martedì 27 marzo 2018

Eugenio Finardi "La storia della mente"



Pianoforte e sonorità varie sono l’incipit del brano “La storia della mente”. Una sonorità dove il suono del synth fa la sua bella parte e rende possibile un clima sonoro molto particolare. La canzone, scritta insieme all’amico Claudio Rocchi è una riflessione sul passato, sul futuro e sul bisogno di essere indipendenti nelle azioni, nel pensiero, nei giudizi, nel crearsi un percorso di vita davvero personale ed autentico. E’ una canzone che risente dei tempi di “critica collettiva” in cui è stata scritta e rappresenta una sorta di pensiero alternativo nel modo di costruire un proprio progetto di vita, superando le convenzioni, dogmi, morali e leggi assortite. 

Fa capolino nelle liriche il tema del vissuto, dell’esperienza, della relazione con l’altro e con il mondo. Un tema che vuole descrive il tempo del passaggio verso la vita adulta e la maturità. C’è dentro il desiderio di crescere, di capire se stessi, i propri bisogni. C’è il desidero di “capire e capirsi”, di abbandonare il passato per costruire nuove modalità di approcciarsi alla vita, con i suoi pregi, i suoi difetti, le sue contraddizioni. Con la “gioia e la rivoluzione”….E’ una canzone per certi versi dai temi “gucciniani” per l’attenzione nei confronti della propria interiorità ed in cui si possono trovare elementi della poetica del cantore di Pavàna come “il futuro è in ogni momento e il passato è andato già” e “la memoria lascia scritto quello che è stato”. 

Due versi incastonati in una sorta di “ricerca del tempo perduto” ma solo per superarlo, questo tempo, e per non rimanerne imprigionato come fosse una sorta di ricatto della nostalgia. Una canzone in divenire, con il basso pulsante che ricama note a cucire musica e testo in maniera davvero preziosa e gradevole. Segno, questo, di una ricerca musicale non banale. Segno, inoltre, del pensiero finardiano dell’epoca che,  sapendo cogliere il segno dei tempi, lo metteva per “iscritto” cantandolo con una ficcante levità…     

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