martedì 1 aprile 2014

Siam venuti a cantar Baggio...una scommessa vinta.

Nelle serata di sabato 15 gennaio,  1 e 15 febbraio Spazio Teatro 89 ha ospitato la rassegna musicale “Siam venuti a cantar Baggio” e sul palco del teatro si sono proposti vari artisti che hanno, come denominatore comune, l’amore per la musica e l’appartenenza al quartiere (qualcuno abita proprio vicino la chiesa vecchia…) e/o, comunque, legami forti con le persone che vi abitano. E’ stata una scommessa importante che è stata vissuta con lo spirito della scoperta, momento per momento, di quello che sarebbe accaduto, con il piacere, da parte dei musicisti, di ascoltarsi e di “imparare” differenti modalità di proporre i repertori, di scambiarsi idee, di conoscersi anche personalmente perché, come spesso accade, persone che hanno medesimi interessi magari si incrocia ma non si ha la percezione che “l’altro” può avere gli stessi miei/tuoi interessi.
Dal punto di vista “ideale” il messaggio che è stato trasferito, anche all’amministrazione comunale che ha offerto l’Urban Center della Galleria per la conferenza stampa dell’iniziativa, è che le periferie non esistono e che la città è suddivisa in quartieri che hanno storie e specificità particolari, sedimentazioni di “culture” proprie che danno gusto alla città intera. Indicare un luogo come periferico, quantunque questo possa essere interessante, ben tenuto, importante, mette già lo stigma della lontananza dal centro cittadino. Invece, e qui una delle ragioni della rassegna, questa lontananza, seppur fisica, non deve diventare segno di negatività ed ogni luogo deve essere centro di se stesso, capace di iniziative, deciso a difendere la propria autonomia creativa ma non come baluardo territoriale bensì come mantenimento di un patrimonio di esperienze da condividere con la città. Per questo il titolo della rassegna è stato “Siam venuti a cantar Baggio”: in questa frase vi è racchiuso il mondo. Innanzitutto vi è il richiamo al maggio delle campagne toscane laddove i musicisti andavano per cascine a cantare per ingraziarsi il cielo per la mietitura ed i contadini perché dessero un obolo per il loro cantare e suonare. E la tradizione, il passato è sempre importante se si vuole andare avanti e costruire percorsi di novità. Poi vi è il senso di movimento, un “andare verso” che presuppone la ricerca dell’altro. Poi vi è il senso dell’arte espresso dalla parolacantata, della parola che, in musica, assume connotati certamente più affascinanti. E poi c’è il luogo, Baggio, che racchiude storia e storie, cultura del passato ma, soprattutto, visione del futuro. Anche questo si è voluto raccontare con la rassegna che ha avuto un buon successo di pubblica e di critica (intesa come pubblico…) che ha avuto il piacere di ascoltare autentiche perle di qualità musicale. E allora ricordiamo, in ordine sparso, la delicatezza musicale di Paola Franzini(che ha composto due brani ad hoc per l’occasione) che ha preso per mano il pubblico conducendolo in un tour virtuale di alcuni luoghi di Baggio. I Locking for hanno proposto un set jazzistico pirotecnico interpretando alcune composizioni dell’indimenticato Michel Petrucciani. Le Nuove Onde hanno fatto fare un viaggio nella memoria a tutti i presenti allo loro esibizione con brani di Eagles, Beatles, Simon & Garfunkel e via cantando. Tanti capelli grigi ma anche quanta grinta e passione! I Third wave hanno proposto un set adeguato alla loro giovane età: coraggiosi e decisi quanto basta per accattivarsi gli appalusi del pubblico. Mario Cominotti, accompagnato alla chitarra da Giulio Quario, ha proposto un viaggio nella musica degli anni ’70 e ’80. Un repertorio sempre fresco, affascinante e pieno di calore. Paola Odorico e Carlo Marinoni hanno proposto un set semplice, chitarra e voce (ma che voce…) con un repertorio fatto di musica popolare, jazz, blues, rhythm and blues…Insomma c’era solo l’imbarazzo della scelta.Roberto Bassi, leader della band Sexteth in the city, ci ha trasportato in un mondo fatto di jazz, ma non solo, facendo “cantare” la sua chitarra elettrica, come una “ragazza” piena di gioventù. Walter Marocchi, eclettico compositore e chitarrista sopraffino, ha proposto due composizioni preparate proprio per l’occasione ed accompagnato da due valide coriste, ha reso il suo set originale. La presentazione di A silent way, composizione di Miles Davis, proposta alla chitarra, ha dato lustro alla chiusura della sua esibizione. I Beatles sono stati i protagonisti delle canzoni proposte dalla Inset bit band, gruppo di musicisti amanti di tutto ciò che sta dentro il pianeta dei fab four. Alla fine tutti contenti: chi ha proposto, chi ha ospitato, che ha suonato e cantato, chi ha ascoltato. Ovviamente non finisce qui…

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