lunedì 16 luglio 2018

Il silenzio e lo Spirito

E’ il 2003…In Brasile si chiudono, a Porto Alegre, i lavori del Forum Sociale Mondiale. Nel documento conclusivo si chiede il rigetto del principio della guerra preventiva e l'utilizzazione da parte dei paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU di un "veto per la pace". Invece il Presidente USA, George W. Bush si appresta ad invadere l'Iraq. Sempre negli USA lo Space Shuttle Columbia esplode nella fase di rientro a terra. Muoiono tutti e sette gli astronauti. In Iraq scaduto il termine dell'ultimatum, alle 3:55 del mattino cominciano i bombardamenti su Baghdad e sul resto del paese, le forze statunitensi e britanniche entrano in Iraq dal Kuwait (ha inizio la Seconda guerra del Golfo). In poche settimane le truppe USA entrano a Baghdad. In Arabia Saudita, 15 attentatori suicidi sauditi a bordo di automezzi carichi di esplosivo attaccano tre complessi residenziali a Riyad abitati prevalentemente da occidentali, provocando la morte di 35 persone. In Europa viene sottoscrittala prima bozza della Costituzione europea, che formalizza per l'Unione, tra gli altri, un inno: la Nona Sinfonia di Beethoven. Per la quinta volta consecutiva, lo statunitense Lance Armstrong vince il Tour de France. (nel 2008 verranno cancellate tutte le vittorie ottenute dal 1998 a causa del doping). La Libia ammette la sua responsabilità nell'attentato di Lockerbie del 1988 e proclama la rinuncia al terrorismo. Un black out causato da un guasto avvenuto in Svizzera lascia l'Italia intera al buio per una notte di Aprile…Risulterà essere il più importante black out che abbia mai interessato il Paese. Michael Schumacher vince per la sesta volta il campionato del mondo piloti di Formual 1 superando il record assoluto di Manuel Fangio. Un barcone di clandestini naufraga al largo di Lampedusa; settanta immigrati affogano tra le onde. Non sarà l’unico…Attentato suicida a Nassiriya, in Iraq, contro il quartier generale dei Carabinieri, rimangono uccisi 19 italiani: 12 Carabinieri, 4 militari dell'Esercito Italiano, 2 civili iracheni. Un altro militare ferito nell'attentato muore tre giorni dopo. I feriti sono in tutto 140. Attentato ad Istanbul contro il consolato britannico (27 morti) e una banca inglese. In Iraq le forze speciali catturano l'ex presidente iracheno Saddam Hussein ad Al Daur, una località vicina a Tikrit, la sua città natale. In Iran un terremoto del sesto grado della scala Richter devasta l'antica città persiana di Bam causando 28.000 morti (ma secondo alcune fonti le vittime sarebbero almeno 50.000).

Per Finardi è tempo di concerti e di progetti nuovi. Quello denominato “Il Silenzio e lo Spirito” si pone tra il precedente “O Fado” e il successivo “Il cantante al microfono”. Tre lavori totalmente diversi ma fortemente caratterizzati dall’alto tasso artistico e di qualità complessiva. Ci sono brani di altri artisti in questo lavoro ( e tre brani dei suoi accompagnatori) tutti giocati, però, sul medesimo filone: spiritualità ed introspettività. E questa scelta è evidente nell’analizzare i titoli dei brani scelti e dei relativi autori e, cosa non secondaria, l’aver deciso di registrare il tutto dal vivo (nel Salone delle Feste della Casa di Salute Raphael di Roncegno, il 25 Ottobre del 2003) e di dedicare l’album a suo padre, Enzo Finardi (1909-2003), indicato come un uomo giusto….

L’inizio di Oceano di silenzio è colmo di mistero, con i fiati di Giancarlo Parisi a fare da apripista alla voce di Finardi ed il suono del pianoforte di Vittorio Cosma che più battiato oriented di così non si potrebbe. La voce è morbida e sinuosa ed entra nelle pieghe della fantasia rendendo possibile la comparazione con l’originale e non sfigurando assolutamente. Questo brano sarebbe stato certamente “scivoloso” per chiunque non abbia la classe e l’esperienza di Finardi.

