mercoledì 26 febbraio 2014

Rete Baggio: riflessioni per il futuro

Quando è nata l’idea di Rete Baggio (fondamentalmente da una mia riflessione rispetto alla provocazione dello sculture-provocatore Catellan, che “impiccò” alla quercia di Piazza XXIV Maggio, tre fantocci con le sembianze di ragazzini), condivisa dall’inizio da Anna, il concetto che stava alla sua base era che fosse necessario (al di là delle esperienze professionali che, certamente, sarebbero state ben accette) mettere in campo forze che, volontariamente e per spirito di servizio, ritenessero che fosse opportuno interrogarsi sui problemi che attraversavano (ed attraversano) i nostri quartieri, in particolare per quanto riguarda il campo dell’educare.
L’allora coadiutore dell’oratorio di San Giovanni Bosco, don Emanuele, fu subito disponibile a ragionare su questi temi e a invitare il nucleo che iniziò a ragionare sui temi. La riflessione che iniziò tra i vari componenti del gruppo che iniziò ad incontrasi, anticipava i tempi della crisi economica che tutt’ora viviamo. Questo pensiero condiviso  si indirizzò verso la possibilità di confrontarsi e lavorare, anche con sensibilità differenti, per trovare linguaggi e modalità di azione comune, costruendo percorsi di relazioni proficue ed efficaci per la risoluzione dei vari problemi che si individuavano all’interno del quartiere. Un modo, questo, per non rimanere alla finestra a contemplare lo “sfascio” intorno a noi, criticandolo senza nessuna verifica rispetto alla responsabilità personale come cittadini aventi diritti ma, anche, doveri. Criticandolo con coscienza e competenza, consapevolezza e voglia di essere protagonisti di una voglia di riscatto.

Dall’amore e dal rispetto del territorio in cui sono nato e vivo, come tanti altri componenti la Rete , nasce l’amore e la voglia di sentirsi responsabili per le persone e per il vivere civile che al suo interno tutti vorremmo fosse sempre centrale nel nostro pensare e fare.
Dai primi passi nacquero contatti, riflessioni, idee, azioni concrete per interrogarsi e per dare risposte. Il tutto supportato, almeno per quanto mi riguarda, ma non solo, dalla voglia di non sentirsi inermi di fronte ai problemi che stanno intorno a noi ed, a volte, in mezzo a noi. Il mettere in rete le reciproche conoscenze di situazioni ma, anche, di opportunità è oggi uno degli elementi vincenti di un percorso educativo, di responsabilità, di azione, di comunicazione.
   
I linguaggi, le aspettative, le modalità di approccio educativo, così come la visione dei problemi, la loro interpretazione, le eventuali soluzioni, sono stati vissuti come elemento di coesione anziché divisione in quanto, nel lavoro portato avanti, vi era (e vi è) il desiderio di essere elemento propulsivo di azioni, se non di soluzioni e non solo di interpretazioni. I vari punti che abbiamo inserito nel volantino che distribuiamo nelle occasioni di visibilità, indicano una sorta di decalogo virtuoso che definisce la rete Baggio come Osservatorio, nel quartiere, della realtà connessa alle problematiche delle famiglie e dei giovani della zona; che sia in grado di sviluppare ambiti di discussione elaborando riflessioni da comunicare all’esterno, creando iniziative a corto ed a lungo respiro; che sia in grado di operare con le realtà educative e sociali del territorio; che ritiene necessaria una mappatura del territorio individuando aree di disagio, cause e modalità di intervento/risoluzione dei problemi; che sia in grado di scambiarsi informazioni e di essere è un elemento di “connessione” tra varie realtà associative/operative presenti in zona; che si consideri un progetto aperto alla collaborazione di tutti coloro che hanno a cuore le medesime finalità educative; che massima attenzione è data ai temi dell’educare alla responsabilità e legalità e via dicendo.

