giovedì 4 luglio 2013

Alla scoperta di un affascinante strumento chiamato Hang

Lo strumento si chiama Hang. Il nome può sembrare esotico ma così non è. E’ stato costruito da esperti costruttori di strumenti ed esperti di metallurgia di origine svizzera, che hanno preso spunto da alcune richieste provenienti da suonatori di steel pan, cioè di tamburi di metallo. Lo strumento che è stato creato, l’Hang, è una sorta di caleidoscopio sonoro che può essere affascinante ma, anche, “traumatico” qualora il suo musicista “suonatore” non fosse all’altezza.
Hang però uno strumento moderno ed ancestrale al contempo; uno strumento da trattare con una sorta di riverenza e di cautela perchè quando le sonorità che scaturiscono da uno strumento sono fortemente ridondanti ed innescanti altri suoni, allora ci si trova di fronte non solo ad uno strumento (il cui suono potrebbe piacere o meno) ma ad una sorta di chiave per oltrepassare le porte di un percezione che può tradursi in suggestione onirica che sollecita oltremodo la fantasia. Sappiamo che gli strumenti hanno un’anima e quando il musicista li chiama all’opera questi manifestano tutto la loro capacità empatica verso chi li utilizza e verso chi ascolta. Hang ha una dote straordinaria perchè racchiude più strumenti e più mondi al suo interno e l’ascolto di una esibizione oppure di una registrazione riesce a dare un senso compiuto e profondo di quanto gli strumenti, la musica, il suono, le ridondanze, le simpatie sonore rappresentino l’interiorità dell’uomo. Tutto questo prologo per rendere noto del bel concerto che si è tenuto in chiesa vecchia, a Baggio, organizzato da Amici Cascina Linterno. 
Un concerto che ha visto la presenza di un grande talento quale è Paolo Borghi, il suonatore di Hang, che opera nel campo della musico terapia e che ha saputo catturare il pubblico presente (davvero tanto) per tutto il tempo della sua esibizione. Pubblico che ha potuto apprezzare la bellezza del suono espresso da Borghi (che, tra l’altro, ha pubblicato un CD dal titolo “Essentia”). I brani si sono alternati con grande delicatezza e il pubblico ha seguito in religioso silenzio (e non solo perchè si era in Chiesa) lo scandire dei brani proposti da Borghi che, tra l’altro, ha mostrato prima del concerto, delle immagini tratte dalla sua tesi di laurea in cui si è vista l’azione di alcuni ragazzi Down che utilizzavano Hang per fini motori, sensoriali e terapeutici. Questo perchè Borghi ci ha tenuto a sollecitare l’attenzione del pubblico alla potenza che la musica possiede quando è capace di interagire con l’intimo della persona. E dalle immagini proposte questa dinamica è stato possibile osservarla in maniera netta e senza nessun dubbio di sorta. I suoni emanati dall’Hang sono risuonati in maniera tenue raggiungendo le volte della chiesa. Morbidi passaggi che richiamavano il suono della ghironda, oppure le tablas indiane, a volte l’arpa celtica, in altri brani pareva che la forma percussiva fosse quella predominante per poi trasformarsi in xilofono o in sitar. Questo strumento non lo si può definire con una sua tonalità, armonia, timbro, melodia a se stante ma vive della dinamica emotiva che alberga nell’animo di colui, in quel preciso momento, lo suona. Forse mezz’ora dopo tutto è cambiato…forse il giorno dopo quei suoni saranno irripetibili perchè la risonanza prodotta dalle mani non sarà più la stessa. Gli strumenti sono come armi che aprono l’interiorità dell’uomo e l’Hang dimostrerà, nel tempo, che è una delle armi più pericolose dal punto di vista della gestione delle emozioni e sarà opportuno che ogni musicista/suonatore di questo straordinario strumento si renda conto di che cosa ha per le mani e di quale dinamica si può rendere parte attiva e propositiva. Un plauso a Paolo Borghi, persona di rara modestia che ha saputo governare con perizia ed umiltà questo strumento e che anche nel duetto con l’organo elettronico suonato dall’organista della chiesa vecchia di Baggio, Pierangelo Ballicu, tra i promotori del recupero del vecchio organo della chiesa, ha reso credibile un connubio musicale apparentemente di difficile “mescibilità”. Come avrebbe detto Carlos Castaneda, qualora fosse stato presente: “Io cerco uno strumento con un cuore”. L’Hang ce l’ha così come chi lo sa utilizzare per rendere manifesta la grandezza della musica.

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