venerdì 25 maggio 2018

IL VENTO DI ELORA



Arriva il 1989, un altro passo avanti nella discografia di Eugenio Finardi che mantiene il passo dell’uscita di un album ogni due anni. 1989, un anno emblematico perché sarà l’anno dell’abbattimento del muro di Berlino e di una nuova possibilità della storia in Europa e nel mondo intero. Così sarà, ma non secondo le aspettative…In Afghanistan i sovietici ritirano le loro truppe dopo dieci anni di guerra inutile e distruttiva. Poi, nel 2001 arriveranno gli americani ed altri…la situazione non cambierà…Il mondo della tecnologia vivrà un evento importante con la stesura del documento chiamato “World Wide Web: summary”. Si tratta del documento che vede la nascita della rete Internet. Primi passi, ma fondamentali. A Santo Domingo un Boeing 707 con turisti italiani si schianta contro una montagna. Saranno 137 le vittime più gli uomini dell’equipaggio. In Inghilterra, per la precisione a Sheffield, 96 persone muoiono schiacciate in un’assurda calca prima della partita Liverpool-Nottingham Forest mentre per la strage dello stadio Heysel la sentenza di primo grado 14 “tifosi” inglesi saranno condannati…a 3 anni con la condizionale. Una sentenza scandalosa e insultante. Saranno invece 51 le vittime di un’altra tragedia assurda, quella causata dallo scontro di una draga e di una nave da diporti che affonderà nel Tamigi. Le vittime partecipavano a una festa…In Polonia il movimento di Solidarnosc va al governo del Paese insieme ad altri due partiti mentre in Kosovo la città di Pristina viene occupata da carri armati Jugoslavi. La guerra civile è alle porte.  In Bulgaria ed in Romania, inoltre, vengono ribaltate le posizioni di potere ed in Romania il dittatore Ceausescu e sua moglie vengono fucilati mentre in Cecoslovacchia diventa Presidente il dissidente e poeta Vaclav Havel. A Pechino gli studenti che si sono ribellati al Partito vengono ricondotti “alla ragione” attraverso uccisioni e carcere a vita mentre in Sudafrica il Presidente De Klerk inizia a muovere i primi passi per l’abolizione dell’apartheid. La lezione di Nelson Mandela inizia a dare i suoi frutti…A Venezia i Pink Floyd, con l’assenza di Roger Waters, suonano in laguna, su una piattaforma, davanti a circa 200.000 persone. La città non ne uscirà indenne…In Vaticano Giovanni Paolo II° incontra Michail Gorbacev e subito dopo verrà abrogato l’art. 6 della Costituzione sovietica che indica nel PCUS come guida della società sovietica la cui dissoluzione è sempre più vicina… Ma la tecnologia avanza sempre di più e la globalizzazione inizia a farsi sentire, anche se nessuno pare se ne accorga…siamo all’inizio ma tutto andrà molto in fretta perché, intanto, in angusti scantinati o lucenti sedi universitarie, alcuni apprendisti stregoni stanno creando mostri chiamati algoritmi e nulla sarà più come prima…   

