lunedì 1 settembre 2014

Iniziare a capire le periferie. Meglio: iniziamo a capire che esistono i quartieri cittadini…

Ho letto con attenzione l’interessante articolo di Marco Romano sul Corriere del 27 agosto. Un articolo molto sentito e particolareggiato rispetto al tema delle periferie in particolare per quanto concerne la questione della distinzione. Perché questo è il punto unito ad altri due termini: Identità e Quartieri cittadini. Io, che sono nato e risiedo a Baggio ritengo di essere posto nel miglior contesto possibile e, quindi, non mi sento di vivere in periferia. Meglio, non mi sento periferico. Già, perché a forza di utilizzare la parola “periferia” non si fa altro che porre, a chi in questi ambiti vive, lo stigma del “periferico” immettendo, quindi, una sorta di virus che porrebbe i “malcapitati” in una sorta di minus valenza esistenziale rispetto a coloro che, invece, vivono nel centro cittadino. A parte che il centro cittadino è, da anni, sempre più disabitato dalla gente “normale” e “presieduto” da chi può permettersi affitti e/o proprietà, il concetto di periferia deve essere abbandonato per portare alla sua giusta luce quello dell’identità dei quartieri cittadini. 

Come noto dal 1923, con l’accorpamento dei quartieri limitrofi alla città (veri e propri paesi come, ad esempio, Baggio), si è creata la grande Milano in quanto la precedente città altro non era che un grosso paesone (così come oggi è rispetto ad altre grandi metropoli europee…basti pensare a Parigi, Berlino, Londra, Madrid…). Ma il regime fascista, nato proprio a Milano, certamente non poteva accettare che la sua culla fosse una “piccola città”. Questi antichi borghi, però, hanno quasi tutti mantenuto una loro fisionomia, dei punti centrali, degli ambiti attrattivi, dei luoghi di aggregazione naturali e/o che, pur variando nel tempo, non si sono mai allontanati troppo dal proprio centro. Ed è proprio a questo centro che è necessario ritornare. Se, purtroppo, l’architettura e la pianificazione urbanistica dal dopoguerra fino ai primi anni ’90, ha confuso le tracce sul sentiero dell’identificazione dei centri e dei luoghi storico-simbolici di questi borghi, ora è giunto il momento, anche grazie alla potenzialità di trasformazione offerta dalla città metropolitana, ripensare la città cercando di costruire una mentalità residenziale che stimoli la presa di coscienza dei residenti dell’importanza del luogo in cui risiedono. Che li aiuti a “guardarsi attorno” cercando di scoprire quali sono, possono essere o diventare, i loro punti di riferimento all’interno dei luoghi in cui risiedono. 

A questo proposito ricordo che molti vecchi baggesi ancora oggi dicono, quando si indirizzano verso il centro città che “vanno a Milano”, rendendo così manifesta la loro appartenenza ad un luogo che non è periferico ma è il loro “centro di gravità permanente” per citare il grande maestro Battiato (che proprio a Baggio, nel 1973, tenne un bellissimo concerto. Ma questa è un’altra storia…). Luoghi come Crescenzago, Gorla, Precotto, Lambrate, Quarto Cagnino, Quinto Romano, Ortica, Rogoredo, Muggiano, Isola, Bruzzano, Comasina, Lampugnano, QT8, Porta Genova, Porta Ticinese, Casoretto, Chiaravalle, Cerosa, Musocco, Trenno, Stadera, Figino, Villapizzone, San Siro, Vercellese…e tanti altri…possiedono delle caratteristiche uniche ed inconfondibili e alcune di tali realtà urbanistiche non possono essere relegate ad una perifericità solo perché distanti dalla città ma devono sentirsi parte attiva di se stesse, capaci d’essere generatrici di proposte per i propri residenti, capaci di trasformare i luoghi della residenza negli spazi del vissuto. 

I problemi nei quartieri cittadini spesso nascono perché in parte manca il controllo delle Istituzioni (ed in futuro questo, se persisterà la situazione economica attuale non potrà che continuare) ma, soprattutto le i residenti non riescono a dare senso ai luoghi di appartenenza ed alla storia lasciandosi afferrare da una sorta di disinteresse sociale salvo intervenire, in maniera spot, in caso di qualche particolare situazione (costruzione di manufatto, strada, evento non gradito etc.) ma non coltivando la cura dell’impegno e della passione della vita nel proprio quartiere. Baggio, come tanti altri quartieri cittadini, ha una sua identità ed è sulle relazioni che questa può mantenersi o modificarsi a favore dei suoi residenti. La città (intesa come amministrazioni), nel tempo, ha fatto di tutto per non riuscire a superare l’ansia da prestazione che doveva rendere il suo centro l’anima della città non rendendosi conto, per rimanere nel metafisico, che l’anima non può esistere senza il corpo e viceversa. 

Pertanto la città metropolitana avrà ancor di più un senso compiuto se saprà cogliere l’opportunità di dare ai suoi quartieri, storici o recenti, quella naturale libertà di autogestione amministrativa (leggi Decentramento o Municipi) che “obblighi i cittadini a prendersi cura dei luoghi in cui si vive in maniera fattiva, efficace, diretta senza mugugni e/o evitando di pietire interventi centrali(stici) a soluzione dei propri esclusivi problemi facendo in modo, quindi, che vi sia quasi una sorta di obbligo a guardarsi attorno, comprendere quali sono i problemi prioritari e, rimboccandosi le maniche, mettersi alla ricerca di motivazioni, soluzioni, risorse per risolverli ed imparando a fare politica nel modo migliore possibile e cioè non solo per la propria “parte” ma per la collettività. Certamente rispettando i ruoli e le impostazioni delle proprie “visioni” ma, al contempo, ricordando in maniera chiara e sincera a se stessi che i politici, le amministrazioni, i progetti, le ambizioni passano ma la città, nella sua essenza ed integrità rimane. E con essa la necessità di futuro. 

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