venerdì 8 marzo 2013

Grillology

La domanda che ci siamo fatti dopo i primi arditi exit poll è stata “ma abbiamo vinto”? No, non abbiamo vinto noi. Nonostante il premio di maggioranza alla camera (è stato come vincere al 95° calciando in fuorigioco) non abbiamo vinto. Abbiamo perso milioni di voti. I numero dicono che lo stesso è accaduto al PDL. Non mi consola e pensando a quello che hanno combinato in questi anni di tracotanza e di furfanteria (l’elenco lo conoscete e, quindi, soprassediamo)
il centrodestra ha tenuto. Ed ha vinto anche in Regione dove forse a qualcuno è sfuggito che in Lombardia gli abitanti sono oltre nove milioni di cui solo un nono a Milano dove i risultati ci sono stati benigni.
Ma se pensate che ha vinto chi da Ministro dell’Interno tuonava contro Saviano per le sue accuse circa la poca attenzione della Lega alla presenza delle n’drangheta in Lombardia…Ma allora chi ha vinto? Bhè mi pare evidente chiaro che ha vinto “Grillology”, questa nuova religione (che francamente sa di vecchio e di cose risapute) che ha saputo creare un involucro nuovo al noto. Mi vengono in mente i santoni indiani dei primi anni ’70 che hanno mietuto “vittime” nelle coscienze dei giovani dell’epoca (un nome su tutti: Osho Rainesh, che qualche adepto lo raccolse anche a Baggio…). Per non parlare di Scientology, fondata da uno scrittore, scarso, di fantascienza, Ron Hubbard. Grillo è un comico, ok, ma sempre di creatività si tratta…Quindi se vogliamo capire il fenomeno Grillo, con tutto il rispetto per i suoi elettori che, fondamentalmente, possiamo dire, con una battuta semi seria, sono potenziali elettori del PD che, questa volta, hanno sbagliato scheda, dobbiamo pensarlo come ad una religione nascente nella quale il leader ha l’ultima parola e dove la parola democrazia  è tabù perché come per ogni religione che si rispettivi il comando è teocratico. Quindi lasciamo perdere l’analisi politica ed affidiamoci ai criteri della religione per capire il Grillo pensiero e le Grillo mosse. Pensiamo a come detengono e dirigono il potere i grandi leader religiosi, in particolare coloro che possono emettere una Fatwa (ricordate l’Ahiatollà Khomeini ed il suo anatema, tutt’ora in vigore contro Salman Rushdie…?) e capiremo quello che passa per la testa del duo Grillo-Casaleggio cui, prima o poi, si aggregherà un terzo solista perché in una religione o una rivoluzione che si rispetti ci devono essere almeno tre essere senziente che governano e guidano le scelte…che poi si tratti di trimurti, trinità o triunvirato poco importa. L’importante è il comando. Allora ha vinto Grillo…? Ma no, abbiamo perso noi…Lui si è trovato la palla sulla linea di porta e l’ha spinta in rete. A lui piace vincere facile. Come a noi, invece, piace perdere facile. Già , perché ogni volta che vediamo la porta libera, il portiere a terra, il pubblico che ci incita, l’avversario che si dispera, lo scudetto pronto per essere cucito sulle maglie…la tiriamo fuori…(o sul palo…che poi è lo stesso…). E già, alla caduta del Governo Berlusconi non si poteva andare alle urne altrimenti il Paese…(invece adesso…), si doveva invece intervenire subito sulle strutture del debito (infatti hanno pagato i soliti noti, è aumentata la disoccupazione, è calato anche l’acquisto di alimentari…), bisognava cambiare le regole elettorali (infatti abbiamo votato con la precedente legge…), si doveva fare una battaglia sulla riduzione dei parlamentari e sul taglio  dei costi della politica (ed il silenzio è stato assordante), si doveva dare una rivisitata al finanziamento elettorale ai partiti ed, invece….i circoli sul territorio tirano la cinghia danno quota parte delle tessere ed i denari del finanziamento…non pervenuto…e mi fermo qui per non essere impietoso rispetto a quello che si doveva/poteva fare e non è stato. Ovviamente su questi temi chi si è buttato a pesce…? Il furore iconoclasta della nuova religione che ha prima fatto una prima rivoluzione (1905) in attesa della presa del Palazzo d’Inverno (1917). “Che fare?” Avrebbe detto Lenin…Innanzitutto comprendere chi è l’avversario (chi ragiona con gli schemi della politica di fronte ad un creativo perderà sempre: immaginatevi un confronto Berlusconi – Totò: chi avrebbe vinto…?), quali sono i suoi punti di forza ed i suoi obbiettivi. Per comprendere queste due questioni non dobbiamo fare molti sforzi ma leggere la storia di questi anni partendo dal “dove abbiamo sbagliato”. Una su tutte: perché non abbiamo fatto la legge sul conflitto di interesse con il primo governo di centrosinistra…?. La seconda, molto più interna/interiore: illudersi che se le primarie danno un buon riscontro di popolo scatti l’equazione che se “X è = a Y etc.”