giovedì 17 dicembre 2015

Varie di Baggio....


Ambrogino d’Oro, una riflessione

Spesso la concessione della Benemerenza Civica, nota come Ambrogino d’Oro (che viene dato a persona singola mentre per le associazioni o gruppi viene concesso l’attestato di Benemerenza Civica) diventa una sorta di campo di battaglia in cui ciascuna delle componenti del Consiglio Comunale candida dei possibili premiandi. Da quest’anno il numero delle onorificenze si è dimezzato e questo ci può stare per cercare di elevare la qualità alle candidature. Se poi c’è chi, magari, decide di candidare decine di persone o associazioni allora ci si deve interrogare sulla logica delle candidature che, magari, per alcuni rappresentano una sorta di clientela nei confronti di realtà che, magari, potrebbero “essere utili” alle prossime elezioni. Per esempio, svolge “naturalmente” la propria professione deve essere candidato all’onorificenza? Io credo di no salvo che compia gesti di particolare entità che oltrepassano la normalità del proprio lavoro tanto da rendere fattibile un particolare riconoscimento. Se un medico fa bene il medico è suo dovere, ma se scoprisse la medicina che cura il cancro, ovviamente sarebbe diverso.
Se un poliziotto fa bene il suo lavoro è dovere, se salva tre persone durante un conflitto a fuoco, ovviamente è qualcosa di più. Questo, senza nulla togliere al lavoro quotidiano fatto bene, però l’Ambrogino deve essere un riconoscimento per una carriera (o per il raggiungimento di un’età importante) nel campo delle professioni, delle arti, di tutte le realtà che fanno parte della vita, per una intuizione dei solidarietà, per avere salvato delle vitte, per la costanza nelle proprie attività, per avere progettato, fondato e guidato una realtà di solidarietà ed assistenza, di ricerca….Si deve premiare, prevalentemente la costanza e non solo un evento, magari un intervento nella realtà operante da poco tempo. I valori (ed i valorosi) si devono giudicare sul lungo periodo: 10, 30, 50, 100 anni…Insomma si deve essere speciali per poter ottenere il riconoscimento della Benemerenza Civica. E a Baggio, negli ultimi anni, di onorificenze ne sono arrivate molte. A persone fisiche ma, soprattutto, ad associazioni, incluse quelle alla memoria. Ma lo scorso anno (e quest’anno), a mio avviso, non è stata data la necessaria ed aggiungo, doverosa, attenzione alla candidatura di una persona che avrebbe meritato a pieno titolo l’Ambrogino d’Oro. Il suo nome è Gianmario Talamona. Milanese, 69 anni, 50 di volontariato.   
  
La proposta per l’Ambrogino d’Oro lo descrive così…
Gianmario Talamona ha iniziato a fare il volontario quando di volontariato, ancora, si parlava e se ne sapeva poco. Il 4 Novembre del 1964, inizia il suo servizio presso la Croce Rosa Celeste di Milano. Nel 1978 ottiene il Diploma dell’ Associazione Italiana dei Soccorritori del Policlinico di Milano per poi passare alla Croce Bianca, sezione di Vialba, dal 3 Marzo 1984 e infine dal 16 maggio 2004 entra a far parte dei volontari della Croce Verde Baggio dove tutt’ora presta il suo servizio. La sua esperienza inizia dapprima come  Barelliere e Milite , poi dall’Ottobre 1973 il suo ruolo è quello di autista ed infine soccorritore del 118 a partire dal 2005. La sua storia di volontario del pubblico soccorso è iniziata con il trasporto dei bambini pre-maturi nelle culle termostatiche e poi si è allargato al soccorso degli adulti feriti, malati o traumatizzati, realizzando circa 9000 interventi di Pronto Soccorso su tutto il territorio milanese nelle fasce serali/ notturne dei giorni feriali e festivi e nei turni diurni festivi compresi Natale e Capodanno. Fra i molti interventi effettuati è opportuno ricordare la sua presenza nelle operazioni di soccorso per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, nell’incidente ferroviario del 1968 a Lambrate e i tanti soccorsi prestati in occasioni delle varie manifestazioni di piazza degli anni 1970/80. Gianmario ha fatto parte della Volante Chirurgica del Prof. Staudacher nel 1970; ha prestato servizio in occasione dei trasporti per Lourdes allo Scalo Romana; ha contribuito alla formazione del servizio Medico a domicilio per la Croce Rosa Celeste nel novembre 1976. Inoltre, nel corso del suo servizio Gianmario Talamona ha contribuito alla creazione del servizio di Pronto Soccorso allo Stadio Meazza prestando anche il proprio  servizio durante i vari grandi eventi tenuti nello stadio cittadino fino alla disponibilità per la visita di Papa Benedetto XVI° nel 2012.
Gianmario Talamona, prima della nascita ufficiale della Protezione Civile, faceva già parte della Colonna Mobile della Croce Rosa Celeste, intervenendo fra i primi la mattina del 7 maggio 1976, nei soccorsi per il terremoto del Friuli, con la colonna mobile ANPAS delle ambulanze di Milano. Nel suo curriculum di soccorritore molte le attestazioni ricevute ma, quelle più importante sono quelle riposte nel la sua memoria per gli incontri fatti nei momenti difficili della vita delle persone soccorse. Milanese, DOC, uno dei pochi milanesi che può dire d’essere stato battezzato nel Duomo, Talamona è persona schiva e di poche parole ma di grande azione. Nel corso degli anni ha dimostrato saggezza e rigore, puntualità da grande professionista, con l’entusiasmo di un ragazzo che ancora oggi non è stanco di mettersi al servizio del prossimo. Lui, che ha girato il mondo per lavoro ha sempre voluto tornare a Milano per  svolgere il proprio servizio da Volontario al punto che quando era nelle capitali europee rientrava appositamente per fare il turno serale e notturno e tornava nuovamente in quelle città la mattina successiva per proseguire il proprio lavoro. Insomma un Volontario che instancabilmente da una cinquantina d’anni offre il proprio servizio alla nostra città senza chiedere niente i cambio.

Credo che chiunque abbia letto con attenzione queste poche righe che condensano una vita di servizio al prossimo non possa che ringraziare Gianmario Talamona per tutto quello che ha fatto per il prossimo in 50 (!) anni di volontariato. Servizio al prossimo vissuto con discrezione, nel silenzio, nella preparazione, nella capacità di essere efficace per salvare una vita, per lenire un dolore, per superare una difficoltà, senza chiedere nulla in cambio. Allora la domanda che mi pongo e che porgo ai lettori tutti (è che un po’ mi inquieta) è: se dopo avere messo in campo un curriculum di servizio come quello che abbiamo letto, che cosa possono avere fatto di più e di meglio altri candidati…? Credo che, senza alimentare polemiche, che la risposta sia dentro di ciascuno di noi…


Cineforum rete Baggio: un riassunto

Il 10 Novembre è terminato il ciclo di film proposti dalla Rete Baggio ed iniziato il 17 Marzo. Un progetto che ha cercato di aprire le finestre al mondo parlando, grazie al mezzo cinematografico, di tematiche potenti quali l’antisemitismo (La chiave di Sarah), La dignità delle persone (My name is Joe), la perdita del lavoro (Piovono pietre), l’affido (Il ragazzo con la bicicletta), la maternità nell’adolescenza (Juno), l’elaborazione del lutto (Molto forte, incredibilmente vicino), il rapporto con la disabilità (Mi chiamo Sam), il senso religioso della vita (7 Km. da Gerusalemme). Come si può vedere il ventaglio delle proposte è stato molto ampio perché varie e vaste sono le problematiche che investono la nostra vita e nessuno può sentirsi escluso. Tutti noi siamo nella condizione di perdere il lavoro o non essere più trattati da persone con diritti. Tutti noi possiamo perdere o riacquistare una fede religiosa oppure vivere il dramma della perdita di una persona amata. Tutti noi siamo nella condizione di incontrare situazioni in cui la disabilità può entrare a far parte della propria vita. Tutti noi possiamo avere incontri in cui dei minori vivono difficoltà affettive o traumi per gravidanze non attese. Tutti noi potremmo essere chiamati a prendere posizione contro l’antisemitismo. Tutti temi e situazioni molto delicate che ciascuno di noi può incontrare della vita ed alle quali è necessario dare risposta o, almeno, potere avere degli strumenti interpretativi della realtà e delle emozioni che determinati possono causare nella vita di ciascuno. Certamente i films sono una cosa e la vita è un'altra ma anche attraverso la narrazione filmica è possibile scoprire particolari magari imprevisti della propria vita o delle esperienze che altri hanno vissuto e che potrebbero orientarci nell’interpretazione del miglior modo di porsi all’interno della realtà se questa, all’improvviso, si trasformasse in qualcosa di diverso rispetto al nostra quotidianità. Quelli scelti sono tutti temi certamente scomodi ma affascinanti, che reggono al tempo e sanno parlare all’interiorità di ciascuno di noi. Ora il viaggio di quest’anno è terminato. Possiamo dire che il cineforum ha soddisfatto le aspettative di qualità? Certamente si e dall’esperienza è emersa l’idea di continuare il prossimo anno con nuove proposte che orientino l’attenzione verso altre problematiche della vita. Che di problemi che ha sempre troppi da affrontare ma se si riesce ad essere preparati, magari si affrontano meglio…
          

EXPO 2015, è andato tutto bene (o quasi). E dopo…?

Qualcuno ha detto “finalmente è finita”. Altri invece hanno detto “peccato sia finita”. La realtà è sempre altalenante ed il suo giudizio quasi sempre dipende da fattori prettamente personali. Un precario assunto ad Expo avrebbe voluto che la manifestazione non finisse mai, mentre chi è un lavoratore dei servizi pubblici (Polizia Locale, ATM ed altri) si presume che abbia tirato un sospiro di sollievo la termine della manifestazione che, tra l’altro, non ha avuto particolari momenti di tensione, violenza, e quant’altre negatività. La manifestazione ha messo la città al centro del mondo, è inutile negarlo e questo è stato positivo in quanto si è dimostrato che una città come la nostra, un Paese come il nostro, è in grado di affrontare ogni impegno se è capace di avere guide sicure e capacità di integrare le differenti responsabilità lavorando insieme per raggiunge l’obbiettivo comune senza invidie né altri atteggiamenti negativi oppure ostativi. Spesso l’individualismo italico genera genialità ma, anche e purtroppo, mostri incapaci di lavorare per il bene comune. In questo caso la vicenda Expo ha raccontato della capacità di integrare le forse, capacità e competenze di differenti mondi riuscendo così a costruire una massa critica di azioni senza disperdersi in inutili bizantinismi. Come sempre dannosi per tutta la comunità e per i conti pubblici. I milioni di visitatori (molti andati più volte) hanno apprezzato i padiglioni anche se le code kilometriche in alcuni di questi sono state certamente la dimostrazione che si era fatto un ragionamento “al ribasso” anziché al rialzo e che, quindi, probabilmente ci voleva più spazio per rendere possibile una migliore fruizione dei padiglioni e, magari, anche una loro dimensione differente e maggiormente fruibile. Ovviamente con il senno di poi tutto è più facile e si diventa “professori” e non è il caso, però è innegabile che la corsa contro il tempo si sarebbe potuta evitare se le opere fossero iniziate, anziché nel secondo semestre del 2011, almeno entro l’anno di acquisizione della candidatura e cioè il 2008. Tre anni di ritardo sono stati certamente un grave handicap che avrebbe potuto impedire la manifestazione stessa. Ma così non è stato e nonostante gli arresti, gli scandali, gli extra costi (ancora da assegnare, se ve ne è titolo), le contestazioni, i pericoli di attentati e quant’altro possibile immaginare e ricordare, la manifestazione è andata bene. Però, giusto per non dimenticare che situazioni di questo genere sono molto complesse prima, ma anche dopo, si è ritenuto opportuno chiedere alla società Expo ed all’Amministrazione Comunale (dato che la società Expo cesserà la sua funzione) di chiarire alcune questioni inerenti il post Expo e precisamente si vuole sapere se l’edificio di Via Drago, in cui è stata collocata la centrale operativa per la gestione della sicurezza di Expo 2015, verrà mantenuta e, nel caso, con quale finalità e chi ne sarà il gestore. Ovviamente sarebbe stata buona cosa mantenere in servizio i 36 agenti di Polizia Locali assunti pro tempore per Expo ma che, purtroppo, la norma che salvaguardia i lavoratori delle ex Provincia impedirà tale assunzione essendo in graduatoria già una sessantina di agenti della Polizia Provinciale. Necessario anche conoscere l’esatto numero dei biglietti venduti e quale l’introito complessivo dagli stessi. Questo al fine di avere riscontro circa il ritorno economico della manifestazione per il numero dei visitatori. Altra importante questione è quella di conoscere quale sarà la sorte dei due antiestetici portali posti davanti al Castello Sforzesco (gli Expo gates) e chi si assumerà il costo della loro rimozione. Importante è anche conoscere la destinazione finale del Padiglione Zero, Padiglione Italia e Albero della vita e quali saranno i soggetti che si occuperanno della loro gestione ed a chi saranno addebitati i costi di manutenzione. Conoscere il futuro di queste strutture è importante per evitare di disperdere un bene in una terra di nessuno (in attesa dei previsti e sperati insediamenti) la cui sorte possiamo immaginare. Visto che si è parlato di cibo sarebbe interessante quante volte ASL è intervenuta per verificare la correttezza delle preparazioni alimentari, il corretto stoccaggio dei cibi, la freschezza degli stessi e così via. Dato il caldo torrido dell’estate si ritiene che tali controlli fossero indispensabili. Altra questione su cui sarebbe opportuno avere riscontri è quanti volontari sono stati utilizzati e quali le mansioni più “gettonato” così come sarebbe interessante conoscere la motivazione per la quale, per i servizi medici di primo soccorso, sono stati utilizzati “medici a regime” che hanno “integrato lo stipendio” anziché utilizzare, in toto, medici “precari” che avrebbero potuto avere un introito per le relative necessità economiche. Un punto spinosissimo è quello della bonifica delle aree per le quali si parla di un costo stimato di 70 milioni di euro. Una cifra enorme per la quale si chiede perché debba essere il pubblico che ha acquisito le aree anziché il privato che le ha vendute, da quello che abbiamo capito dai giornali, in condizioni evidentemente non conformi. Uno dei punti base dell’Expo è stato il tema della terra, della sua salvaguardia, del cibo condiviso, della dignità del lavoro. Pertanto si chiede di conoscere se è stato pensato un piano/progetto per la diffusione della Carta di Milano alla città ed a tutti i soggetti interessati alle sue indicazioni al fine di non disperdere il lavoro prodotto anche nel brainstorming dei tavoli tematici tenutisi nell’Hangar Bicocca e, nel caso, come renderla fruibile on line a tutti coloro che ne volessero leggere i contenuti. Dato che il tema delle spese è sempre stato uno dei cavalli di battaglia per il si o per no alla manifestazione, è stato chiesto qual è stato L’importo complessivo speso per le attività messe in opera per la manifestazione con l’elenco delle varie commesse con descrizione dell’oggetto, costo e società incaricate etc., al fine di avere un quadro complessivo dei lavori svolti e dei relativi costi. Si è inoltre chiesto se, alla luce dell’ipotesi di costituire sul sito EXPO un polo di studi e ricerca tecnologico (come abbondantemente indicato dai mass media nei giorni scorsi) , si ritenga superato costituire, nel medesimo ambito, un polo di studio mondiale per proseguire nel percorso delineato della firma del Food Policy Act. Sarebbe inoltre opportuno sapere se quanto documentato nei vari padiglioni potesse essere messo in rete utilizzando i siti istituzionali di Comune e Regione e degli altri soggetti coinvolti nell’organizzazione della manifestazione in favore di coloro che non hanno partecipato alla manifestazione. Per ultimo si è chiesto, quando verrà messo in atto, e con quali modalità, quanto indicato nell’ordine del giorno votato il 27 Gennaio dal Consiglio Comunale di Milano relativo alla riduzione del progetto delle cosiddette “via d’acqua” alla sola salvaguardia del sito Expo (di cui fui il primo firmatario) con il quale, tra l’altro, si è chiesto di utilizzare i fondi non spesi per vari interventi ambientali alcuni dei quali da “spendere” in favore del parco delle cave. Sono troppe le richieste? Credo di no. Forse sono poche vista la complessità dell’evento, i tanti fattori che sono intervenuto, a favore o contro. Certo che se Expo, oltre che portare anche ricchezza (non solo economica ma anche culturale) alla città, dimenticasse la sua missione di cambiare l’atteggiamento sul cibo, sulla terra, sulle modalità del lavoro agricolo, avrebbe fallito in merito alla sua dignità di manifestazione. Anche per questo è stato siglato a Milano con oltre cento città del mondo, il Food Policy Act affinchè i temi di Expo non siano stati una baraonda culinaria senza cuore né futuro. Tre piccoli richiami prima di chiudere. La bontà delle presenze delle fontanelle nel sito. Un toccasana sotto la calura. Il lavoro grande e pieno di passione alla cascina Triulza, luogo di importanti incontri e scambi culturali (e non solo) che ha messo il terzo settore nello snodo importante della cultura che dà senso alle cose ed alle manifestazioni come Expo. Quella negativa (ce ne sono tante ma limitiamoci alla più facile) è che sul costo della ristorazione una “calmierata” avrebbe dovuto esserci. In tanti si sono lamentati del rapporto qualità e prezzo  e questo, per il senso della manifestazione, non avrebbe dovuto accadere.     





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