milanesi sono intesta alla classifica utilizzando lo stadio Meazza mi chiedo dove stia la logica del “vinciamo se abbiamo il nuovo stadio”.

31.  La Juventus avrebbe vinto i nove scudetti consecutivi grazie al nuovo stadio. Almeno questa è la vulgata, interessata, di Inter e Milan. Probabilmente li ha vinti perché era forte e gli altri erano scarsi. Ma ora la Juventus ha seri problemi di natura finanziaria ed anche le squadre milanesi non è che abbiano una grande salute economica…La questione del blitz tentato per la costruzione della Super Lega Europea lo spiega molto bene.     

32.  La programmazione dell’intervento prevede una vita “vissuta” 365 giorni all’anno, in tutte le ore del giorno…probabilmente anche della notte. E’ proprio questo di cui ha bisogno quell’area? E’ proprio questo un bisogno imprescindibile di Milano già alle prese, in alcuni luoghi, con un vita notturna non proprio gradita a tutti…?

33. Si segnala che un nuovo un centro commerciale si dovrebbe confrontare, dal punto di vista della concorrenza, con quelli del Portello e di City Life. Ha senso dal punto di vista economico? Non si rischia di costruire l’ennesimo clone che, poi, abbassa il livello di fatturato di tutti i centri coinvolti?

34.  Gli uffici interessati non rilevano, al momento, congruità economica nel ritorno dell’intervento. Inoltre, l’Agenzia del territorio indica in 2 milioni e 700 mila euro il canone annuo da chiedere e non 2 milioni come oggi parrebbe essere il valore indicato dalle squadre in funzione del valore delle aree da valorizzare.          

35.  Attualmente Suning è proprietaria del 66,55% delle azioni dell’Inter tramite la società controllata Great Horizon. Il 31,05% è di proprietà della società Lion Rock Capital. A Maggio scorso la società Oaktree Capital ha prestato ben 275 milioni di euro che dovranno essere restituiti con gli interessi. Una situazione finanziaria che rende evidente che i conti della società vanno monitorati con attenzione. E chi non ricorda la storia della vendita del Milan a quel signore dal nome esotico di Li Yon Ghon…? Dove sono finiti i soldi del presunto finanziere scomparso dalle cronache…? Possibile che abbia investito centinaia di milioni di euro per poi scomparire nel nulla? Chi può spiegare come esattamente si è svolta questa vicenda un po' “originale”? E, comunque anche il Milan intesa come società a se stante, nonostante la stabilità finanziaria del Fondo Elliott, non è che goda di buona salute finanziaria…

36. Sarebbe interessante conoscere la provenienza dei tifosi che frequentano abitualmente lo stadio (abbonati in particolare) al fine di capire quanti sono i cittadini fruitori di questo servizio residenti in città e quanti coloro che provengono da fuori Milano.  Questo dato lo conoscono solo le squadre. Se lo conoscessero anche gli amministratori comunali magari aiuterebbe nell’avere un quadro più ampio rispetto alle decisioni da prendersi.  

37. Le squadre parlano genericamente di uno stadio di proprietà per tornare ad essere competitivi ma non spiegano quali sono i programmi di riduzione dei debiti e come mai non è all’ordine del giorno la riduzione degli stipendi dei calciatori, allenatore, staff tecnico etc. Il trasferimento di tre magazzinieri (dell’Inter) ad altra società in attesa del loro licenziamento, fra un anno, non è certamente il miglior modo per pensare di risanare i conti…

38.  Le squadre per dare corso alla proposta e trasformarla in un vero progetto dovrebbero assegnare l’appalto al vincitore del concorso (La Cattedrale) che dovrebbe poi nominare un general contractor che dovrà eseguire le opere: si conoscono i critiri per definire la tipologia dei sub appalti, le linee operative per la lotta alla concorrenza sleale e alla criminalità organizzata….? Forse è ancora troppo presto per pensarci…?  