. No, così non funziona perché è bene capire e ricordare che una cosa sono le primarie ed un’altra sono le elezioni nazionali/regionali dove 1) ci sono lobby consolidate che non vogliono perdere agi e poteri (e soprattutto temono la magistratura perché “simila stabunt, simila cadunt…” 2) uno spettro si aggira per l’Europa e non è il Comunismo bensì la consapevolezza che il potere ti frega sempre e, quindi, alla simbologia del potere sono collegati tutti coloro che appartengono ad un Partito. Quindi, rivoluzione, quindi roghi (le urne), quindi mistica del leader salvifico (Grillo). Siamo entrati nell’era del Grande Fratello e non ce ne siamo accorti. Ma non il grande fratello informatico (quello ha vita se noi lo decidiamo schiacciando l’interruttore) ma quello del pensiero unico colorato di ribellione. Noi siamo stati puniti perché certamente non abbiamo intercettato né il momento culminante della partita (la caduta di Berlusconi) né i reali problemi del paese (mentre noi discutevamo delle primarie gli altri si allenavano allungando la lista delle inadempienze e dei disastri presenti in Italia). Però abbiamo una pattuglia di giovani parlamentari (ma ci vota solo il 3% dei giovani) che mi fa tanto venire alla mente la battuta di Togliatti ad un giovane e barricadero Pajetta (ad averne come lui, comunque…) quando telefonò al Migliore dicendogli “Abbiamo preso la Prefettura (di Milano)”. Gelido Togliatti rispose “E adesso che te ne fai…?”. Tradotto: se non si ha una prospettiva non si va da nessuna parte ed il dato anagrafico nella vita, anche in quella politica. Infatti Zanetti corre più di un giovane virgulto e Nelson Mandela, quando era ancora in forma, ha dimostrato che a ottant’anni e dopo 27 anni di carcere si può essere saggi, capaci e profetici. Forse il tema non è Renzi si, Bersani no ma la presa di coscienza di che cosa è diventato questo Paese in 20 anni di berlusconismo combattuto si, ma con le idee confuse e senza la volontà e capacità di essere testimoni saldi, forti e sinceri di distacco dalle “carriere politiche” per lavorare per il prossimo e per il bene comune evitando accumuli di cariche e/o ambizioni saltellanti tra uno scranno e l’altro. Questa condizione dell’animo umano Grillo l’ha capita e ci marcia alla grande riuscendo ad avere facile vittoria. Pensiamo a qualche nome di peso anche del nostro Partito e chiediamoci da quanto tempo è in politica. E non è una questione di età. Anche un cinquantenne che entrasse in politica con lo spirito giusto potrebbe fare molto bene. Anche, forse anche meglio non avendo molti anni da spendere. E, magari, seguendo l’esempio della Chiesa, sarebbe opportuno mettere un limite anche temporale alle responsabilità politiche ed istituzionali. Ad esempio arrivati a 70 anni basta istituzioni e solo Partito. Oppure chi ha responsabilità istituzionali non può essere contemporaneamente segretario di “qualcosa” tranne il Segretario del Partito che ha differenti responsabilità nei confronti della politica complessiva dettata dal partito. E poi giudicare il lavoro svolto per successive candidature non in funzione delle clientele acquisite (perché le clientele non le ha solo Berlusconi, non le hanno solo i ciellini, non le avevano solo i socialisti al tempo del Sole calante dell’ultimo Craxi, ma girano anche intorno a noi…) ma del lavoro fatto e dello stile che si è utilizzato per svolgerlo. Se non cambieremo i criteri di sviluppo del personale politico e/o non porremo regole certe e vincoli di mandato, se non considereremo che il nostro orizzonte spesso non è l’orizzonte, se non comprenderemo che, per usare le parole di Dylan “the times they are a changin’”, cioè che i tempi stanno cambiando (in peggio), e che “the answer is blowing in the wind”, cioè che la risposta soffia nel vento e, quindi, nel fermento della società continuamente agitata da venti di tempesta. Credo che non abbiamo più molto tempo. Grillo, che rappresenta l’immagine dei predicatori apocalittici della tradizione nordamericana, ha correttamente chiamato i suoi comizi Tsunami tour (andando dove i nostri leader hanno ben evitato d’esserci, penso a Taranto ed al rione Tamburi dove viveva mia nonna materna e dove abitano i miei zii, pensionati Italsider ora ILVA, che avrebbero accolto con calore i nostri rappresentanti). Forse sarebbe bene che chi “deve” ricordi che lo Tsunami è composto da due momenti distinti: il primo è il terremoto, il secondo è la grande onda. Adesso c’è stato il terremoto, di cui siamo stati, forse, inconsapevole componente. Poi partirà l’onda. E qualcuno (inteso come tanti) potrà essere colpevole del dove questa si abbatterà…

Nessun commento: