lunedì 21 settembre 2015

“Siam venuti a cantar Baggio…in Triennale”: 23, 24, 25 Luglio 2015

E alla fine il “grande giorno” arrivò a togliere il sonno a tutti i musicisti che avrebbero calcato il palco della prestigiosa rassegna “Open Night” sponsorizzata da Edison ed ospitata nei giardini della Triennale di Milano. Inseriti in un cast artistico formidabile, nelle serate del 23, 24 e 25 Luglio i nostri amici musicisti di Baggio avevano il compito di portare il progetto di “Siam venuti a cantar Baggio” all’interno della rassegna. Tutti i gruppi ed artisti hanno preso con grande serietà la sfida che gli era stata proposta e chi non ha potuto calcare il bel palco messo in campo nei giardini della Triennale, gestito in maniera professionale da “Ponderosa Music”, certamente ha “subito” qualche strascico di amarezza. Ma alle ferie non è possibile dire di no e, pertanto, almeno due gruppi hanno dato forfait alla rassegna ma, fortunatamente sono stati ampiamente sostituiti da altri musicisti che hanno sposato questo progetto con qualche timore iniziale ma poi, sul palco, hanno dimostrato, come tutti, grinta, carattere e voglia di lasciare il segno nel corso della propria esibizione.
Il 23 Luglio, la “festa” si è aperta con il trio capitanato da Mario Acquaviva, cantautore di razza che, accompagnato dalla tromba di Raffaele Khoeler e dalle percussioni di Mamo, ha preso subito tra le sue mani l’attenzione del pubblico proiettandolo in un variopinto caleidoscopio musicale, generato dalle note della sua tastiera, che gli hanno dato la possibilità di proporre un set di canzoni d’autore a metà strada tra Paolo Conte e Enzo Jannacci. Acquaviva, negli anni settanta ed ottanta musicista a tempo pieno, oggi di professione fa l’oste, ma è rimasto un personaggio di straordinario spessore artistico e, nel contempo, semplice, sobrio, modesto nel suo modo di approcciare persone e situazioni ma, al contempo, è capace di avere uno sguardo acuto sulla quotidianità che gli ha fatto creare i personaggi di tante sue canzoni. Nonostante le sue titubanze, un’esibizione da lode. 

Carlo Marinoni e Paola Odorico hanno sviluppato un set di brani con chitarra e voce, tratti dal repertorio dei Beatles e dei Rolling Stones. La voce di Paola è stata, come sempre, strepitosa ed ispirata e gli applausi che ne hanno accompagnato l’esibizione sono stati davvero sentiti e meritati. Il feeling che Paola ha tramesso ai presenti è stato intenso, potente, coinvolgente e sentendola cantare quegli strepitosi brani in chiave blues e gospel ci si è sentiti come pervasi da una grande gioia percepita in maniera diretta e travolgente. Paola, che è non vedente, vive da sempre con la musica nel cuore e quando sale su un palco il pathos che è dentro di lei la “divora” in maniera positiva coinvolgendo il pubblico che se la conosce ne apprezza ancora una volta le doti interpretative mentre se non la conosce non può che rimanere a bocca aperta per tanta grazia e talento. Sempre sobrio ed essenziale l’accompagnamento di Marinoni, sua fida spalla ormai da molti anni. 

Ultimi a salire sul palco il gruppo dei Buona la prima, con il suo front man Tommaso De Vecchi, a dare i tempi e tenere in pugno l’attenzione del pubblico, che ha sciorinato un repertorio pop di gradevole espressione. Accompagnato dall’eclettico Paolo Marinelli alle chitarre, dalla notevole Katia Liguori al basso elettrico e dai giovani Marco Schifano, tastiere e Simone Giacoma, batteria, e la bella voce di Barbara Mancini, il gruppo ha sciorinato un set potente e viscerale facendo divertire il pubblico con riminiscenze pop anni ’80 che hanno pescato dall’enorme repertorio musicale di quegli anni. Un gran bel set terminato con la presenza sul palco di Paola Odorico a dare man forte all’entusiasmo di fine serata. 

Il 24 Luglio l’apertura è stata di “competenza” dei The Third Wave, un gruppo composto da giovanissimi che, però, hanno verve e talento da vendere. Il set si è sviluppato su canzoni scritte e cantate in inglese e tutte originali, i cui testi sono stati curati dal front man, Leonardo Viviani che, tra l’altro, possiede una buona presenza scenica. La band, pur “acerba” nell’età è ben rodata e si avvale della talentuosità dei suoi componenti in classico power trio, composto da Tommaso Senatieri (chitarra elettrica), Loris Bersan (basso), Marco Bianchi (batteria), che hanno sostenuto in maniera sobria ed efficace, il canto di Viviani. Una bella realtà artistica, la loro, che ha già dato prova di ampio miglioramento rispetto agli inizi del proprio percorso che ha preso vita partendo dalla prima esibizione a Spazio teatro 89. 

A ruota è salito sul palco il Duo the flight, composto da Mario Cominotti, flauto, armonica e voce e Giulio Quario, splendido chitarrista che ha saputo ammaliare con i suoni delle sue chitarre (acustica e classica) il pubblico presente nei giardini. Il repertorio è stato un’immersione nel suono del progressive inglese degli anni ’70 e Cominotti, come da par suo, ha tenuto in pugno la scena facendo rutilare il flauto e le sue note così come quelle scaturite dalle sue armoniche a bocca presenti in gran quantità nella relativa custodia sul palco. Un set interessante e nostalgico che ha trovato ben preparato il pubblico presente anche in considerazione dell’età non più adolescenziale…. Superato il timore della pioggia dato da alcune gocce “manifestatesi” durante il set del Duo the flight, i Sextet in the city, capitanati dal suo leader e valente chitarrista dal tocco jazz, Roberto Bassi, accompagnato da Francesco Alagna al contrabbasso, Nicola Manniello alla tastiera, Laura Gianinetti alla voce, Luigi Portoraro alla tromba, ed Angelo Lovati alla batteria, hanno sciorinato un set di grande classe proponendo una serie di standard che hanno deliziato i presenti. La tromba di Portoraro, la voce della Gianinetti, uniti alla chitarra di Bassi, sono state l’arma letale che ha colpito il pubblico, che ha seguito il set in religioso silenzio, portandolo nei territori di una nostalgia senza fine. Il set si è svolto in grande serenità e scioltezza ed anche la paura della pioggia incombente è stata sconfitta dalle note “mitragliate” dalla chitarra di Bassi. Un altro bel set concluso tra gli appalusi. 

La serata finale arriva il 25 Luglio, data che ricorda (oltre che la Storia patria con la esse maiuscola…) il giorno in cui Dylan, al festival di Newport del 1965, decise di affrontare il pubblico con un set elettrico cominciando, così, ad intraprendere un diverso ed alternativo percorso artistico. Una premessa di carattere “storico” per introdurre un set che di elettrico aveva ben poco perché Paola Franzini, accompagnata dalle testiere del bravo Mel Forcone, ha proposto alcune delle sue composizioni con una chiave musicale morbida, lieve, delicata, cantando quasi in punta di piedi con grande charme e senza retorica. La sua voce duttile ed evocativa, ben coadiuvata dal suono della tastiera elettrica, ha avvinto il pubblico che le ha decretato applausi a scena aperta alla fine di ogni brano. 

Originale, con l’alternarsi di monologhi in musica ed accompagnato dai cori di Giovanna Ferrara ed Ornella Vinci, Walter Marocchi, con il suo progetto, Tema Libero, ha ipnotizzato la platea coinvolgendola ed “obbligandola” all’ascolto delle sue storie narrate con l’accompagnamento della chitarra elettrica e con gli inserimenti vocali delle due coriste che hanno mostrato un bell’affiatamento ed una sentita partecipazione al progetto. Un inserto inatteso che ha mostrato come la musica si presti a differenti modalità di creazione e fruizione. Il finale è con il botto complice la potenza della Jethro Tull Benefit Tribute Band capitanata da Mario Cominotti, che con il suo flauto, coadiuvato da Giulio Quario e Walter Marocchi alle chitarre elettriche, Roberto Gigliotti alla batteria e Maurizio Mambretti al basso elettrico, ha inondato di note potenti il folto pubblico presente, facendo percepire quanto il repertorio degli ormai artisticamente (e non solo) attempati Jehtro Tull, nonostante siano passati quasi 50 anni dagli esordi, sia ancora attuale e poderoso per il suo alternarsi di rock, jazz e blues che non lascia scampo a nessuno. L’apoteosi arriva con la bella versione di Aqualung, tirata e potente, che ha fatto da fuoco d’artificio verso la conclusione del loro set e dell’esperienza artistica dei musicisti di Baggio. Le serate sono terminate ed i gruppi di “Siam venuti a cantar Baggio” hanno degnamente rappresentato il quartiere ed il progetto. Una nuova sfida è stata affrontata e superata. Ora è necessario preparare il cammino per le avventure a venire…

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