The land of plenty è un brano scritto da Leonard Coehn, con Sharon Robinson. Pur non essendo uno dei suoi più noti, rende certamente l’idea della bravura dell’autore canadese. La versione proposta è lieve e si appoggia sulle note del pianoforte e del sax, con un bel giro armonico che rende morbida l’economia musicale complessiva ed allieta l’economia del brano. Una bella lettura che si confronta con una vocalità certamente determinante come quella di Coehn ma senza cadere nell’imitazione (impossibile ma non necessaria…).

Un tradizionale, riarrangiato nel 1971 da David Crosby, è Orleans che si apre con il suono della chitarra di Saverio Porciello e con quello delle note ancestrali suonate da Parisi. Anche questo brano è una sfida alla versione di Crosby che, come noto, è dotato di una vocalità unica (come anche l’artista milanese…). La parte dell’intermezzo musicale che accompagna la voce di Finardi è strepitosa e ficcante, piena di suggestioni e nostalgia e pare spalancare lo sguardo su una visione mistica, fatta di infinito. Il suono del flauto si innesta in maniera mirabile con quello di paino e chitarra (e violoncello) dando al tutto un senso di straordinaria visionarietà e profondità. Al “vecchio” David sarebbe piaciuta…

Aperto dal suono di un flautello è Il ritorno di Giuseppe, brano di Fabrizio De Andrè presente sull’album “La Buona Novella”. La voce di Finardi si appoggia alle note del pianoforte che si mostra, insieme al flauto, come elemento essenziale per la conduzione di un brano straordinario per intensità ed immagini evocate. Anche in questo caso la scelta è coraggiosa ma Finardi la vince senza esitazioni. Il pianoforte di Cosma regala passaggi “solo” di grande brillantezza con un tocco “classico” quasi inaspettato. Il brano mantiene inalterata la sua emozione e la sua capacità di arrivare al cuore di chi ascolta…La voce e la capacità interpretative di Finardi sono, qui, esaltate al massimo, mentre il pianoforte ed il violoncello fanno da tenue tappeto sonoro ad un testo di grande pathos ed, insieme, infinita delicatezza…

Inattesa l’idea di proporre la Corale della cantata BWV 147 di Johan Sebastian Bach, con il flauto, il pianoforte ed un pizzico di violoncello a dare il giusto supporto evocativo al testo cantato, in tedesco, da Finardi. la musica è quanto di più melodioso mente umana abbia potuto creare e che i musicisti impegnati a fare rivivere riescono a mantenere nell’opportuno livello di grandezza musicale…

Arenal è un brano originale di Saverio Porciello e si apre con il suono della sua magica chitarra acustica, in chiave quasi jazz, accompagnato dal pianoforte da suono nitido e puntuale. Le percussioni suonate da Cristiano Calcagnile si “alleano” al flauto di Parisi, creando, insieme a tutti gli strumenti, un’atmosfera piena di libertà, figurando, dinnanzi a che ascolta, una serie di immagini ed orizzonti ricchi di sfumature ed atmosfere ricche e coinvolgenti. La chitarra di Porciello cuce note su note in perfetta simbiosi con il pianoforte di Cosma.  Il tutto con una classe davvero sopraffina da parte di tutti i musicisti con Finardi, per questa volta (e non sarà l’unica…) alla finestra….

Arriva anche il momento della proposta di Vittorio Cosma per un suo brano originale. Si tratta di Una scala per la luna che, grazie, ovviamente, alle note del suo pianoforte ed alle armonie del violoncello, propone un suono d’atmosfera che si mostra quasi in modalità colonna sonora…Grande atmosfera per un brano “minimale” ma che, pur nella sua brevità, riesce a rendere l’idea della bravura di questo grande musicista. 

E dopo essere rimasto alla finestra anche nel brano precedente, Finardi ritorna con una vocalità blues ed introduce un brano tradizionale, Motherless child, che a Woodstock Richie Havens trasformò nell’interminabile Freedom…Voce diretta e potente, come una sorta di canto fermo che il solo pianoforte a sussurrare in lontananza piccole e scarne note…In questo brano la vocalità blues di Finardi ha modo di dispiegarsi in maniera inconsueta e la sua ricchezza di sfumature renderà noto, agli ignari, della sua grande passione per questo genere musicale…