Se ripenso ai tanti incontri proposti alla cittadinanza non posso che pensare allo straordinario ventaglio di iniziative e stimoli che sono stati offerti ed al fatto che la presenza di importanti relatori si è sempre sviluppata sulla fiducia e sulla stima del progetto e che ciò non ha mai portato ad esborsi di denari in quanto tutti i relatori, da Gherardo Colombo e Valerio Onida, dal Prof. Dalla Chiesa al Maestro Franco Mussida, sono venuti a portare la propria esperienza in maniera gratuita. Certamente non è semplice né immediato costruire percorsi con realtà e persone che provengono da ambiti e realtà differenti. Talvolta la Rete, aperta a tutti coloro che ritengono, o hanno ritenuto, di poter dare un contributo fattivo e disinteressato, è stata una sorta di finestra a cui affacciarsi, magari qualche volta si è anche entrati “nella stanza”, condividendo un pezzo del percorso ma poi, talvolta senza ragioni e/o spiegazioni, ce ne si è allontanati rendendo note le motivazioni che avrebbero potuto, magari, essere verificate insieme, in totale amicizia e libertà. La Rete Baggio, così come è stata immaginata e come credo sia vissuta interiormente da molti di coloro che ne fanno parte, non è un’organizzazione alla ricerca di uno spazio oppure di una “motivazione” economica (per chi lavora nel campo ci può anche stare) ma, primariamente, è un luogo, un contesto, una relazione, una visione di volontariato (anche sviluppato professionalmente, certamente…) che è alla ricerca e lavora per dare senso al bene comune sul territorio di Baggio. E’ un luogo, un contesto, una relazione, una visione di piccolo mondo che vuole creare e promuovere relazioni virtuose senza utilizzare gli altri ma essendo compartecipi responsabili di un percorso comune. E’ un luogo, un contesto, una relazione, una visione dove coloro che hanno dato la loro adesione possono avere la possibilità di esprimere una grande potenzialità di idee ed azioni considerando il contesto, il “contenitore”, come spesso si dice oggi, come una possibilità non per sé ma per tutti, contribuendo a dare al contesto una forza altrimenti impossibile da possedere da soli.

Se riflettiamo sulle specificità “offerte” dai componenti la Rete immagino un potenziale che potrebbe davvero essere elemento “rivoluzionario” all’interno del contesto di Baggio grazie alle energie e competenze che potrebbero essere messe in gioco, attraverso le opportunità che potrebbero essere offerte e gestite come elementi di ricchezza del gruppo anziché, magari, come mero ritorno, qualunque esso, sia per singole realtà, individuali o aggregate che siano. Energie sane e desiderose di agire e di non farsi sopraffare dagli eventi. In libertà ed, aggiungo, in gratuità per la Rete Baggio è il luogo dell’incontro che si deve tramutare in dono e non in ritorno, materiale o immateriale. L’unico ritorno dovrebbe essere la soddisfazione di esserci, di lavorare per migliorare ciò che ci sta intorno, di sentirsi responsabili del mondo intorno a noi. Quello piccolo, ma visibile, che abita accanto a noi.             


La potenzialità delle presenze, costanti da sempre oppure occasionali, sono straordinarie perchè rappresentano mondi differenti tra loro ma ricchi, nelle loro differenze, capaci di portare risorse intellettuali, progettuali, concrete e fattive di lavoro in campo, mettendoci la faccia con coraggio e consapevolezza. Questo per me rappresenta la Rete Baggio. Un luogo fisico ed un luogo del cuore in cui la solidarietà e la passione per i luoghi e per le persone “è cosa del cuore”. Un luogo in cui tutti possono portare il proprio contributo non pensando al proprio “recinto”, alle proprie pur legittime aspirazioni ed “interessi”, alle personali modalità di intervento, volontarie e professionali che siano. La rete Baggio , per me, è il luogo in cui il cuore e la passione, unita anche alla professionalità, è capace di dare risposte, è capace di migliorare il quotidiano del quartiere, è nella disponibilità di dare senza necessariamente chiedere. Un saluto ricordando il finale di una trasmissione televisiva dove, almeno trent’anni fa, una ragazza impegnata in una comunità di recupero per tossicodipendenti salutava tutti dicendo “io ci sono, e tu…?” quella domanda mi perseguita ancora oggi. Ma prima o poi, andando verso i 60, non vorrei che perdesse di significato…

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