39. Non è chiaro, o comunque noto, se sono in corso trattative da parte delle squadre, con enti bancari, o altri soggetti finanziatori (e quali), per dare corso all’iniziativa in caso di accordo con il Comune e se tali finanziamenti saranno per tutto l’importo necessario o parte di questo.  

Mi fermo qui. Ci sarebbero altri temi ma per il momento per una prima riflessione credo possa bastare…E’ chiaro che la materia è complessa così come la mole di documentazione generata dalla proposta delle squadre e non sempre immediatamente comprensibile per ragioni legate alla specificità degli argomenti indicati. La strada è ancora lunga e chi scrive spera che da parte delle squadre ci possa essere un sano ripensamento e che il Comune sia parte attiva di questa opportunità. Come spesso si dice…che attui una adeguata, ragionata, sentita, motivata “moral suasion” affinchè non si compiano errori urbanistici (e non solo) di cui ci si potrebbe pentire nel tempo….

giovedì 13 gennaio 2022

All things must pass

 

La consapevolezza arriva quando tutto si acquieta. Quando i rumori, esterni ed interiori, si placano. Quando si cerca nella memoria un punto di riferimento per capire esattamente a che punto ci si trova arrivando ad invidiare chi ha scelto di dare alla propria vita un ritmo costante, certo, ripetitivo ma rassicurante. Quello che torna alla memoria è sempre simile: sono scene viste e riviste centinaia di volte. Pensi di averle dimenticate ma poi spuntano fuori all’improvviso. Inattese…? No, attese e guai al giorno che decidessero di non arrivare. Immagini adagiate nel e nel libro dei ricordi; immagini che ci si immagina dimenticate ed, invece, sono sempre presenti nel nostro sub conscio. Aspettano solo di essere evocate perché loro, da sempre, sono sincere e discrete. Ma non le vorresti vedere quelle immagini perché portano alla memoria, in una pseudo vita, non solo ricordi di eventi e luoghi, di tempi lontani e di gesti dimenticati ma, anche, di volti cari che, da tempo o da poco, sono diventati fantasmi. Presenti ma invisibili. Che non puoi evocare perché loro sono sempre accanto e basta un minimo ricordo, un profumo inatteso, l’odore di un cibo particolare, una parola con un significato noto a pochi, una strana atmosfera che ti sorprende all’improvviso e eccolo, il passato, seduto al tuo fianco. E non puoi farci nulla. Vorresti dimenticarlo per non soffrire ma soffriresti di più se non ci fosse. Lo guardi e non vorresti. Ma come sempre ti sorriderà e sarai costretto a ricambiare il saluto. Allora, per un’istante lungo una vita rivedrai tutto. E poi lo dimenticherai. E poi lo rivedrai ina una costante alternanza della ruota della vita fino a che anche tu non sarai un ricordo. Ed altri useranno quella “sedia” ed ogni cosa continuerà a girare fino a quando ci saranno generazioni a dare vita a quel ricordo…     

venerdì 31 dicembre 2021

Patti Smith

Lei stava aspettando una telefonata dal suo amato Fred "Sonic" Smith. Noi aspettavamo che arrivassero luci ad illuminare la strada di anni complicati. Anni di piombo li chiamarono e tali erano in alcuni momenti. Ma anche in quel marasma, in quel cataclisma esistenziale, in quelle contraddizioni politiche, in quell'apocalisse del mondo operaio e della trasformazione del lavoro, la musica era un faro nella notte, era un sicuro approdo, rappresentava un porto in cui poter passare la notte in sicurezza.

Oggi Patti Smith compie 75 anni. Anni vissuti e portati bene e a leggere la sua storia si rimane senza parole nel constatare la sua grande determinazione ad essere...Patti Smith. A vederla da vicino rende l'idea di una fragilità estrema ma leggendo la sua biografia, "Just Kids" si rimane stupiti per la sua grande capacità di arrivare laddove, poi, tutto trasformato nei suoi desideri. Una vita particolare la sua: raggiungere il successo, nel mondo del rock, maschile per antonomasia e poi ritirarsi per nove anni per vivere con la famiglia. Poi perdere marito e fratello e ritornare sulle scene, indomita e fedele a se stessa. Laica e mistica al contempo ma senza essere contraddittoria ma, anzi, mantenendo alto il senso di coerenza sia dal punto di vista artistico che umano.
grazie Patti per avere avuto la pazienza di attendere quella telefonata. Accanto al telefono c'eravamo anche noi. Giovani...come ancor più lo siamo oggi...
Auguri
e...grazie...

martedì 21 dicembre 2021

Scioperare al tempo del covid e della crisi, sociale ed economica, che stiamo vivendo, ha senso…?

Domanda semplice ma, certamente, fortemente politica. C’è che dice che era necessario. C’è chi dice che un sindacato diviso non aiuta e fa il gioco di chi non ha intenzione di cambiare alcune regole del gioco. Credo che forte è la necessità di dare dignità al lavoro e ai lavoratori. Dignità sempre più messa in dubbio sia dalla situazione che stiamo vivendo e che ha messo a repentaglio una serie di diritti acquisiti, sia per portare al centro della discussione il lavoro (e i lavoratori) in tutte le sue articolazioni e bisogni. Perché, è bene ricordarlo, l’indebolimento della rappresentanza sindacale è anche l’indebolimento della società che è sempre più divisa in più parti dove i pochi eletti vivono in maniera principesca, i garantiti da un buon lavoro/reddito (o più) non manifestano particolari lagnanze e sofferenze e, poi, c’è l’altro mondo: dai lavoratori che non arrivano a fine mese e coloro che, precari, non arrivano a fine settimana. Possiamo continuare a vedere, sopportare e subire questo stato do cose, possiamo pensare ad un futuro che potrebbe ricordare, pur con le differenze del caso e dei tempi tecnologici dell’oggi, una sorta di ritorno al mondo dickensiano…?

Le file ai centri di distribuzione del cibo, ai centri Caritas, Opere Pie, negozi solidali, mense per persone disagiate aumentano sempre più. Lo stesso dicasi per quanto riguarda il ricorso ai servizi sociali comunali. La rete di assistenza regge, per ora, ma solidarietà ed assistenza, devono essere elementi di supporto straordinario mentre, da troppo tempo, sono “luoghi” della “normalità”. Ma quella assistenziale non è la soluzione del problema ma un momento di sostegno che deve durare il tempo necessario per rialzarsi e camminare con le proprie gambe. La crisi di rappresentanza che spesso il mondo del lavoro manifesta e subisce nasce da tanti fattori. Si chiami frammentazione del lavoro, si chiami paura di perdere il posto di lavoro che spesso induce a lavorare in situazioni di pericolo. Si chiami lavori a chiamata, sottopagato, oppure il lavoro degli stagionali sfruttati come semi schiavi, come avviene nei luoghi in cui il caporalato vive e prospera.
Ma se i problemi sono evidenti a tutti e il Sindacato lo fa presente (aggiungendo alle lista delle insoluti problemi le mancanze del Governo rispetto alla nebulosità di una visione complessiva sul tema lavoro), se alcune sigle decidono di indire uno sciopero (almeno per quanto riguarda CGIL e UIL), se il malessere dato dall’incremento dell’inflazione, dall’incremento del costo energetico, dalla difficoltà all’accesso a cure rapide e efficaci, cresce sempre più, se alle domande non viene dato riscontro e alle proposte segue il silenzio, se anche i partiti di centro sinistra tacciono sull’interlocuzione con il Sindaco, quale scelta possibile rimane?
E’ chiaro che la divisione tra sigle sindacali non è un messaggio positivo, è chiaro che anche un giorno di sciopero peserà sulle buste paga, già magre dei lavoratori, è chiaro che si creeranno disagi ma…perché non avere aperto un tavolo di confronto, immediato e magari conflittuale, ma franco e aperto. Perché sentire sempre la campana di Confindustria non è il modo migliore per affrontare il problema dei bassi salari che affliggono i lavoratori. Ci sono lavoratori, laureati, che percepiscono salari minimi e tali rimangono per anni. Ci sono lavoratori che perdono il posto di lavoro con una mail, un sms, un whats app. e questo oltre che non essere etico è fortemente indegno. Perché quei lavoratori hanno bollette da pagare, figli da crescere, famiglie da mantenere. E se anche non avessero né l’uno né l’altro devono tenere dritta la barra della propria dignità che, come afferma Papa Francesco non appena ne ha l’occasione, dà senso, attraverso il lavoro, alla vita delle persone. Dignità purtroppo troppo spesso lasciata fuori dalla porta del vivere civile. Abbiamo sempre meno bisogno di “dritti” che biascicano ricette inattuabili e sempre più di diritti che emergono dalla buona politica e da una visione di lungo respiro del futuro del Paese.
Ed è bene ricordare che le bombe che hanno insanguinato l’Italia, a partire da quella di Piazza Fontana, proprio a togliere i diritti di chi li stava conquistando miravano. A chi lottava con fatica, privazioni, contraddizioni, sacrifici. Ma credeva che quella fosse una strada necessaria per consolidare la propria dignità e quella di figli e nipoti. Non dimentichiamo che quella strada è ancora da percorrere…e forse la domanda iniziale troverà risposta.

giovedì 2 dicembre 2021

Ken Loach

 Ieri sera ho rivisto “Sorry, we missed you”, l’ultimo lavoro di Ken Loach. Un regista scomodo, militante, capace di raccontare i tempi odierni alla parte dei vinti, dalla parte di coloro che stanno sempre in basso nella scala sociale. Un regista capace di schierarsi in maniera netta e decisa dalla parte di coloro che hanno la speranza del giorno-per-giorno, di coloro che avrebbero bisogno di chi li difenda e che invece, quasi sempre, si ritrovano a combattere da soli. Contro il potere, conto la sorte, contro l’arroganza dei forti, contro un capitalismo che divora le persone, il lavoro, la dignità, l’umanità nella sua dimensione più ampia. Ken Loach è un sapiente (e “triste”) lettore della modernità e da anni racconta del declino della classe operaia, della sinistra, della difesa del lavoro e dei lavoratori. I suoi film sono affreschi che raccontano storie ordinarie, storie di persone comuni, storie che potremmo incontrare nella nostra quotidianità, stori che ci appartengono, storie con le quali dobbiamo fare i conti, storie piene di dolori, di desiderio di riscatto, soprattutto di desideri inespressi. Storie anche fatte di violenza e di impossibilità ad essere liberi. Non sono storie felici quelle raccontate da Loach. M sono storie per le quali non possiamo essere indifferenti. Perchè l’indifferenza, come ben sappiamo, alla fine uccide…     

venerdì 26 novembre 2021

No Nukes concerts, Settembre del 1979

 The Legendary 1979 “No Nukes” concerts…questo il titolo dei due concerti, immortalati in un unico set, che è stato proposto in questi giorni per la visione ai fans della buona musica in generale e di Bruce Springsteen in particolare. Un set che ci riporta alla nostra gioventù…42 anni fa…una vita…Chi cominciava a lavorare in quell’anno oggi è sulla via della pensione…e basta aprire le pagine di wikipedia, leggersi il passare degli anni, guardarsi allo specchio per avere contezza che, davvero, si è trattato di una vita che si è trasformata e da giovani idealisti si è passati ad essere, magari, delusi fatalisti…Però…C’è un però…e si chiama Bruce Springsteen e E-Street Band…e non si tratta di una semplice, scontata, doverosa indicazione di un musicista e della sua band impegnati in un concerto riprodotto dopo decenni di oblio…No, qui si sta parlando di essenza della vita, di grandezza artistica, di bellezza poetica, di potenza musicale. Nel video c’è l’essenza di un artista geniale, potente, generoso, poetico, senza limiti, empatico, prodigioso, eroico…E di una band che lo asseconda in tutto tessendo, però, una grande rete di protezione con un suono tonante, con una sicurezza disarmante, con una facilità nel dare corpo e sostanza alle follie di un giovane trentenne (in uno dei due concerti festeggiò, per modi di dire, il 30° compleanno…). In questi due concerti, trasformati in un set completo, è condensata una mitologia…La mitologia dei concerti senza fine e limite; la mitologia di una dimensione di band/famiglia mai vista in precedenza, la generosità a non lasciare nulla di intentato per fare divertire il pubblico, la grandezza delle canzoni che, come icone, entrano sotto pelle, arrivano al cuore.