Arriva anche il momento del brano “personale” di Giancarlo Parisi che con Danza di Eolo mette in campo tutta una serie di strumenti a fiato dai contorni ancestrali. Dire che Parisi suoni “solamente” i fiati è riduttivo perché la sua è una ricerca sonora profonda che cerca di andare a scavare nell’intimo dell’uomo e delle sue sensibilità. Perché è noto che gli strumenti ancestrali sono quelli di tipo percussivo e quelli di natura “soffiante”…E l’artista siciliano mette in mostra, tra i vari strumenti, quello forse che maggiormente lo rappresenta, la zampogna, al cui magico suono nessuno può sfuggire (così come a quello della cornamusa). Un suono vibrante, quasi umano, che ti entra nel cuore e dal quale non si riesce a sfuggire…    

Chitarra acustica arpeggiata e un suono di flauto vibrato…poi entra la voce di Finardi e Hallelujah, brano immortale di Leonard Coehn, si palesa in tutta la sua bellezza, sostenuto dal pianoforte di Cosma. Un brano delicato e potente al contempo, che potrebbe distruggere una carriera se mal interpretato, e che si pone in maniera autorevole tra le migliori versioni mai proposte. il passaggio del flauto a metà del brano lascia prendere fiato a chi canta e a chi ascolta perché l’emozione trasmessa e ricevuta va dosata perché troppo potente. il finale musicale lasciato al suono dei fiati, delicati e mai invadenti, è un piccolo gioiello di bravura…

Come in uno specchio è l’unico brano firmato da Finardi presente nell’album. E ci sta alla perfezione…L’inizio propone un suono morbido dal pianoforte, suonato con delicatezza, e poi, subito dopo, si apre la melodia del brano con la voce di Finardi che si propone quasi fosse uno strumento. Il suono vocale è modulato e gestito con grande perizia artistica e si insinua tra le note con grande maestria. Passano immagini di vita comune davanti agli occhi e le note degli strumenti riescono a rendere il brano ancora più suggestivo di quanto già, potentemente, non sia. Questo brano è perfettamente inserito all’interno della struttura dell’album e sottolinea quanto la caratura artistica di Finardi sia ampia e capace di entrare in sintonia con tutti i possibili stili musicali. Una grande versione di un brano strepitoso che termina in maniera tenue ed ipnotica…

Parlando di Spirito non poteva mancare un brano di speciale e specifica caratura musicale. la scelta è caduta su Adeste Fideles, uno dei brani natalizi per antonomasia, di cui è ignoto l’autore trattandosi, probabilmente, di una ballata popolare irlandese del XVI° secolo. Questo gioiello di cultura popolare è rivisitato con il contributo di tutti e quattro i principali musicisti presenti nell’album. Il suono del pianoforte introduce le note di un brano noto dovunque. Il canto di Finardi ed in inglese, è delizioso e potentemente impostato sull’atmosfera natalizia, con il suono del violoncello che costruisce un delicato tappeto sonoro ad un brano magico, senza tempo e che, credenti o meno, ha sempre colpito per la sua potenza immaginifica…

Chitarra acustica e sax sono l’intro di Ave Maria fadista, altro brano sacro presente nell’album (proveniente dall’album “O Fado”). La voce di Finardi è virata al portoghese e l’atmosfera del brano è brillante, gioiosa e, all’insieme malinconica, come ben confermato dal suono arpeggiato della chitarra di Porciello che duetta con l’accompagnamento del pianoforte. il suono delicato, morbido, spirituale del sax di Parisi accompagna il brano verso l’uscita di scena, a perfetto compimento di un lavoro davvero di classe sopraffina…   
         
Un lavoro inatteso ma di grande qualità che manifesta l’insofferenza dell’artista milanese a schemi discografici che non gli appartengono. L’età cresce, ma la ribellione, rimane…


domenica 8 luglio 2018

recensione dell'album "Secret streets"


E’ il 1982, il terrorismo continua nella sua folle corsa anche se la disarticolazione delle Brigate Rosse e di Prima Linea è in corso. Nei cinema viene proposto “E.T. l'extraterrestre di Steven Spielberg, e “Blade Runner”, di Ridley Scott ed è un gran bel vedere. Le televisioni private iniziano a crescere ed un network di 18 televisioni locali crea Italia 1. A fine anno la rete sarà ceduta a Silvio Berlusconi. Analogamente il gruppo Mondadori lancia il canale televisivo Rete 4. Anche questa finirà nelle mani di Berlusconi che, con Canale 5 diverrà concorrente della RAI. e “il bello” verrà un decennio dopo…In Siria avviene il massacro nella città di Hama da parte dei soldati di Hassad, padre. Trentacinque anni dopo la Siria vedrà altri massacri da parte di Hassad, figlio. Nella parte meridionale del mondo l’esercito argentino invade le isole Falkland. La Gran Bretagna non la prende bene ed invia un contingente militare per riprendersele. In Sicilia la mafia uccide il segretario regionale del PCI, già parlamentare, Pio La Torre. Nello stesso anno verrà assassinato il generale Carlo Alberto dalla Chiesa,  sua moglie e l’agente di scorta. Subito dopo Il Parlamento Italiano approva la legge Rognoni-La Torre che introduce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Di lì a poco il boss mafioso Tommaso Buscetta, arrestato in Brasile, avvia la collaborazione con la magistratura italiana ed in particolare con il giudice Giovanni Falcone. La Formula 1 perde uno dei suoi piloti più iconici: Gilles Villeneuve che muore nel Gran Premio del Belgio. Le forze armate israeliane invadono il Libano meridionale. Questo evento, oltre alle vittime dirette, porterà alla strage dei campi profughi di Sabra e Chatilla da parte dei miliziani libanesi. In America viene presentato il mitico antesignano dei PC casalinghi, il Commodore 64. Il suo costo è di 595 dollari…A Londra viene ritrovato impiccato, sotto un ponte, il cadavere di Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano…mentre nelle campagne di Firenze avviene il quinto duplice omicidio ascrivibile al cosiddetto mostro di Firenze. Negli Stati Uniti viene resa nota l’esistenza dell’AIDS, (Acquired Immune Deficiency Syndrome). Ci saranno, per anni, molti guai in tutto il mondo…Sempre negli Stati Uniti viene prodotto il primo Compact Disc che “ucciderà” cassette e vinile, ma quasi quarant’anni dopo….Nel Principato di Monaco: la principessa Grace Kelly muore a seguito di un incidente stradale. Aveva solo 52 anni ed era entrata nel mito…Nell’ Unione Sovietica muore il segretario generale del Partito Comunista, Leonid Brežnev. Al suo posto arriverà Jurij Andropov, ex capo del KGB. Non durerà per molto… Viene  pubblicato “Thriller di Michael Jackson, l'album di musica più venduto di tutti i tempi.

E Finardi…? L’artista milanese è andato ad abitare a Carimate, nei pressi del Castello finto medioevale che ospita gli studi di registrazione “Stone Castle”. Studi di alta qualità “inventati” dal discografico Tony Casetta; studi in cui si registreranno importanti album della musica italiana. Studi che vedranno anche la presenza del più noto art director italiano, Caesar Monti, pseudonimo di Cesare Montalbetti che lì, tra l’altro, lavorerà al seguito di vari musicisti al fine di inventare le più iconiche, bizzarre ed originali copertine degli album di musica italiana (e non solo) degli anni ’70 (e non solo…). Ma abitare a Carimate significa anche registrare nei locali studi di incisione e così, nel 1992, Finardi produce “Secret Streets”, un album decisamente rock e cantato tutto in inglese, con i testi scritti sia da Finardi, come ovvio che sia, che da Mark Harris e Valerio Negrini, coadiuvato da una band di turnisti “tostissimi” di cui la maggior parte di origine aglo-americana. Valerio Negrini, tra l’altro, aveva supportato Finardi ai testi per l’album uscito l’anno precedente e chiamato semplicemente con il cognome dell’artista milanese e qualcuno di quei brani sarà presente, tradotto, nel nuovo lavoro.

Hostages, versione inglese di Trappole inizia subito a dare il senso dell’album, potente e ritmico, con il campionatore ed il sequencer di Gigi Tonet che gestite l’atmosfera complessiva del brano. Il basso di John Gustaffson è tonico e rotondo ed accompagna in maniera felice la ritmica della batteria suonata da Aldo Banfi. La voce di Finardi è potente, rock, ma sobria e mai “esagerata”. Il brano è coinvolgente con la chitarra elettrica di Ray Fenwick che lavora in una sorta di doppio binario sonoro. Hostages! You're all hostages on earth You've been betrayed and you won't be tried. It doesn't matter now who's wrong or who lied You're all hostages! You're all hostages from birth! You've got a tickin' bomb inside and you pretend you're just along for the ride”. Il testo è forte e duro, una sorta di grido di allarme verso una omologazione che, allora si intravvedeva all’orizzonte e che solo qualche anno dopo avremmo scoperto nella sua potente e deflagrante pericolosità. Now the ugly duckling he got his beak in every ballot box in republics and kingdoms, protectorates, states and blocs but now he craves total control. He's gonna fleece the preachers and them flocks he's gonna rip off all the hicks in the sticks, all the Joneses, junkies and jocks”. Vuoi essere un ostaggio anche tu oppure vuoi essere libero? sembra voglia dirci Finardi. Spesso l’impressione è che la risposta sia un imbarazzante silenzio…

Inizia con ritmo reggae Corinna, con il basso che si trascina tutto il resto degli strumenti, insieme ad  un clarinetto asciutto ed efficace suonato dal grande Lucio Dalla “Corinna my old friend I've got no more ears for you to bend or hands to lend. So put out your cigarette end I've got no more time to spend with you Corinna my friend. Hey babe, we had the wildest time nobody in the world could be more pleased than I'm but now I hear the clock. I hear it start to chime The joke is over but just in time”. Il brano è la riproposizione di Valeria come stai? e si incammina sullo stesso percorso sonoro della versione in italiano. Un brano lieve, ritmato, sincopato, che assorbe realmente i suoni dell’epoca e si lascia come cullare in una sorta di ipnotico incedere che viene, per un istante, spezzato dall’intervento delle tastiere e, ancora, dalla melodia del clarinetto. Corinna don't be mean please  Corinna let's not make this a messy scene I mean don't you think I haven't seen. We both know where you've been..So leave and keep it clean please Corinna….It's been a grand affair, in fact it made me think that there was something there, but now I see you yawning in your chair Corinna are you really there? Are you there baby?”. E’ la ricerca dell’amata e del timore che possa (s)fuggire…  

“Bright city lights, in black city nights scream of nasty delights, just out the sight you here the sounds of a fight It's just deep city fright. Why don't they all calm down? Why don't they all calm down? Secret streets in the heart of town, Secret streets with nobody around”. Questo l’incipit di Secret streets, il brano che dà il titolo all’album, con un taglio molto americano. La chitarra elettrica che appare all’inizio è morbida e con un tiro dolcemente blues. L’atmosfera è notturna e, a parte la voce, ovviamente differente, l’ombra di Tom Waits sembra apparire dietro le tende di un immaginario sipario. Le tastiere morbide e languide, suonate da Derek Austin e Mike Moran, seguono il filo del canto delicato di Finardi. “Cars in the night like sharks cruisin' to bite. Hey kid hide from the light waiting at the door I hear junkies looking to score always cravin' for more. Why don't it all break down? Why don't it all break down? Secret streets in the heart of town, Secret streets with nobody around”. Un bel brano di pregevole fattura, dal taglio anglo-americano, poco italico ma centrato rispetto all’insieme dei brani chef anno parte dell’album. La chitarra elettrica sa essere decisa ma poco appariscente, capace di stare nei binari di un suono molto sognante e quasi onirico.

L’intro del brano, dato dal suono secco della batteria di May Day è organico alla modalità di suono richiesto dal brano, anch’esso presente nell’album precedente e tradotto in inglese. Un brano molto rock e l’epoca fortemente intrecciato con ritmiche alla “Clash”“T.V. blinks out over Europe, the final show has run the moon is waiting for the take-off of the kamikaze sun. Every nation is nodding, with their governments on the run. Tossing and turning the night away in the sights of the rock'n'roll gun.”. Le tastiere accompagnano il ritmo e contribuiscono a creare un’atmosfera di complessiva compattezza grazie alla gradevolezza del climax che il brano sa creare. “Nightmares of tribal rebellion of the radioactive young from every corner of the EEC, where electric guitars are strung. Strange electric weapons, fire frequencies to the head while the Old World loses power. Rock-bands have occupied the land a generation brought to boil cause they refuse to be bought and sold for a couple of barrels of oil to have their future decided by a man in a dark-grey suit but now the rhythms of the streets invade his dreams of power and loot”. Anche questo brano lo si potrebbe immaginare care come una sorta di brano-alert rispetto a quello che si andava a costruire, non solo  intorno al mondo giovanile, ma alla società tout court. i segnali c’erano e Finardi li aveva captati trasformandoli in canzoni…

Ha un bel ritmo e tiro sonoro Rock seeds, un brano tipicamente finardiano nella misura in cui l’artista Milanese si “ricorda” delle sue radici affini al rock ed al blues e viene assecondato, come meglio possibile, dalla band che lo accompagna al fine di rendere al meglio le sonorità che vogliono fare emergere per rendere ancora più evidente questo aspetto musicale di Finardi. Il basso è imponente e duttile e guida le danze, mentre le tastiere danno il loro apporto, molto discreto ma essenziale ”Come on little boys and girls. From London to Japan, From New York to Milan Everybody wants to get inside a band!” La chitarra elettrica interpreta al meglio il ruolo di trascinatrice del brano e rende ancor di più movimentato il castello sonoro complessivo. Rock seeds were sown, now the fruits have grown. Rock tree is strong so keep on rollin’ on. Rock seeds were sown now the fruits have grown. Rock tree is strong, so keep on rockin’, keep on rollin’ on”. E’ il rock il soggetto principe del brano e la musica sa rendere evidente questa dinamica, questa scelta, questo orientamento.   

L’intro di Love to Make Love to You è una rullata della batteria di Les Binks,  che introduce un delicate ritmo reggae, saltellante, tra basso e batteria, per una sorta di ballata che si orienta, nel prosieguo del brano, verso un suono saltellante e rock ma senza disperdere la chiave originaria del ritmo che riporta ad alcune sonorità dei Police, ai tempi molto in voga ed apprezzate. Di qualità il lavoro delle tastiere che, senza invadere il campo, danno corpo alla melodia pur rimanendo in secondo piano…I’d love to make love to you would you love me to make love to you too. I don’t wanna beat around the bush but at the same time I’m not the type to push? cause I just wanna make love to you. Well every time you walked into town I tried to garb your attention I tried playin’ cool I trid comin’ on strong but you never looked my direction…1 and 2 love to love you, 3 and 4 I’ll always love you more, 5 and 6 when you do your trix, 7 and 8 wait! Too late!” Un brano originale e di gradevole ascolto che si inserisce bene nella costruzione complessiva dell’album.   

Beyond the Icy Rings of Saturn è la versione in inglese di Oltre gli anelli di Saturno e dell’impostazione di questo brano viene mantenuta l’integrità. E’ un brano cadenzato e quasi misterioso nei suoi movimenti ritmici. Scuro, denso, intenso che fa immaginare un lungo viaggio verso, appunto, gli anelli di Saturno ed oltre…Il ritmo si apre e si accentua con il suono del basso pulsante e morbido, a generare una sorta di attesa, di aspettative per ciò che verrà dopo. Will only comets fly beyond the moons of Mars? And only dust sail the cosmic breeze? Will war destroy us all and send us among the stars before we learn their mysteries?...
The hours approach for the final decision in the plans for the total war there can be no revision. The missiles are poised with fatal precision if they hit not a living thing will ever have the vision”.
La chitarra elettrica diventa una sorta di navicella che trasporta gli ascoltatori nel viaggio intergalattico facendo viaggiare anche la mente verso il mondo ed il tempo dei cosiddetti Corrieri Cosmici di teutonica memoria….ma quella è un'altra storia…perché comunque “Lift your head to the sky hear the star-clusters sing To all the children of the universe a song that sings beyond the icy rings of Saturn we'll step across the threshold of infinity…”.

Tastiere e sezione ritmica in apertura sono il marchio di fabbrica di Warsav, un bel brano rock addolcito, oltre che dal suono delle tastiere, anche dai passaggi del sequencer che taglia le linee ritmiche del brano dando al tutto un senso di ariosa vitalità. La voce di Finardi è intensa ed impostata, ricca di sfumature, con alle spalle il suono in stile “anni ‘80” ma senza perdere la sua integrità e la sua originalità. Closing time is hours past the buses and the trams suspended even drunks are off the streets and call-girls' phones are disconnected and they've shut the bakeries. They've boarded up the printing presses an they've put on silencers. So you will never know how many, were caught after curfew...You know roadblocks ring the city's center night patrols are on the highways waiting at the exits and along the backroads in the country, and they've shut the dailies down they've taken over all the networks and they'll monitor the news so you will never know how many were caught after the curfew...”. E’ il 1982 ed il tempo sta cambiando e non ci vuole il metereologo a capirlo, avrebbe detto Dylan, e questi anni ’80, vituperati ed ora molto rimpianti, rendevano, attraverso le sonorità che venivano create, il senso ed i segni di quanto accadeva intorno a noi….

Il pianoforte suonato da Mark Harris apre A Blues for the Eighties  ed introduce la voce di Finardi per questo blues dedicato proprio agli anni ’80. I want my children to be healthy and strong want'em to grow up knowing what's right from what's wrong want my children to remember this song, want their love to last steady and long. But when they'll ask the truth of me I'll sing'em a blues for the nineteen-eighties, I'll show'em the lands and I'll show'em the seas but I'll giv'em optimism in minor key.”. Come in altre occasioni Finardi lancia lo sguardo verso il mondo delle generazioni successive. il canto in inglese gli lascia la possibilità di utilizzare le batture del blues e, comunque, di poter spaziare con le liriche secondo stilemi e canoni non legati alla parola cantata in italiano. “I want my children to have freedom to roam want'em to know that this earth is their home I want my children to be happy and free more than I was ever allowed to be. But if they ask the truth of me I'll sing'em a blues for the nineteen-eighties I'll show'em the lands and l'il show'em the sea I'll have to give'em optimism in minor key, yeah I'll show'em the birds, the fish and the trees. And I'll have to sing'em Optimism in minor key”.

Il viaggio nelle strade segrete è terminato e Finardi è riuscito nell’intento di costruire un album in inglese al fine di rendere manifesta la sua grande passione rock & blues. Un album sottovalutato, “Secret streets”, quasi che scrivere in inglese (tra l’altro sua seconda lingua corrente…) fosse una sorta di “eccesso” mentre, invece, quella è la lingua del taglio rock blues e questa modalità musicale è nelle naturali corde dell’artista milanese. Gli anni ottanta ormai sono iniziati. Sono gli anni del cosiddetto “Edonismo Reaganiano”, della “Milano da bere” e del “Craxismo diffuso”. Si cerca di allontanarsi dal virus del terrorismo ma saranno le mafie a tenere banco, negli anni successivi, nelle cronache del nostro Paese e di lì a qualche anno i grandi partiti che avevano gestito e guidato il Paese dal dopoguerra saranno cancellati ed altri attori si affacceranno alla Storia grande così come alla storia minima. E Finardi, nella storia della musica…ci sarà ancora per molti anni…per nostra fortuna……



giovedì 21 giugno 2018

Bruce a Milano, la prima volta...


Era il 21 Giugno, la vita era in divenire. Tanti anni alle spalle e molti altri, con vicende differenti, all’orizzonte. Poi arrivò “lui” e bussò alla porta. A tante porte, avvisando che sarebbe venuto trovarti. A Milano. Sarà il 21 Giugno, nella sera del solstizio d’Estate, disse…Tu non ci credi ma, alla fine, scopri che è vero e ti prepari. Leggi, ascolti, studi. Ti impegni perché vuoi andare preparato all’appuntamento. Sai che suonerà a lungo, sai che ci saranno tanti altri insieme a te, e non vuoi, non puoi, fare una brutta figura. Quando arrivi sul posto ti accorgi del fiume di persone presente in quel luogo, di quanti dialetti sparsi per le file, nell’aria, per terra. Ascolti la musica provenire dalle auto, dai registratori portatili…senti tanti dei presenti che cantano, ridono, si abbracciano…C’è un’aria di elettrica felicità che contagia tutto e tutti. Non sembra nemmeno di essere a Milano ma in una sorta di apertura “spazio-tempo” dove ci si vorrebbe fermare per sempre, dove tutto sembra sospeso nell’aria e si respira la gioia della comunità. Ma sai che quello è solo un sogno e quello che stai vivendo insieme a tutti gli altri sarà soltanto un momento della tua vita e poi…

