giovedì 24 novembre 2016

libri, che passione...

Nando dalla Chiesa e Gianni Barbacetto “L’Assalto al cielo”, Melampo Editore
Nando dalla Chiesa è un instancabile suscitatore di riflessioni. Una storia molto lunga, la sua, con un cognome impegnativo da portare con sé che non gli ha certamente mai dato tregua ma, nello stesso tempo, lo ha “incaricato” di una missione molto difficile, e non solo nei nostri tempi difficili: diffondere semi di sana inquietudine e dissipare dubbi. La sua attività professionale di docente universitario gli ha dato l’opportunità di formare molti giovani orientandoli sui temi a lui cari: quelli della responsabilità, servizio civico, legalità, lotta alla criminalità organizzata ed al pensiero mafioso. In tutto questo “pesa” certamente, la sua storia famigliare ed, anche, il suo impegno in “Libera” di cui è anche Presidente onorario. Se queste sono ragioni importanti per orientare una scelta di vita, tra le mille attività del professore c’è anche quella di scrivere libri (ormai la sua bibliografia è incontenibile) e l’ultimo, edito dalla casa editrice Melampo (un altra tra le sue “invenzioni”…) ricorda un’avventura di tanti anni fa, quando Tangentopoli non esisteva, quando a Milano comandavano importanti imprenditori del mattone e la politica era molto vicina a questo mondo degli affari. Dalla Chiesa, insieme a all’altrettanto instancabile Gianni Barbacetto e con il supporto di un variegato mondo fatto soprattutto di giovani che si inventavano giornalisti (ed alcuni lo divennero davvero), costituirono, mutuando l’esperienza di “resistenza civile” nata con il movimento palermitano de “La rete”, un circolo dal nome “Società Civile” e da quel nucleo di pensiero venne creato la rivista mensile dal medesimo nome che si incuneò nel mondo dell’informazione del tempo, ingessata ed imbeccata, portando alla ribalta temi che, altrimenti, non sarebbero mai diventati di dominio pubblico. Tra i cento fondatori del circolo (che non ammetteva politici o iscritti ai partiti) vari nomi “importanti” della società civile milanese (magistrati, giornalisti, architetti, medici, etc.) ed una sola “non milanese”: Saveria Antiochia, mamma di Roberto, ucciso dalla mafia a Palermo nella difesa del “suo” commissario, Ninni Cassarà. La storia del Circolo e della rivista società civile durò circa 10 anni e portò una ventata d’aria nuova nella politica e nella società della Milano da bere, in quella politica del socialismo craxiano che dette vita, in seguito, “all’avventura” berlusconiana di cui, ancora, scontiamo, le pene. Tutto questo per dire, in maniera molto succinta, che l’editrice Melampo ha pubblica un libro dal titolo “L’assalto al cielo” (sottotitolo Storie di Società Civile e di lotta alla corruzione”) che racconta dell’esperienza del circolo e della rivista collegata. E’ una storia fatta riprendendo vecchi articoli che, purtroppo, si sono dimostrati, per alcuni versi profetici e, magari, ancora attuali. Un libro importante e ricco di memorie per chi quei tempi li ha vissuti e pieno di spunti storico-politici per le nuove generazioni che non vogliono assuefarsi alla solita tiritera del qualunquismo contro tutti e tutto. Il nichilismo lasciamo ai bambini. Agli adulti è chiesta responsabilità, capacità di analisi e lettura attenta della storia per non ripeterne gli errori…               