La struggente “The River”, la notturna “Jungleland”, l’allegra e movimentata “Sherry darling” con quel sax che tritura il cuore, l’infinita storia di “Rosalita”, pantomima strepitosa. E poi…una “The promised land” che ti strappa il cuore, “Prove it all” travolgente  e “Badlands” divisa tra il dolore e il riscatto. “Born to run” e “Thunder road”, pietre miliari, canzoni senza tempo, senza macchia. Canzoni per vincere la paura. E le classiche perle tratte da borsa altrui. “Stay” con la tenera presenza di Tom Petty e Jackson Browne. Il “Detroit medley”, sempre imperioso; “Quarter to three” dell’amico Gary U.S. Bond” e “Rave on” a chiudere il sipario. Un concerto sudato, con salti da atleta, con un immenso dispendio di energia, con lo sguardo pieno di gioia, di voglia di stupire e di divertirsi e divertire. Un grande concerto che posto in un momento cruciale della carriera di Springsteen e della E-Street Band: il torur del 1978, leggendario davvero con la presentazione di “Darkness on the edge of town” e quello del 1980 che porterà al mondo il grande “The River”.

Quel ragazzo si farà uomo sui palchi di mezzo mondo e diventerà il più grande performer mai esistito. Perché con lui c’era e c’è una band che lo ha assecondato in ogni volere. Con maestria e capacità tecnica e artistica di grande livello. Una band è una alchimia e in quella band ce n’era da vendere. E chi è arrivato dopo non ha fatto che proseguire il lavoro di chi c’era prima. Stevie Van Zandt, consigliere, grande musicista, straordinario arrangiatore, accanto a lui con ritmo e talento. Clarence “Big Man” Clemons, a sparare assoli tonanti e a tessere note di armonie eleganti e struggenti. Roy Bittan, il professore preoccupato nel vedere il suo pianoforte traballare sotto il peso di Bruce. Max Weinberg, a dare tempo e ritmo con potenza e, insieme, straordinario swing. Garry Tallent, l’uomo del tempo assoluto, preciso e sicuro. Il fantasma Danny Federici, con il suo Hammond B3 a creare armonie irripetibili perché suonate solo per quell’occasione…Poi verranno Nils Lofgren, con il suo talento chitarristico, Patti Scialfa, ad accompagnare con chitarre e voce, Suzy Tirrell, ad ingentilire con il suo violino. Verrà anche il tempo di Charlie Giordano a prendere il posto di Danny e quello di Jacke Clemons, l’incredibile nipote di “Big Man”, per ricreare il suono leggendario di quel sax…      

Ma quel concerto del 1979 è proprio una sorta di chiave di volta che porta il 1978 nel 1980 e i nostri sogni nel mondo della infinita eternità. E una volta tanto la parola leggenda non è stata scritta invano…

giovedì 11 novembre 2021

Stadio si, stadio no, stadio...mah...


Qualche osservazione sulla delibera 1379 del 5.11.2021 della
Giunta Comunale di Milano sul tema nuovo stadio di calcio.

Premesso che prendere decisioni su temi complessi e potenzialmente divisivi non è come raccontarsela al bar, prendo spunto dalla nuova delibera che la Giunta di Milano ha predisposto sul tema del possibile nuovo stadio e nella quale si indica l’interesse pubblico. Che non significa che lo stadio nuovo si farà, ma che si è avviata la procedura tecnica, giuridica e istituzionale per capire se la proposta (proposta, non progetto, almeno per il momento) possieda i presupposti per proseguire nella discussione con le squadre. Ad ogni buon conto il processo non finisce certamente ora. Comunque, al fine di immaginare un ragionamento ponderato e non da “tifoso”, ho ritenuto opportuno fare alcune puntualizzazioni.

martedì 9 novembre 2021

Battista, ciao...


