sabato 2 novembre 2019

Da Paissac alle stelle dell'Ovest


Ieri sera ho rivisto, dopo un po’ di tempo, il video del concerto di Paissac di Springsteen. eravamo nel 1978, nel pieno degli anni di piombo ma, anche, in un periodo di grande fermento. A breve sarebbero arrivati gli anni del riflusso, della Milano da bere, dell’edonismo reganiano, della disco a piene mani, dei suoni campionati e via discorrendo. Fino a giungere ai tempi odierni dove i cambiamenti, grazie o a causa delle nuove tecnologie, sono irrimediabilmente troppo rapidi da metabolizzare. In quelle immagini, in bianco e nero, scorre, invece, l’immagine di un giovanotto invasato dal rock and roll, con al fianco una band di giovani altrettanto scatenati e sulla stessa lunghezza d’onda del loro condottiero. Bruce è il portabandiera, il generale che impartisce gli ordini alla truppa e che, invece di stare in retroguardia, è in prima linea. Bruce, in quei giorni, rappresenta la leggenda del rock che rialza la testa dopo la sbornia del progressive rock e immette nel circuito musicale il ruspante suono delle origini: rock, soul, r&b, blues, popular music, song writing. E’ un giovane scatenato che arriva dalla provincia, dai sobborghi del New Jersey e, suo malgrado, ha deciso di conquistare il mondo. Intanto inizia a conquistare noi, giovani ragazzi amanti della musica, alla ricerca di un nuovo faro da seguire per incontrare e diffondere la luce. Lui viene raccontato come un macinatore di concerti, di set infiniti e sudati che raccontano la storia del rock dove è possibile ascoltare, oltre che brani autografi, anche perle dimenticate (e non) di artisti dimenticati (e non). Tanti di noi sapevano di aver bisogno di uno come lui e lui sapeva di aver bisogno di un pubblico come noi potevamo rappresentarlo: fedeli entrambi ad un patto: nessuna ritirata, nessuna resa. e lui, su quel palco, su migliaia di palchi, il patto non l’ha rotto. 

E’ rimasto fedele al suo rapporto esclusivo con il pubblico ed ha sempre suonato non per moltitudini bensì per ciascuno di coloro che hanno affollato stadi, palasport, teatri. Uno per uno, concerto per concerto, anno per anno, album per album. Abbiamo poi letto la sua storia fatta anche di depressioni e di malinconie. Abbiamo saputo delle luci ma anche delle ombre che ne hanno condizionato la vita. Alla fine abbiam capito che oltre il mito c’è sempre l’uomo con le sue fragilità. Ma queste fragilità si sono trasformate in un’arma micidiale: la dedizione al lavoro e alla famiglia quasi che entrambi questi valori fossero il giusto lenimento ad una infanzia prima ed una adolescente e vita adulta, poi, ricorsa ed azzannata dai fantasmi di un’affettività paterna mai realizzata ma sempre agognata. Bruce Springsteen è un grande artista, probabilmente il più grande performer mai apparso su un palco e le sue debolezze, dichiarate con grande umiltà, si sono trasformate in un grido di libertà. Propria e comune con coloro che ne hanno seguito gesta e carriera….Poi ho rivisto il trailer del film documentario, “Western stars”, con le mani che tengono il volante, con lo sguardo spinto verso l’orizzonte e l’infinito. Ho osservato il viso ora maturo di una persona che pur non dimostrando l’età anagrafica è consapevole che ha imboccato la via del tramonto, se non artistico certamente, anagrafico. “Western stars”, con le sue canzoni ed atmosfere, rappresenta davvero lo sguardo dell’artista verso il mistero e la voglia di ulteriore conoscenza. Una conoscenza che non si esaurisce certo nello scorrere di una canzone oppure di un album, ma che si propone quasi come un’oasi mistica all’interno di un tempo che parrebbe essere senza fine. 

Ma il tempo scorre ed il giovane che saltava come un indemoniato (il jersey Devil…) sui palchi dell’anno 1978, che aveva iniziato la sua leggenda live nel 1975 e che l’avrebbe proseguita nel 1980 e poi mai terminata, ci guarda con lo sguardo enigmatico presente nello scatto, ormai iconico, di Frank Stefanko nella copertina di di “Darkness of the edge of town” quasi a volerci avvisare che quel tempo di spensierata giovinezza passerà ma, insieme, il tempo della maturità non ci coglierà impreparati se avremo saputo “esaltarci” per ogni occasione in cui saremmo stati capaci di andare avanti, nonostante le difficoltà e le delusioni. Della vita, delle relazioni, del…ciascuno aggiunga a piacimento. Quello sguardo di ieri, insieme a quello di oggi, rappresentano la vita ed il suo cammino: quello sperato, quello trovato, quello dell’ignoto. “Siamo cresciuti insieme…” ci disse a San Siro, il 28 Giugno del 2003….Ed, in fondo, è così…ora osserviamo le stelle dell’Ovest e cerchiamo di trovare la pace mentre il folletto del New Jersey continua a saltare sui palchi della memoria…Grazie, amico Bruce…           


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