lunedì 14 maggio 2018

viaggio a Mauthausen

E' passata una settimana dal ritorno da Mauthausen . Sono stati quattro giorni di viaggi, riflessioni, parole, interrogativi…Tanti sentimenti messi tutti in una sorta di capsula del tempo e lanciati sia nello spazio che nel tempo. Il viaggio di questi giorni ha visto la presenza di testimoni che hanno vissuto sulla loro pelle il male che il nazifascismo ha lasciato nel mondo, nella storia, nella vite di tutti i giorni. In ogni Paese del mondo. Il viaggio è stato molti intenso ed ha visto i ragazzi comportarsi con molta serietà, attenzione, commozione, con riflessioni serie e sincere. Da parte degli insegnanti e degli accompagnatori, nel corso del viaggio sono state proposte letture, fatte dai ragazzi, che ricordavano persone ed eventi legate allo sterminio. E’ stata inoltre proposta la visione di un documentario (“Come potevamo noi cantare”) in cui venivano raccontate le vicende di alcuni deportati da parte di loro parenti (e non solo). Gli insegnanti sono stati davvero molto attenti verso i loro studenti, così come i rappresentanti di ANED ed ANPI che hanno dato supporto discreto in ogni passaggio. In ognuno dei luoghi visitati grande è stata la partecipazione di tutti: composta, seria, vissuta, profonda. A Bolzano, prima tappa del viaggio si sono visti i resti del campo di prigionia cittadini, con il supporto di Lionello Bertoldi, indomito ex senatore del PCI, resistente e memoria costante di ciò che avvenne a Bolzano. Questa visita ha iniziato a lanciare messaggi nei confronti di ciò che il viaggio avrebbe raccontato nella sua interezza…

Il giorno seguente al castello di Arthaim,  un luogo dove il dolore lo percepisci ancora oggi, pur nella grande bellezza del luogo che faceva ancora più “a pugni” con il contesto di male che si è perpetrato, c’è stata la deposizione di una corona di alloro in ricordo dei morti e poi, all’interno del cortile, si sono ascoltate testimonianze di coloro che hanno perso i loro cari nell’inferno del nazifascismo. Il castello di Arthaim è un luogo emblematico della follia nazista dove venivano eseguiti esperimenti di folle eugenetica sulla pelle degli internati. Oltre 23 mila persone, di ogni età (e disabilità) sono morte in quel luogo…In questo luogo ho preso la parola in nome del Sindaco e dell’Amministrazione comunale.

Siamo poi andati al museo del lavoro coatto presente nella sede della società Voest Alpine (con cui ho avuto contatti di lavoro negli anni ’80). La società, un tempo alle dirette dipendenze di Hermann Goering, specialista in metallurgia, ha voluto così ricordare il lavoro “schiavista” fatto sulla pelle di decine di migliaia di persone negli anni del periodo bellico. Il tutto dopo il ritrovamento in un bunker presente nell’area della fabbrica, ed abbattuto alla fine degli anni ’90, di 35 mila schede riguardanti altrettanti lavoratori che vennero usati per la macchina guerrafondaia del nazismo.

La successiva tappa ci ha portato al campo secondario di Gusen, un sottocampo di Mauthausen, dove la morte era di casa. Del vecchio campo non è rimasto praticamente nulla (se non il portale di ingresso vergognosamente inglobato in una villa costruita laddove c’era la casa del comandante del campo. E non aggiungo altro…). Ora in quel luogo è rimasto solo un memoriale in cemento armato che custodisce un forno crematorio, preservato dalle distruzioni naziste. All’esterno una serie di abitazioni civili, in un contesto vergognosamente gradevole. Evidentemente a Gusen la memoria creava problemi. Abbiamo assistito in parte alla celebrazione della liberazione dal campo con la presenza di alcune delegazioni straniere che avremmo incontrato il giorno seguente. Toccante il racconto della signora Raffaella Lorenzi, che ci ha raccontato di quando arrestarono suo papà (lei aveva nove anni) lavoratore e partigiano, mutilato ad una gamba a causa di una sua azione partigiana. Il papà, Cesare, morirà a Gusen il 22 Maggio del 1945, dopo la liberazione a causa degli stenti. La signora Raffaella mi ha chiesto di poter vedere il luogo in cui suo papà venne segregato a Milano. Questo luogo sarebbe a Palazzo Marino. La sera i ragazzi hanno fatto un lavoro di riflessione e restituzione della giornata insieme con gli insegnanti. E’ stato un momento interessate e necessario che non ha impedito, comunque, una tonica passeggiata nel centro di Linz.

Il giorno seguente, con “la scorta” dei valletti  e dei due agenti della Polizia Locali giunti da Milano nella precedente serata a Linz, siamo andati a Mauthausen dove abbiamo reso omaggio al memoriale degli italiani, portando la corona di alloro a questo memoriale. Anche in questa occasione sono intervenuto a nome del Sindaco e dell’Amministrazione comunale. Poi abbiamo visitato i memoriali di altri Paesi e reso il doveroso omaggio prima di ritornare al memoriale degli italiani per la commemorazione da parte del Ministro Lotti (la prima presenza di un Ministro della Repubblica il giorno della manifestazione del ricordo), con il contributo del Presidente dell’Istituto della resistenza di Firenze e della signora Maris, in rappresentanza di ANED. Era presente anche l’ambasciatore italiano a Vienna. Dopo questo momento (tra l’altro a tutti i memoriali hanno reso omaggio i polacchi presenti in grande numero…) ci si è messi dietro il gonfalone del Comune e tutto il gruppo ha sfilato sul lungo viale del campo fino a giungere nei pressi del palco dal quale si sarebbe tenuta la cerimonia che ha visto la presenza di decine di delegazioni da tutto il mondo (la nostra era la più numerosa, seguita dagli spagnoli e dai polacchi). Era presente anche i Presidente Austriaco ed il Primo  ministro al quale, però, non è stata data la parola per le sue posizioni “inopportune”. 

Dopo la manifestazione, terminata intorno alle ore 14.00, con il corteo finale, al canto de “La canzone del soldato”, in versione tedesca,  ci si è divisi in gruppi e si è fatta visita al campo. E lì ciascuno ha visto, ha pensato, ha pianto…Mauthausen è stata certamente una visione che ha dato consapevolezza ai ragazzi, e non solo, della profondità del male, del nazifascismo, della malvagità e della necessaria lotta per la libertà. Anche in questa occasione il comportamento dei ragazzi è stato davvero corretto e coerente con lo scopo del viaggio. Al ritorno, dopo cena, si è tenuto un altro incontro di restituzione, con la produzione di materiali vari che potranno essere utilizzati per la restituzione ufficiale nell’incontro che andremo a fare a chiusura del viaggio.

Sul pullmann, nel viaggio di ritorno, molti ragazzi hanno preso la parola segnalando il pensiero personale e/o quello collettivo maturato nei vari gruppi scolastici e ringraziando il Comune per l’opportunità avuta.. Anche in questo caso ho preso la parola ringraziandoli della loro serietà nel vivere i giorni trascorsi in questo viaggio. Infine, sul pullman in cui mi trovavo, all’arrivo in piazzale Loreto i ragazzi hanno spontaneamente intonato “Bella ciao”....Un buon segno...           


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