venerdì 4 novembre 2016

4 Novembre 1966

Tratto dal mio libro "La storia siamo noi"

Pioveva forte quel pomeriggio ma nonostante tutto Michele e la sua banda di amici erano sotto il porticato delle case in cui abitavano. Quell’inizio di novembre, eredità di ottobre, era davvero molto piovoso e non si vedeva la fine di quel piombo che aveva avvolto il cielo. Erano giorni che continua a scendere una pioggia persistente, scura, dura, pesante ed anche, per dei ragazzini di città, inquietante. La sera, poi, giungevano notizie allarmanti dalla TV in cui il telegiornale rendeva conto degli eventi della giornata e parlava diffusamente del maltempo incessante tanto che qualche visionario già iniziava a parlare di fine del mondo. Dicevano che erano in pericolo due città in particolare: Venezia e Firenze. Due città nelle quali erano conservati, così diceva il telegiornale, grandi tesori d’arte. E, aggiungeva Michele, “anche alcuni miei zii e cugini…”.  Il cortile era animato dai ragazzini che, però, sentivano la tensione che si respirava in casa. Pioveva da circa una settimana, da fine ottobre e pareva non volesse mai smettere. I ragazzini erano tutti muniti di stivali in gomma. Neri ed alti i maschi, corti e colorati, le femmine e mentre queste ultime erano accorte nel dove mettevano i piedi, i maschi si esibivano nel solito repertorio di scherzi e prove di coraggio che, secondo loro, avrebbe portato loro la benevolenza delle “fanciulle”. Ma, ahimè, si illudevano perché loro avevano altro in mente che osservare il gioco del pavone dei maschi……Michele era preoccupato e come lui anche Nives e Mariella e Silvestro.

Michele: “A casa non si parla d’altro…Hanno paura degli straripamenti, delle inondazioni e temono che possa accadere qualche disgrazia…”.

Nives: “Anche i miei sono preoccupati. Loro da ragazzi hanno vissuto l’alluvione del Polesine ed hanno visto che cosa accade quando l’acqua invade i terreni, le case…quante volte mi hanno raccontato le storie che hanno vissuto…”

Mariella: “Si vabbè, ma qui siamo a Milano…Al massimo esce in Naviglio e cosa volete che faccia…allagherà qualche casa…Io sono stata a vederlo il Naviglio…mica è grande…”

Nives: “Si, il Naviglio non è grande qui a Milano ma intorno a noi ci sono tanti campi dove coltivano la terra e lì i canali sono larghi. Se il Naviglio esce dagli argini sapete che danni che farà…e poi qui vicino so che c’è anche il fiume Ticino che è grande…”.

Parlavano di fiumi come se fossero esperte di corsi d’acqua ma, in fondo, orecchiavano quello che raccontavano i loro genitori e sentivano dalla televisione. In cuor loro sapevano che non sarebbe accaduto nulla di grave a Milano anche se le pozzanghere erano ormai diventate immense ed anche i tombini facevano fatica a scaricare l’acqua nella fognatura.

Michele: “Mio papà mi ha detto che in centro ci sono tante case con le cantine allagate. Forse è perché lì le fogne sono ancora antiche. Almeno qui le nostre sono nuove, almeno così mi ha detto…”.

Rimasero in silenzio qualche istante osservando gli altri ragazzi che si bagnavano sotto la pioggia. Il cielo era davvero grigio, pieno di tristezza e di malinconia. Tutti loro sentivano che quel tempo significava qualcosa di più profondo che, però, nella loro ingenuità, non riuscivano a cogliere. Era una sensazione che non potevano comprendere perché era una sensazione adulta che avrebbero potuto e saputo cogliere solo di la negli anni.           

Nives: “A voi, quando piove, non vi viene un po’ di tristezza…? A me viene una grande malinconia come se potessi perdere le persone a cui voglio bene, oppure che potessi morire…E’ che quando manca la luce del sole mi sembra che manchi tutto ciò che c’è di bello nella vita…”.

Michele: ”Anche a me vengono le stesse idee…”

Mariella: “E perché, invece, quei cretini lì continuano a fare tutte le scemenze che vogliono senza avere le nostre stesse sensazioni…? A me sembra che siano proprio un po’ rimbambiti…”.

Nives: “No, non sono scemi, secondo me non ci sono ancora arrivati. Vedrete che toccherà anche a loro avere i nostri stessi pensieri ma le femmine sono sempre un po’ più avanti dei maschi. Me lo dice sempre mia mamma…”

Nives era la ragazzina più corteggiata e più bella del cortile ma non aveva mai pose da capricciosa o mocciosa. I ragazzi le facevano tutti una corte spietata nel gioco dei fidanzatini ma lei non pareva interessarsene. D’estate sembrava un maschiaccio e non disdegnava litigare e picchiarsi anche con i maschi se qualcuno la prendeva in giro perché faceva da balia alla sua sorellina. Era un tipo tosto ed anche per questo faceva gruppetto con Mariella ed anche con Nadia, che era nella sua stessa classe. Si salutarono mentre la pioggia continuava a cadere ed entrando nei rispettivi appartamenti trovarono, tutte e tre, le loro madri che le attendevano e la domanda che venne rivolta loro, quasi all’unisono, fu la stessa: “Ti sei bagnata…?”.

Quando Nicola rientrò a casa la prima cosa che fece fu di accendere la radio. Era in ansia perché voleva sapere che cosa stava accadendo. Poi si avvicinò al telefono a muro dicendo a Maria che avrebbe chiamato i suoi parenti a Venezia e Firenze. Dopo qualche istante sua sorella Francesca rispose da Venezia e dall’impaccio nella voce capì, nel suo parlare frammisto di veneziano e lucano, quanto fosse preoccupata.

Francesca: “Nicola, oggi l’acqua ha coperto tutta San Marco. Ci saranno almeno due metri…ed anche nei canali hanno evacuato tutte le case dei piani appena sopra il livello di tre metri. Nella nostra calle c’è da avere paura. Mai vista una disgrazia così ed anche i “veci” dicono che a Venezia questa acqua non si era mai vista e nemmeno tanta pioggia. Speriamo che si fermi perché abbiamo paura per la notte. Nelle calli e nei campi non circola nessuno. Solo quelli che hanno urgenze oppure che sono in servizio. Anche i battelli sono fermi e circolano solo le gondole e le barche. I “tiozzi” sono in mare ma con prudenza. Anche Bepi è fuori con la barca ma gli ho detto di rientrare presto che “ghò” paura che capiti una disgrazia.”

Nicola non reagì. Disse solo che avrebbe chiamato la loro sorella Anna a Firenze e salutò Francesca.

Nicola: “Ciao Anna come va da voi…ho appena sentito Francesca che è molto preoccupata…”

Anna: “ciao Nicola…anche noi abbiamo un po’ di paura…anche se siamo lontani dall’Arno, però non c’è tranquillità. Anzi, poco fa è venuta la signora del piano di sopra a dirci che ha saputo che questa notte l’Arno è straripato entrando nel Museo degli Uffizi facendo dei gravi danni…ed anche che ci sono stati dei morti…L’ho sentito poco fa anche dalla radio. Molta gente non esce da giorni perché continua a piovere. Però nella scala ci si aiuta e facciamo la spesa per gli anziani. Che bei tempi al paese…quando mai l’abbiamo vista una pioggia così… ”.

Nicola: “Mi raccomando, siate prudenti. Ci sentiamo domani”.


Nicola abbassò il ricevitore in tempo per sentire le notizie dalla radio. Le ascoltò come in un sogno e non le comprese subito nella loro gravità…“Si parla di oltre dieci vittime a Firenze…la città è allagata…l’Arno è entrato nella Biblioteca Nazionale…nella Basilica di Santa Croce…distrutto il crocefisso di Cimabue…l’acqua ha superato e 4 metri…tutta l’area attraversata dall’Arno anche nelle altre Province è allagata…Quattro morti a Venezia…l’acqua ha superato i due metri…San Marco invasa dal mare come mai nella storia…Una catastrofe per il Paese intero…”. 

Nicola era impietrito…comprese, solo allora, che cosa fosse accaduto. Prese nuovamente il telefono per chiamare le sue sorelle ma entrambi i numeri rimasero muti. Forse si era nelle ore più difficili e le linee erano intasate di chiamate. Lanciò un’occhiata a Maria che, come si usava in paese nei casi di calamità naturali, accese un lumino e lo pose sotto l’immagine di San Michele Arcangelo, che avevano sul comò della camera da letto, così come avevano visto fare dai loro genitori in caso di grandi piogge. Sarebbe passata anche quella ma quanta apprensione e quante paure…                  

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