giovedì 14 marzo 2013

Arianna Antinori, la reincarnazione di Janis Joplin

Se partissimo solo dall'esplosivo concerto che domenica scorsa Arianna Antinori ha tenuto a Parabiago, nell'ambito della manifestazione musicale organizzata da “L'Isola che non c'era”, con il sostegno dell'amministrazione comunale che per il terzo anno consecutivo ha creduto nella proposta artistica di questa testata, avremmo una visione parziale di questa straordinaria artistica. Parziale in quanto il concerto è un'evocazione costante e continua, forse inimitabile, della presenza scenica di Janis Joplin a cui Arianna assomiglia in maniera incredibile.

Non è francamente da tutti proporre brani come Piece of my heart, Raise your hands, Me and Bobby Mc Gee, Mercedes Benz con la potenza vocale, la precisione, la sicurezza con le quali le ha proposte l'artista di Velletri. Perché artista e non cantante? Perché la differenza non è formale ma è tutta nella capacità dell'artista di trascinare gli spettatori in un mondo diverso dal loro, stanarli dalle loro prospettive, travolgerli con la propria capacità ammaliatrice, raccontargli l'inizio di una storia con la certezza che saranno loro, gli spettatori, a concluderla. L'artista, a differenza del cantante, non fa il compitino, pur corretto ed in bella calligrafia vocale e formale, ma ti strapazza l'anima, ingenera nel profondo un sommovimento emotivo che rappresenta una sorta di Daimon socratico che sovverte ogni precedente situazione interiore. Tradotto in maniera poco colta e molto banale: quando si esce dal un concerto con la consapevolezza che “è accaduto qualcosa” allora significa che abbiamo incontrato un artista. Quando si esce soddisfatti da un concerto allora significa che si è stati ad un bello spettacolo, professionalmente adeguato. Ma la magia del Daimon era da un'altra parte...Decisa e conscia dei propri mezzi vocali ed interpretativi Arianna, coadiuvata dalla band con Marco Fasolo a sostenerla con il suono della sua ammaliante armonica, ha portato tutti i presenti nel mondo “incantato” degli anni '70 (splendida la versione di White Rabbit, di jeffersoniana memoria oppure di una intensa Oh Darling! la cui interpretazione avrebbe strappato applausi anche a Paul Mc Cartney) e nello stesso mondo ha cercato di ritornare con il suo primo lavoro chiamato semplicemente con il suo nome e cognome. Dieci brani, che si fondano essenzialmente sul lavoro di Jean Charles Carbone e Marco Fasolo, autori principali dei testi e delle musiche dell'album, salvo un inedito scritto da Janis Joplis, per quanto riguarda le liriche e Dave Getz (dei Big Brother & The Holding Company, primo gruppo professionale dell'artista texana) per la musica: Can't be the only one. Questo brano, scritto nel 1968, mai inciso da Janis, è stato recuperato nel 2010 da Getz ed Arianna è stata invitata a cantarlo con il risultato di renderlo vivo e pervasivo come se lo stesse cantando, oggi, la grande Janis. Ma la ricchezza artistica ed il sacro fuoco del rock blues che attraversa l'anima dell'artista laziale ha evitato che potesse essere categorizzata come un clone (ma che clone!) di Janis e questo suo primo album rappresenta proprio la sua capacità di essere artista a tutto tondo e basta ascoltare il primo brano, I Give, per comprendere la grande forza emotiva che è presente tra i solchi (come si diceva una volta...) di questo album oppure per scoprire il rock blues presente in I know che riporta alla mente il suono degli Stone the Crow dell'indimenticata Maggie Bell ed, insieme, quello del dirigibile Led Zeppelin di “House of the holy”. Questo album è figlio di grandi ascolti musicali (l'intro pianistico di For my friend è l'abbraccio fraterno con il primo Neil Young “solo” mentre nel seguito del brano sembra scorgere la presenza di James Taylor e Carly Simon che ballano appassionati nella sera) che si sono tradotti in un percorso artistico di grande spessore capace di affrontare suoni, climi artistici, periodi del passato con la grazia e la passione che solo i grandi artisti possiedono. Un album potente con tanti filoni di indirizzo (la zeppeliniana Freedom è spettacolare) da ascoltare con grande attenzione e partecipazione emotiva essendo consapevoli che siamo nell'anno 2013 ma che, al contempo, gli anni '60 e '70 sono stati fondamentali (ed irripetibili) nella storia della musica contemporanea. Arianna Antinori possiede un talento unico. Da ascoltare, sostenere, valorizzare.

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