venerdì 30 settembre 2016

"Born to run" e che altro se no...?



Ho letto d’un fiato l’autobiografia di Bruce. Una lettura molto interessante ed esaltante per conoscere, ancor di più l’uomo Springsteen perché del musicista Bruce sappiamo anche forse più di lui. Mi ha colpito la sua forte umanità di persona “comune”, con una famiglia problematica per la presenza di un padre con il quale ha avuto una relazione davvero conflittuale ed irrisolta. 

E tale dimensione è rimasta all’interno del suo io più profondo come narrato dalle vicende relative alla sua depressione. Uno Springsteen per molti versi inedito e, come afferma alla fine del libro, che ha raccontato una parte di sé lasciando alla discrezione un'altra parte forse, ipotizzo, meno “gloriosa”, probabilmente meno eroica rispetto a come noi vediamo Bruce dal punto di vista dell’epica e della narrazione che ci siamo fatti. Però restano alcuni punti fondamentali che colpiscono il lettore:

1. La sua determinazione
2. La sua metodicità nel lavoro
3. Il dolore della mancata relazione paterna
4. La paura di essere come suo padre
5. Il suo attaccamento ai luoghi dell’infanzia
6. La sua grande professionalità e l’etica del lavoro
7. L’avere sempre schivato l’uso di sostanze stupefacenti
8. Essere capace di stupirsi davanti ai suoi modelli quali i RollingStones o Paul Mc Cartney
9. Le sue difficoltà emotive in una relazione stabile con una donna (salvo Patti)
10. La sua consapevolezza dei comportamenti non onorevoli
11. Il suo rifiuto della religione costituita ma l’attenzione al sacro (non è da tutti terminare le pagine di una autobiografia con la recita del Padre Nostro)
12. La sua attenzione, forte e radicata, nella famiglia
13. La dedizione verso il suo pubblico con la ricerca maniacale del meglio per tutti loro
14. Il coraggio di chiudere il rapporto con la band per dieci anni riuscendo a recuperarlo in seguito

Insomma, Bruce dimostra di essere una persona speciale ma, ugualmente, umanissima e la dimostrazione sta nel fatto che ha ripreso anche il rapporto con Mike Appel, il suo primo manager che pur avendogli fatto firmare un contratto capestro è sempre colui che ha avuto fiducia in lui e gli ha consentito di incidere i suoi primi tre album e l’ultimo di questi è stato Born to run. Una storia che parte normale e poi deflagra nella grandezza del rock da stadio dal quale, però, Bruce riesce ad avere il giusto distacco costruendo album di clamorosa lettura di low-profile quali Nebraska e The ghost of Tom Joad. 

Un uomo semplice e complicato, al contempo, Bruce Springsteen, capace di volare e di cadere con la stessa naturalezza ma, certamente, portatore di felicità per tanti anche nei momenti di sua, magari, massima infelicità…

Nessun commento: