mercoledì 15 marzo 2017

Spostare l’Ospedale San Carlo nell’area di San Cristoforo?









L’ipotesi è cominciata a circolare subito dopo l’estate. La Regione, si diceva, sta lavorando ad un dossier importante che riguarda la razionalizzazione degli Ospedali San Carlo e San Paolo in un'unica realtà sanitaria nella quale fare confluire attività di ricerca e didattica per gli universitari o gli specializzandi. Una notizia importante in quanto coinvolge due grandi poli sanitari dell’ovest milanese, con un bacino di utenza che va oltre la città di Milano. All’inizio pareva una notizia un po’ “esagerata” ma l’ipotesi che il progetto non fosse campato in aria arrivava anche da altri segnali che giungevano da differenti fonti. E la preoccupazione di chi scrive è arrivata, oltre che dai “rumors” sempre più insistenti, anche dall’articolo pubblicato il 12 Marzo dal “Corriere della Sera”. 

In sintesi, ricordando che insieme gli ospedali in questione possiedono 800 posti letto, assolvono al compito di assistere 43 mila degenti ed erogare 150 mila prestazioni di pronto soccorso, l’ipotesi della Regione sarebbe quella di costruire una nuova struttura (dal costo previsto di 400 milioni di euro) nella quale inserire entrambe le strutture ospedaliere che si unirebbero in una sola realtà sanitaria. Unitamente a questa struttura, come si accennava, verrebbe creata una struttura per la ricerca medica (coordinati probabilmente dal Policlinico) oltre che attività di docenza medica per gli universitari e gli specializzandi. Per costruire il nuovo polo ospedaliero si utilizzerebbero fonti derivanti, oltre che da prestiti dalle banche e da Cassa Depositi e Prestiti, anche da quanto già finanziato per la riqualificazione dei due ospedali (circa 90 milioni di euro). L’ipotesi di localizzazione, inoltre, sarebbe quella di un’area non distante dalla stazione della metropolitana M4 nella zona di San Cristoforo (Municipio 6). Un’area che, a prima vista, non sembra certamente di particolare qualità dal punto di vista sia urbanistico che di accessibilità da parte di coloro che abitano nella zona di Baggio, San Siro, Muggiano, Quinto Romano, Quarto Cagnino, Figino. Infatti, chi abita in questi quartieri non sarebbe certamente facilitato a raggiungere questa nuova localizzazione in quanto la linea 4 della metropolitana nulla aggiungerebbe alla dotazione fruibilità di trasporto pubblico locale per raggiungere il nuovo polo ospedaliero.

Un ambito, quindi, molto scomodo per tutti coloro che abitano nel Municipio 7 (basti pensare a cosa significhi, solo per fare un esempio, raggiungere il pronto soccorso dell’Ospedale San Carlo partendo da Baggio oppure, partendo dallo stesso luogo, arrivare oltre il Cavalcavia Don Milani…). Questa ipotesi, francamente, toglierebbe un grande servizio di cui, bene o male, l’area di Baggio e degli altri quartieri citati, ha goduto da mezzo secolo, creando disagi non indifferenti proprio nel momento in cui l’invecchiamento dei residenti non è solo un fatto statistico ma una realtà sotto gli occhi di tutti. Nelle recenti discussioni sul servizio della linea 72 ed 80 da e per Figino, si è a lungo discusso della necessità di fare arrivare il mezzo pubblico quanto più vicino all’Ospedale San Carlo ed, ora, con una decisione, ad avviso di chi scrive, molto opinabile si vorrebbe allontanare questo ambito sanitario di circa 4 kilometri dall’area del Municipio 7. E delle vecchie strutture ospedaliere che cosa se ne farebbe? Le ipotesi potrebbero essere due: la prima, provocatoria, consisterebbe nell’abbattimento di entrambe le strutture con il recupero dei relativi spazi. Ipotesi di difficile praticabilità in quanto le relative attività di abbattimento delle strutture e smaltimento delle macerie, oltre che comportare tempi molto lunghi porrebbe il tema dello smaltimento delle macerie. 

Inoltre sarebbe da verificare la modalità del riutilizzo, a fruizione pubblica, dell’area parco posta all’interno dell’Ospedale San Carlo. L’area interna all’Ospedale San Paolo non è certamente di pregio ma l’eventuale abbattimento della struttura creerebbe molteplici problemi. Ma superando questa ipotesi molto invasiva e problematica, cosa potrebbe accadere alle due strutture? Rimaste senza la realtà ospedaliera, le due strutture dovranno essere ugualmente riqualificate in quanto, comunque, la Regione aveva già valutato la necessità di unammodernamento funzionale ed impiantistico. In aggiunta dovrebbero essere modificate le relative funzioni trasformandosi, magari, in un polo ambulatoriale, oppure in una Residenza per anziani, oppure in altro ambito sanitario, magari anche privato, per “restare nei costi”, come si dice spesso. Vengono, quindi, spontanee alcune domande quali, ad esempio, se, effettivamente, la “dinamica delle malattie” nel bacino di utenza dei due ospedali necessita di questo grande intervento oppure non sarebbe opportuno lavorare per riqualificare e riammodernare i due ospedali rendendoli operativi secondo i nuovi standard sanitari? Non sarebbe, inoltre, opportuno razionalizzare i servizi sanitari in maniera tale da organizzare, in due strutture separate, tutte le varie specialità a servizio di un ospedale moderno e multifunzionale? 

Non sarebbe più logico costruire nell’area individuata un polo sanitario di ricerca e studio, meno invasivo dal punto di vista strutturale e più economico fungendo da soggetto definito nell’ambito dello sviluppo di progetti medici e di docenza/discenza universitaria? Non si potrebbe evitare una grande concentrazione sanitaria in un luogo che diverrebbe uno straordinario bacino di traffico a detrimento della salute pubblica proprio nei pressi di un ospedale? Non si potrebbe evitare di duplicare le funzioni di un ospedale in quanto ciò significa concentrare in una unica realtà e dinamica il peso di due ospedali con raddoppio oltre che dei servizi anche del personale sanitario, amministrativo, logistico con movimentazione non indifferente di mezzi e persone? E fino a quanto l’ipotetico ospedale nuovo verrà costruito, non si farebbero più interventi manutenzione/gestione degli ospedali in futuro disuso? E che senso avrebbe, in ipotesi, l’utilizzo di spazi negli ospedali “dismessi” come residenze per anziani nel momento in cui, grazie al “proliferare” delle badanti in casa (ed anche causa  dei costi di permanenza nelle strutture residenziali spesso non accessibili alle persone “normali”), si è ridotta la lunga lista di attesa per l’accesso a queste strutture? 

Queste sono alcune delle domande ineludibili alle quali è opportuno dare riscontro prima che la macchina regionale parta in quarta entrando “a gamba tesa” sui bisogni dei territori. E’ opportuno ricordare che se oggi la Regione ritiene che questi due ospedali siano obsoleti (inaugurato nel 1967 il San Carlo e nel 1978 in San Paolo), è necessario ricordare che la responsabilità sanitaria è da decenni in capo alla Regione Lombardia che, evidentemente, non ha operato per aggiornare quanto necessario in entrambe le strutture. E’ di solo circa tre anni fa “la scoperta” che l’ospedale San Carlo manifestava varie mancanze dal punto di vista impiantistico, per la prevenzione incendi e tante altre situazioni. La mancanza di progettualità a lunga scadenza e di interventi costanti di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre che di miglioramento degli ambienti e dei mezzi, alla fine portano sempre a decisioni drastiche non necessariamente opportune, né adeguate, né funzionali per il “benessere” della cittadinanza. Prima di proporre interventi così drastici ed invasivi su poli sanitari della portata dei due ospedali in questione, è bene riflettere sul rapporto costi/benefici, siano essi di carattere economico che, ancora di più, di attenzione alla salute pubblica. La materia è molto delicata e, certamente, non neutra rispetto ad una visione dello sviluppo della sanità all’interno della città. 

Se la Regione ritiene di poter spendere 400 milioni di euro per il miglioramento dell’asse sanitario nell’area ovest cittadina, lo faccia investendo nella riqualificazione dei due ospedali esistenti (magari anche nella ricerca di figure apicali di eccellenza medica) e nella creazione del polo ricerca/studentato nell’area del Municipio 6 individuata come possibile sviluppo di un ambito sanitario. Questa potrebbe essere la migliore prospettiva per non sguarnire un’area fortemente urbanizzata (ed “anziana”) da un presidio ospedaliero fondamentale per la salute pubblica. 


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