Con il supporto alle musiche di Vittorio Cosma l’album “Il vento di Elora” si apre con il brano omonimo. Eugenio ha deciso di lasciare Milano, e per quasi un anno vivrà in una comunità dell’Ontario, Elora, “per ritrovare se stesso e per aprirsi agli altri”. Un luogo in cui vivrà il piacere di confrontarsi con situazioni difficili e, nel contempo, di essere guidato verso una consapevolezza nuova, scoprendo nuove ragioni per fare musica e per affrontare la vita. La batteria di Walter Calloni è energica, come sempre, e si collega egregiamente ai suoni del violino di Lucio Fabbri. E’ una canzona colma di speranza ma, anche, di rabbia, una canzone di frontiera: quella tra il vecchio ed il nuovo Finardi.  E’ il vento di Elora che non mi lascia dormire o forse è solo che ho paura chissà se anche tu mi ami ancora. E intanto il mondo gira come un pazzo che vuoi che gliene importi della vita di un ragazzo. E intanto il mondo gira a vuoto e vanno avanti quelli che si voltano indietro”. I suoni del sax di Amedeo Bianchi e la tromba di Demo Morselli si amalgamano alla perfezione, creando una sonorità piena di attesa, di aspettative, di desiderio di riscatto. “C’è qualcosa di storto e vanno avanti quelli che non si voltano indietro. C’è qualcosa di storto sulla faccia della terra troppa gente che nasce, troppa gente che cresce. C’è qualcosa di storto sulla faccia della terra, troppa gente che nasce, troppa gente che non riesce”. Elora significa “Città della luce” e nel testo vi è, palese, il dispiacere di vedere quanto sia difficile crescere, quanto sia difficile trovare la forza per non perdersi, per andare avanti per non farsi abbattere, per non dimenticarsi di chi è rimasto indietro. Da non dimenticare il bel supporto di Fabrizio Consoli alla chitarra e Paolo Costa al basso.  

E’ una sorta di blues “La mia vita senza te”, una bella ed orinale canzone d’amore con un bell’intro della chitarra slide suonata da Stefano De Carli, e le chitarre di Fabrizio Consoli e dello stesso Finardi. Il sax di Paolo Panigada, l’organo ed il pianoforte di Cosma rendono solida la struttura del brano mentre la slide suonata da Stefano De Carli dipinge il brano con profumi di Rolling Stones.Vorrei prenderti per mano adesso che tu sei lontano, amore dammi la forza che non ho. Vorrei dirti che ti amo esserti vicino ancora un po' ma non sarei più un uomo ma il tuo burattino e ora lo so. Vorrei cancellarti riuscire a non sognarti, passare un giorno non pensando a te. Vorrei riuscire ad urlarti tutta la rabbia che ho dentro di me ma ho paura di non riuscire a stare senza di te”. E’ l’amore che guida tutto e quando viene a mancare il dolore è forte. “La mia vita senza te, tutto il mio amore e tutto quello che ho da dare amore mio l’ho sempre dato a te. Tutto il mio denaro ogni mio pensiero era per te ma ora il gioco è finito, d’ora in poi devo pensare a me”. La sezione ritmica formata da Calloni e Costa è una scossa elettrica da nervi scoperti…

L’albero delle spade”, è un brano straordinario sul tema delle dipendenze, scritta con il contributo musicale di Vittorio Cosma. Se “Scimmia” era stato costruito come un brano “urlato e violento”, urgente ed immediato, questo invece è un brano lieve quasi come un sospiro, soffuso quasi avesse paura di generare apprensioni e preoccupazioni. Un brano che parla di vita comune, di momenti di quotidiano, di situazioni lievi che ciascuno incontro nell’ambito del proprio vivere. “Mentre le donne vanno ad accompagnare i figli a scuola e girano per vetrine con la scusa di fare la spesa e i fidanzati si abbracciano sognando di trovare una casa e i vecchi mangiano da soli la loro cena con la tele accesa” Tutto normale, però…”Come navi fantasma senza vento nelle vele vagano tra noi su rotte parallele di giorno girano per le nostre stesse strade ma la sera si ritrovano insieme all’albero delle spade”. Ecco che esiste un altro mondo introno a quello visibile. Un mondo clandestino, con codici propri, con dinamiche esclusive che, però, non portano da nessuna parte, anzi, perché in questo mondo diverso le persone coinvolte “Passano la vita consumati da una sola ossessione quella di trovare sempre più veleno per credere di stare bene, non fanno più l’amore, spesso non sanno dove andranno a dormire sono disposti a fare qualunque cosa pur di trovare poche lire”. Il male di vivere portò moltitudini di ragazzi a distruggersi e morire creando dolori senza lenimento e “Come navi fantasma senza vento nelle vele vagano tra noi su rotte parallele di giorno girano per le nostre stesse strade ma la sera si ritrovano insieme all’albero delle spade”. Ma alla fine di tutto la possibilità di riemergere c’è ancora, la voglia di vivere e di risorgere è sempre presente e così “Volerò, io canterò e se sto male. Io urlerò…Ma io rinascerò”. Perché, ci “rivela” Finardi, il desiderio di vita è sempre più forte di quello dell’autodistruzione e della morte…il suono del piano e delle tastiere si amalgamano in maniera speciale con i campionamenti e la programmazione midi di Massimo Costa; Consoli alla chitarra e Paolo Costa al basso stick sostengono l’atmosfera e calloni mantiere il ritmo con la sua precisione metronimica al ritmo.   