Oggi nella chiesa parrocchiale di Sant’Elena, del borgo di Quarto Cagnino, a Milano, si è celebrato il funerale di Ariodante Adorni, più conosciuto come Battista, oppure come “el prestinèe de Quart”.

sabato 6 novembre 2021

Battista1


Quando vieni a sapere che una persona che stimi ha lasciato questo mondo, la prima reazione è che si tratti di una notizia ma che non sia vera.

lunedì 1 novembre 2021

Estinzione


Nella serie di X-Files ci sono due episodi dal titolo “La sesta estinzione” riprendendo la lettura della storia del nostro Pianeta che, in cinque differenti stagioni temporali, avrebbe visto la vita all’epoca presente (dinosauri inclusi) scomparire. Per poi riprendere in una logica misteriosa o soprannaturale…questo rimane oscuro oppure un atto di fede.

domenica 31 ottobre 2021

Lo stadio Meazza di Milano


Alla fine la decisione sull’area dello Stadio Meazza è stata presa e da quello che abbiamo potuto leggere le squadre avrebbero accettato di costruire, accanto allo stadio nuovo, un complesso di edifici comprendendo un hotel, un blocco uffici e un centro commerciale. Il tutto secondo gli indici del vigente Piano di Governo del Territorio, come richiesto dal Comune e non secondo la legge sugli stadi, come previsto e sperato dalle squadre. In sintesi questi edifici potranno essere costruiti con metà della volumetria richiesta. Da parte sua il Comune di Milano accetta l’abbattimento, di circa tre quarti, dello stadio Meazza e la sua rifunzionalizzazione con aree attrezzate per gli sport minori, spazi verdi, ambiti di intrattenimento. Il tutto per far sì che l’area interessata possa essere vissuta tutti i giorni e non solo per la presenza di eventi sportivi.

domenica 24 ottobre 2021

Il concerto


Domenica 26 settembre, Spazio Teatro 89
ha ospitato una serata speciale. Era stata pensata come presentazione del mio programma elettorale e del lavoro svolto negli ultimi cinque anni in Consiglio Comunale. Si è invece trasformata in una serata di allegria, chiacchiere, risate, serenità e tanta, tanta musica. Due ore trascorse nella dimensione del divertimento.

elezioni comunali


I
l centrosinistra ha vinto nuovamente le elezioni a Milano e chi scrive tornerà in Consiglio Comunale per continuare a servire la città.
Un monito però è opportuno lanciarlo a tutti coloro che oggi festeggiano, giustamente, la vittoria.

Covid


A scanso di equivoci premetto che sono vaccinato dal mese di Maggio. Il prodotto era Johnson, unica dose. Nessun effetto collaterale. L'introduzione del green pass, che ovviamente possiedo, ha posto i non vaccinati (che sono tali per le più svariate motivazioni, molte a me comprensibili altre no...) in una condizione di forte difficoltà. In particolare i lavoratori che devono fare tamponi distanziati, brevemente, nel tempo. Al di là dell'impegno economico, noto che vi è un problema nel reperire i luoghi (farmacie) in cui è possibile fare il test in tempo utile per la migliore gestione delle dinamiche del lavoro.

Dato che la Costituzione afferma, al suo primo articolo, che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, mi chiedo perchè non si sia pensato di mettere a disposizione, come già fatto in precedenza, degli appositi hub per l'esecuzione, magari pagando anche meno di quanto a doversi alla farmacia, dei tamponi nei confronti di chi teme di vaccinarsi. Temo che, purtroppo, questa mancanza di opportunità sarà un elemento di rancore sociale molto più profondo rispetto all'obbligo del green pass.