Gaetano Liguori “Non sparate sul pianista”, Skira Editore
Lui di mestiere ha fatto l’insegnante di pianoforte al Conservatorio di Milano. E, ovviamente, il musicista. Anzi, jazzista. Free jazz, innanzitutto, ma anche pianista dalle melodie “classiche” come ben espresse nel suo ultimo lavoro “Il giardino dei Giusti”. Gaetano Liguori, napoletano giunto bambino a Milano, è da sempre un apprezzato artista, oltre che persona squisita, generosa ed appassionata e da qualche tempo ha deciso di aggiungere alle sue mille vite ed attività anche quella di scrittore. “Confesso che ho suonato”, uscito due anni fa, ha avuto buone vendite e critiche sontuose tanto da esserne rimasto fortemente sorpreso in quanto le recensioni sono state abbondanti, ecumeniche (nel senso che ne hanno parlato bene da “Avvenire” al “Manifesto”, tanto per capirci. In quel libro Liguori ha raccontato la sua vita (anzi, le sue vite) di uomo e musicista, innamorato delle note e della cultura, della politica e della solidarietà, della Milano del passato e di quella odierna. Un viaggio appassionante che ha dato vita anche ad un film, “Una vita in jazz” girato dal bravo Valerio Finessi. L’editore Skira, probabilmente (e felicemente) sorpresa dal bel riscontro ricevuto da questa opera, ha deciso di concedere a Liguori di parlare di una delle sue grandi passioni; il cinema western. Da qui è scaturito un altro libro, in questo caso un saggio su uno dei filoni storici del cinema americano (soprattutto). “Non sparate sul pianista” è un viaggio nel mondo dell’avventura, in una dimensione sospesa tra mito e realtà, dove le figure leggendarie di decine di personaggi a noi noti dall’infanzia si presentano a “riscuotere” il loro diritto a continuare la loro vita leggendaria. I personaggi storici come Wild Bill Hitchcock, Jesse James, Billy The Kid, Pat Garret si mischiano ai nomi degli attori e dei registi che hanno fatto il west. Da John Wayne a Glenn Ford, da James Stewart a Gary Cooper, da Henry Fonda a John Ford, da John Houston alla dinastia dei Carradine, da Sam Packinpah a Fred Zinneman. Senza dimenticare gli “eroi” del western all’italiana: Sergio Leone e Clint Eastwood…L’elenco è certamente lungo ed il libro di Liguori ha il pregio di raccontare tutto senza tralasciare neppure le briciole. E’ un viaggio appassionato, il suo, una sorta di cavalcata tra loosers e desperados, tra sogni e disperazione, tra la vita e la morte, tra praterie infinite e porte che si chiudono al futuro (vedi l’ultima immagine di quel grande film epico che è “Sentieri selvaggi” che rende meglio nel titolo originale il senso della storia: “The searchers”, i cercatori…). L’elenco delle storie e dei personaggi raccontati è davvero lungo ma questo libro non è un’enciclopedia bensì un libro fatto di passione: appassionato ed appassionante e renderà chiaro a tutti, arrivando all’ultima pagina, che non è opportuno sparare sul pianista….

Franco Mussida “La musica è fortuna” Teti Editore

Di Franco Mussida conosciamo il suo grande talento musicale. Un talento così innato da non potere immaginare che cosa avrebbe fatto nella vita se non avesse intrapreso la carriera musicale. Un talento capace di calcare il palcoscenico per oltre cinquant’anni rimanendo sempre genuino a capace di emozionare ed emozionarsi. Un artista sincero e completo che ha voluto allargare il suo talentuoso orizzonte verso approdi lontani, forse inarrivabili, per certi versi incomprensibili lasciando così la “sicurezza” di una carriera ben strutturata per il mare aperto di attività certamente non semplici da affrontare. Innanzitutto l’avventura/esperienza del CPM Music Institute, una scuola di musica che ha “generato” talenti è stata, ed tutt’ora è, un importante ambito di crescita e sviluppo del senso della musica e della bellezza nella società. Un’esperienza che ha coinvolto migliaia di studenti dando loro una formazione musicale ma, insieme, anche regole di vita. Ma la musica per Mussida non è mai stata un elemento statico ma dinamico, con la capacità di rendere possibile uno sguardo a 360 gradi sulla realtà circostante. Da qui il suo impegno (silenzioso e discreto) nelle carceri e nelle comunità di recupero, ieri, ed oggi ancora, con un progetto sonoro proposto in varie carceri per avvicinare i detenuti alla musica non come semplice fruizione ma come strumento “terapeutico” di conoscenza del sé interiore. Ma non finisce qui perché Franco Mussida ha ormai compreso che il suono, la vibrazione è qualcosa che entra dentro lo spirito di ciascuno, lo scuote, lo vivifica, lo rendere vitale, lo trasforma e per rendere sempre più evidente tale possibilità e per spiegarlo ha scritto due libri (entrambi editi da Skira) dal titolo “La musica ignorata” e “Le chiavi nascoste della musica” con cui ha espresso le sue convinzioni sul segreto delle note e degli spazi tra un accordo e l’altro. Due libri profondi e ricchi di stimoli che hanno dato vita ad attività artistiche come la pittura e la scultura attraverso le quali rendere ancora più evidenti le sue intuizioni, le sue scoperte nell’ambito della vibrazione sonora. Così ora, proseguendo questo percorso Franco Mussida, partendo dai giorni successivi alla decisione di lasciare la Premiata Forneria Marconi (di cui è stato cofondatore nel lontano 1971) racconta di sé e del suo instancabile lavoro per la diffusione di una differente consapevolezza circa la potenza della musica che, per antiche letture, fa immaginare un collegamento con quanto scrisse Hermann Hesse nel suo capolavoro dal titolo “Il giuoco delle perle di vetro”. Vorremmo allora immaginare il bravo maestro Mussida nelle vesti del Magister Ludi Josef Knecht, ricordando che la traduzione dal tedesco di questo cognome significa “servitore…”.  

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