 

E’ un altro brano “problematico” “Il treno” che si manifesta come un brano “di confessione” (come quasi tutto l’album). Un brano dai suoni delicati, con le tastiere sognanti e eteree. Lo stick suonato da Bob Callero è morbido e suadente ed ancora di più i suoni sono sostenuti dal flicorno e dal trombino barocco suonati da Demo Morselli a tessere una melodia “simil beatlesiana”, per dare un colore di nostalgia al brano. “Sono quello che tu vedi, Oh my Love, consumato dai problemi, Oh my Love Forse non mi trovi uguale a qualche anno fa e forse non ti ho regalato che perplessità. Il treno corre ancora e attraversa le città si lascia dietro il vuoto, sfiora nuove oscurità nel cuore della gente chissà cosa ci sarà. E cos’è per te, e cos’è per me. E più il treno và e più ci porta con sé”. Il brano ha una caratterizzazione fortemente evocativa che richiamano ad un passato che viaggia nel ricordo alla ricerca della speranza del futuro. “E il treno corre ancora, passa nelle gallerie e dietro ai vetri cambia il cielo, cambiano le vie ripenso a quello che non son riuscito a fare mai. E cos’è per te, e cos’è per me e più il treno và e più ci porta con su. Qualche volta mi hai tirato fuori dai miei guai e qualche volta mi hai lasciato senza farlo mai Il treno corre ancora e forse quando arriverà, vorremo ritornare indietro e si ripartirà e dietro la collina ci sarà un'altra città”. Un’altra città, per un’altra vita, per un’altra speranza di futuro. 

L’intro di “Il fiume” è in stile rock blues, duro ed incisivo, complice la sezione ritmica di Calloni e Costa, con la voce di Finardi che si trasforma da ruvida a morbida rendendo evidente, qualora ci fossero dei dubbi, delle sue capacità di canto. “Dopo che sono finite le risse e ritirate le scommesse dopo le smorfie e le finzioni e tutte le bugie e le manipolazioni dopo le delusioni ma molto prima che venga domani per dimenticarmi della stupidità della tensione di vivere in questa città”. E’ una canzone che rivendica orgoglio e lotta, forma e desiderio di essere sempre pronto a ribellarsi, a non omologarsi. Consoli rende bene i suoni della chitarra elettrica, asciutta ma corposa, che asseconda l’inclinazione da rocker di Finardi. “Io volerò sopra l’acqua del fiume scivolerò sotto l’acqua del fiume mi bagnerò dentro l’acqua del fiume. Mi laverò la mente mentre il fiume scende lentamente. Quando ormai avranno vinto quelli che vogliono tirare indietro le lancette del tempo che vogliono toglierci ciò che abbiamo conquistato e che a caro prezzo abbiamo anche pagato quando l’ignoranza e la superstizione avranno spento per sempre i lumi della ragione e ormai ridotti all’impotenza dovremo prenderci una lunga vacanza”. Consapevolezza e rabbia, decisione e desiderio di non arrendersi, perché arrendersi non è concesso. Belli ed intensi, come sempre, i suoni del piano e e delle tastiere suonate da Vittorio Cosma. 

E’ nuovamente presente la mano compositiva di Vittorio Cosma in “Vil Coyote”, un brano molto cinematografico, allegro e pieno di buonumore che porta all’attenzione la realtà di uno sfortunato protagonista dei cartoni animati della Warner Bros, “Wile E. Coyote” che, in una certa maniera, rappresenta una moltitudine di noi. L’intro con il piano di Cosma è da incorniciare mentre i sax suonati ed arrangiati da Panigada sono delle piccole gemme di una corona sonora di particolare gradevolezza. “C'è chi nasce come Paperino: sfortunato e sempre pieno di guai e c'è chi invece come Topolino: carino, intelligente e simpatico alla gente. C'è chi è come Paperon de Paperoni, Pieno di fantastiliardi di milioni ma poi sta sveglio tutte le notti per paura che arrivi la Banda Bassotti”. Insomma, questa è la sempiterna contrapposizione tra fortuna e sfortuna che, ovviamente, non cambia mai registro o strada. “Ma io mi sento come Vil Coyote che cade ma non molla mai che fa progetti strampalati e troppo complicati e quel Bip Bip lui non lo prenderà mai ma siamo tutti come Vil Coyote che ci ficchiamo sempre nei guai. Ci può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso ma noi non ci arrenderemo mai”. E’ vero, la sfortuna è compagna di questi personaggi ma ancora di più è la voglia di combattere una impari battaglia che rende ancor di più coriacei i perdenti…Il brano è pieno di swing, leggero e suadente, che accompagna per tutta la sua durata le parole della canzone ”C'è chi vive come Eta Beta, sembra che stia con testa su di un altro pianeta e non si alza la pmattina se non si spara un po' di pnaftalina. C'è chi è come Pietro Gambadilegno, sempre preso in qualche loschissimo disegno e c'è chi vorrebbe avere tutte le risposte, come nel Manuale delle Giovani Marmotte”. Però si può scegliere da che parte stare ed in questo caso chi canta ammette candidamente…”Ma io mi sento come Vil Coyote che cade ma non molla mai, che fa progetti strampalati e troppo complicati e quel Bip Bip lui non lo prenderà mai. Ma siete tutti come Vil Coyote, che vi ficcate sempre nei guai. Vi può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso, ma voi non vi arrenderete mai”. Ed in quel 1989 di ragioni per non arrendersi ce n’erano molte. Ma oggi ancora di più…

Quando divenne padre per la prima volta, Finardi scrisse una dolcissima canzone dedicata a sua figlia Elettra, dal titolo “Amore diverso” che ascoltata a distanza di anni riesce sempre a commuovere. Ma dato che il tempo scorre ed i bambini crescono, a richiesta di Elettra di raccontarle una storia da buon papà Finardi si aggingeva a farlo ma la bimba aveva già altro a cui pensare, e così il papà rimase con una storia da raccontare che, grazie alla magia dell’arte, divenne una canzone dal titolo di “Favola”, cantata come una dolcissima ninnananna…”Mia dolcissima piccola fragola, che mi chiedi di raccontarti una favola, vorrei inventartene una che sia una storia che parli di te. Senza lupi che vivon nei boschi, sono cose che tu non conosci perchè Maghi e Fatine dai capelli blu e draghi e Castelli non e esistono più”. I tempi sono cambiati ed le fiabe devono fare i conti con la realtà e poi il maghetto di Hogwarts, Harry Potter, è ancora di là da venire…”Nel tuo mondo c'è già la magia, i grandi la chiamano tecnologia e la polvere delle streghe che ti renderà pazza la vendono ormai in ogni piazza. Non ti serve Peter Pan che ti insegnerà a volare nel cielo di questa città. Ma tutto questo tu lo sai già, sa volare persino papà…”. Il mondo è cambiato: c’è la tecnologia (ma come sarebbe cambiato il mondo in pochi anni), c’è ancora, purtroppo (e c’è ancora), la droga e poi…”I lupi non fan più paura a nessuno, ce ne son così pochi e vivon tanto lontano, e il Principe Azzurro lo puoi anche sposare, ma ha venduto il castello e fa l'ingegnere. Mia dolcissima piccola fragola, vorrei raccontarti una favola ma la storia l'ho dimenticata e tu ti sei già addormentata….”. Il brano, appoggiato sulle note della chitarra acustica suonata da Finardi, termina con un dolcissimo adagio di pianoforte, suonato da Vittorio Cosma che immerge le note in un’orchestra d’archi suonata da un’orchestra d’archi diretta da Lucio Fabbri. “Favola” è canzone davvero magica e piena d’amore per la sua figlia primogenita e rappresenta uno dei gioielli nella discografia dell’artista milanese.

Come in uno specchio”, con il supporto compositivo di Vittorio Cosma, è uno dei punti più alti nella capacità artistica di Finardi. “Fa male sentirsi rifiutati e rigettati dalla gente per tutto o per niente ma in fondo il perchè non è importante. Ci si sente feriti, usati e poi gettati via, ci si sente traditi come bambini abbandonati. Ho bisogno di un rifugio, di rifugio da me stesso si soprattutto da me stesso e ne ho bisogno proprio adesso da una donna o da un amico, dalla mamma o dal marito, da un amore che è finito male, da un figlio che non vuole più tornare”. I suoni programmati aprono per la voce di Finardi che canta, con voce aspra e piena di sofferenza, il bisogno di consapevolezza e di riscatto di cui sente un disperato bisogno. La musica è lieve e delicata ma nasconde, tra le sue pieghe, un senso di sofferenza interiore che, però, non piega chi ne è coinvolto. E’ una sorta di esortazione a combattere contro i propri fantasmi, a non mollare mai di fronte alle difficoltà e al disagio, alle debolezze, ai propri fantasmi. “Lo so ti senti solo a volte così solo, anch'io mi sento solo, solo come te. Per uno sbaglio nel tuo passato, un piccolo errore da niente che quasi ti era uscito di mente, ora ti senti condannato e vorresti essere forte o magari vorresti essere morto. Perchè così fa troppo male, no così non può continuare”. “Come in uno specchio” è una canzone che cerca il senso di comunità, il senso dell’amicizia, il senso del valore di mantenersi forti di fronte alle avversità. “Hai bisogno di un rifugio, di rifugio da te stesso, ma guardati come sei messo, ti sta crollando il mondo addosso. E ti senti così perso, come un cucciolo sull'autostrada e sei così spaventato che oramai ci hai quasi rinunciato”. Il brano rappresenta una sorta di testimonianza giocata sul filo della paura di riperdere se stessi e la propria autostima ma, anche, della consapevolezza, di desiderare d’essere diversi, forti, decisi, in sintonia con il resto del mondo. “Lo so ti senti solo, a volte così solo, anch'io mi son sentito solo come te. E' che a volte ci raccontiamo storie e ci gonfiamo delle nostre parole per poi ritrovarci prigionieri delle bugie che dicevamo ieri ci allontaniamo dalla gente per paura di essere sinceri, per non mostrar le nostre debolezze nemmeno agli amici più veri. Se ti senti troppo vecchio, troppo vecchio stanco e consumato guarda a me come in uno specchio anch'io lo sono stato solo tu puoi farcela ma credimi non puoi farcela da solo. Anche tu hai bisogno degli altri e forse gli altri hanno bisogno di te. E non sarai più solo, ormai non sei più solo. Ma se ti senti solo, vieni da me…”. Il lavoro in quel di Elora ha fatto il suo corso, ora Eugenio è pronto per tornare…e per rendere ancor più evidente questa consapevolezza, arriva la lettura di un testo, “The portage Philosopy” scritto da Richard Beauvais, figura chiave dell’esperienza di Elora. E con in sottofondo il suono della programmazione e del campionamento si esaurisce il senso di un album fondamentale e, forse, irripetibile per i temi proposti e per la musicalità complessiva espressa…”Noi non siamo soli, noi non siamo soli…” questo è il messaggio da Elora…  






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