L’attacco di Born in the U.S.A. arrivò diretto, come un pugno nello stomaco e lo stadio tremò, il cuore sussultò, lo spirito si trasformò e da quel momento arrivò un torrente di note a spazzare via ogni tristezza, ogni malinconia, ogni depressione, ogni dubbio, ogni delusione e 60 mila (o forse più) persone diventarono una sorta di corpo mistico votato alla venerazione dell’uomo che, sul palco, circondato dai suoi fidi “chierichetti”, celebrava la santa messa del rock…Era il solstizio dell’estate del 1985 e la musica, e le liriche delle canzoni, invasero ogni poro della pelle dei presenti, battezzando tutti i “fedeli” presenti affinchè fosse chiaro a tutti che, da quel momento, un patto era stato sottoscritto e che non si poteva più tornare indietro. Era già accaduto, certamente: era stato l’11 Aprile del 1981, nel pieno del “The River Tour”, ma lì si era in terra straniera…Qui invece no, qui si era a casa, qui si era protetti, qui si parlava una medesima lingua, qui si era ancor più consapevoli che la magia non si sarebbe interrotta. Erano passati quattro anni da quella sera zurighese, non c’era più Little Steven e al suo posto era arrivato Nils Lofgren ma, di lì a qualche anno, il fido amico del Boss sarebbe tornato a sistemarsi alla sinistra del suo amico di una vita…La scaletta fu una iniezione di energia…Dopo l’inizio “atomico” di Born in the U.S.A. giunsero a scaldare i cuori, come una cascata di felicità, Badlands; Out in the street; Johnny 99; Atlantic city; The river; Working on the highway; Trapped, Prove it all night; Glory days; The promised land, My hometown; Thunder road; Cover me; Dancing in the dark; Hungry heart, Cadillac ranch; Downbound train; I’m on fire; Because the night; Backstreets; Rosalita (Come out tonight); Can’t help falling in love; Born to run; Bobby Jean; Ramrod; Twist and shout/Do you love me?; Rockin’ all over the world

Il concerto finì in un tripudio di canti, grida, abbracci, felicità disseminate a piene mani intorno a tutti i presenti. Non si era mai vista tanta potenza unita alla bellezza ed alla gioia di fare musica e di esprimere felicità. Perché la musica a questo deve tendere: diffondere gioia e felicità…E quella sera, piena di caldo, piena di sudore, piena di sogni che, magari, non si sarebbero realizzati, dimostrava che era possibile immergersi in una sorta di pozione magica fatta di note e di emozioni, di pathos e di candore, ed uscirne non solo indenni ma fortificati da una sorta di benedizione imperitura. Quando Bruce Springsteen sparì alla vista di tutti i presenti, insieme con la magica, fidata ed instancabile E-Street Band, tutti noi ci accorgemmo che la magia stava svanendo e che ci attendevano passi di ritorno verso casa, pieni di realtà, pieni, magari, di preoccupazioni, colmi, forse, di sogni che, magari, si sarebbero infranti contro il muro della vita. 

Allora ci accorgemmo che la dimensione dello “spazio-tempo” annullato si era aperta e che, nuovamente, tutto fluiva come al solito. “Domani inizio alle sette e mezza”; “Maria, tua mamma cosa ha detto che facciamo Domenica…?”; “No, non riesco a passare perché uscirò tardi dal lavoro…”; “Speriamo in bene per gli esami…”. Intorno la gente chiacchierava rievocando ciò che a cui aveva assistito. Il telefono cellulare, you tube, la Rete…tutto era fantascienza però…”Si, sono riuscito a registrare tutto…due cassette C90 sono bastate…Poi ce lo sentiamo con calma…”. Faceva molto caldo ma, fortunatamente, lo stadio era ed è vicino a casa. Guardai gli amici con i quali ero andato al concerto. “Chissà” pensai “se fra trent’anni ci saremo ancora…”. Parlammo poco nel tragitto verso casa…ciascuno di noi era rimasto in curva ad ascoltare il silenzio, a vedere le ombre che si aggiravano sul palco, a raccogliere i sogni infranti e quei brandelli di vita che ciascuno avrebbe cucito e ricucito più volte nel corso del tempo…Lo “spazio-tempo” era definitivamente tornato normale…Io, come gli altri, forse no…